
sabato, 17 maggio 2008
La rabbia sobbalza come un acido rigurgito in gola
Martedì pomeriggio tornando dalla Domus per trovarmi con Jun (porta Manin, ore 18), ricordo con esattezza allarmante i pensieri che continuavano a deambularmi per la testa. Mi ricordo di come ero tranquilla, della luce diversa con cui guardavo le cose intorno, una luce fatta di poche certezze, ma di momenti felici. Mi ricordo di come stavo mandando solennemente tutto a fanculo, fanculo la stabilità, fanculo i contratti, fanculo i nomi che si danno alle cose che ci succedono, fanculo. Mi bastava semplicemente essere lì, per strada, con quattro chili di carta da giornale in una borsa di carta dell’Almonature, un cellulare mezzo carico in tasca, il pensiero di due giorni di festa (quella su in castello di mercoledì sera, quando mi sarei rotta il mento; quella per la laurea di Moba, di cui il giorno dopo avrei fatto una distinta caricatura riscoprendo la mia vena artistica), la consapevolezza di aver trovato una persona con cui potevo permettermi di essere totalmente me stessa e basta, che le parole sarebbero arrivate da sole, quando si sarebbero formate da sole, ma che alla fine, perché diavolo avrebbero dovuto servire quando tutto stava andando bene?
Ma con altrettanta esattezza allarmante mi ricordo di quanto solo due giorni dopo mi sono sentita cadere e non è stata un bella sensazione, per niente, perché tutto si è amplificato e ho sbattuto la faccia per terra, oltre che in mille litri di anestetizzante Havana e Rum. E purtroppo per me ho avuto come un flash forward di come prima o dopo dovrò sentirmi ancora, necessariamente, e non è stato bello. La rabbia sobbalza come un acido rigurgito in gola.
Ieri pomeriggio ho aperto a caso i diari di Sylvia Plath, nessun paragrafo ci stava meglio di quello che ho letto ad alta voce. A volte credo nel destino.
“Dio, la vita non è proprio altro che solitudine, malgrado tutti gli oppiacei, malgrado la stridula, posticcia allegria delle “feste” senza scopo, malgrado il sorriso falso che tutti indossiamo. E quando infine trovi qualcuno in cui senti di poter riversare la tua anima, ti blocchi di colpo davanti alle tue stesse parole – le hai tenute dentro così a lungo, contratte nel buio, che sono ormai sbiadite, brutte, banali e fiacche. Sì, c’è l’allegria, l’autorealizzazione, lo stare insieme: ma la solitudine dell’anima, nella sua spaventosa autoconsapevolezza, è insopportabile, soverchiante.”
Ho dato calci alle serrande abbassate di un negozio di articoli sacri e mi hanno urlato dietro che se non la piantavo avrebbero chiamato i carabinieri; ho spaccato bicchieri vuoti per terra; mi sono addormentata con la mano in quella di un amico che mi teneva calma; ho dato pugni e graffiato schiene; ho tirato sberle e ho pianto mentre stavo dormendo, mentre Vale mi accarezzava la schiena e mentre bevevo un cappuccino alla Polse, ho pianto stendendo i panni in terrazza e mentre vomitavo due giorni di tour-de-force etilico, lo stomaco strizzato dal nodo che si era formato più di qualche ora prima; ho pianto davanti ad altre persone e mentre qualcun altro era dentro di me. Ho visto anche piangere, e questo mi ha riempito d’aria i polmoni. Vorrei capire da dove mi è venuta fuori così tanto acqua salata, solitamente mangio sciapo per cui non me ne capacito. Vorrei anche capire i meccanismi mentali che hanno scatenato tutto questo, una volta non riuscivo semplicemente a dire le cose alle altre persone, mentre ora sto evidentemente regredendo non riuscendo nemmeno a dirle a me stessa e avendo serie difficoltà e giocare a domino con le tesserine del mio cervello. Non sono triste. Non sono incazzata. Forse non sto nemmeno male. Ho solamente paura. Più di quanta pensassi di poterne avere.
Postato da LaFulvia
alle 13:49
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mercoledì, 14 maggio 2008
Ricevo un messaggio da un numero Tim (perchè diavolo devo avere a che fare con numeri Tim a pagamento quando ho Vodafone?):
"ho letto lannuncio che da ripetizioni di italiano" (scritto esattamente in questo modo)
Rispondo con un vago: "Sì, è così.può interessarti?" (scritto esattamente in questo modo)
Ricevo un altro messaggio: "ho 42 anni, devo scrivere un articolo per una rivista del mulino ma non so scrivere.posso chiamarti su un fisso?"
Fai pure, non so se sei maschio e femmina, non so perchè ti abbiano dato da scrivere un articolo per Il Mulino se non sai scrivere. Non so niente. Ma tu chiamami quando vuoi. Il pensiero che sia qualche maniaco sessuale che, naturalmente non avendomi vista, voglia approfittare di me, mi balena per la testa, ma sono attaccata ai soldi, e cento euro in più nel portafoglio, guadagnati grazie alla redditizia (ma neanche tanto) professione di ghost writer, mi farebbeo tutt'alro che schifo.
Postato da LaFulvia
alle 11:10
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sabato, 10 maggio 2008
Fulvia sta guardando il telegiornale mangiando la sua insalatina, di fianco a lei Ivana. La nana. Quella sottospecie di sottoprodotto culturale ed estetico che non mi ha neanche invitata fuori a cena quando ha finito gli esami. Ce l’avete presente no?
GIORNALISTA: “Ed ora passiamo al caso del famoso cardiochirurgo infantile Cipelo Ciapelo (non mi ricordo come si chiama)…”
IVANA: “Bah, io non ci credo niente a sta roba.” (che è lo stesso commento che ha fatto mia madre quando a pranzo hanno mandato lo stesso servizio. Momenti di preoccupazione per la salute mentale di mia madre, che stia diventando come Ivana? O peggio, che LO SIA GIA’? Naaaaaaaaaa…)
FULVIA: “Boh. Infondo non si può mai dire…se ha salvato tanti bambini e fatto tanta ricerca alla fine non è che non POSSA avere materiale pedopornografico sul telefono. O che non abbia cercato di fare soldi. Voglio dire, una persona non può essere tutta buona o tutta cattiva…prendi me. Sono una ragazza seria, corretta e del tutto eterosessuale ma ieri sera ho girato quattro limoni ad una mia amica davanti a circa cinque persone, di cui quattro maschi, mai visti. E non è che avessi tutta sta necessità di limonare o che. E con ciò? Non toglie che rimango una ragazza seria corretta e del tutto eterosessuale.” (naturalmente non le ho detto tutto questo, mi sono limitata al “Boh”)
IVANA: “No no…mi par la storia del mio ginecologo di Palemmo. Un luminare bravissimo super primario capo generale professore universitario (e chi più ne ha più ne metta) che è stato accusato di abusi su una paziente. Adesso fa il medico generico e dopo esercita anche il suo mestiere ma in sede privata e molto meno di prima. L’hanno rovinato.”
FULVIA: “Fico. Ma era vero?”
IVANA: “Ma no eh…io ci andavo da questo e ok, faceva la battutina, tipo ‘Eh, ma qua non si tromba? Dovete darvi da fare ragazze!’ e poi salutava tutte le pazienti con ‘Ciao amore come stai? Il mio tesoro!”. Bravissimo nel suo lavoro: a me ha curato il ciclo irregolare, la candida, la verruca (ma quante cazzo di malattie ha avuto?). Sai quante volte siamo rimasti da soli nel suo studio? Tantissime! (ce credo, avevi la collezione completa di malattie all’apparato genitale e ormai ti eri fatta l’abbonamento da lui) Eppure non ci ha mai, dico mai, provato. E ne avrebbe avuto mille occasioni.”
FULVIA: “…”
IVANA: “Eh! Minghia!”
Postato da LaFulvia
alle 12:44
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mercoledì, 07 maggio 2008
Ho mal di denti e quindi un gran mal di testa.
Mi è pure tornato il ciclo, con due settimane di anticipo.
Ho delle mani poco curate e sto pure ingrassando, senza contare che le mie sopracciglia potrebbero essere confuse con un paio di mustacchi. Messi nel posto sbagliato.
Arriva l'estate e io sono pallida in ogni dove e ho troppi peli (e troppo neri!) sulle braccia.
Non mi piaccio per niente. Dovrei fare qualcosa ma mi mancano le forze per farlo, sto già investendo troppe fatiche a mantenere i miei capelli in uno stato decente adesso che sono di quella mezza fottuta lunghezza che devo sopportare prima che mi crescano in maniera dignitosa.
E tanto lo so che uno dei commenti MOLTO ORIGINALI a questo post MOLTO ORIGINALE sarà: se non ti piaci tu non piacerai mai agli altri. Oh, queste perle di saggezza.
Postato da LaFulvia
alle 18:22
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domenica, 04 maggio 2008
Mrs Dalloway organizzava sempre feste per tenersi impegnata.
Le piaceva riempire le proprie giornate di cose da fare.
Voleva vivere sempre indaffarata.
Anche Fulvia avrebbe deciso di darsi alla vita di Mrs Dalloway.
Anche lei vorrebbe organizzare feste in un continuum alcolico-musicale da riempire della gente che ama.
Ma non può farlo. Non può farlo perchè non vive in un romanzo, anche se ultimamente potrebbe sembrare.
Il week end è stato impegnativo e impegnato. Si è diviso tra vino, birra, havana ed erba.
E domani ci sono le analisi del sangue, proto-trombina, o come diavolo si chiama, e tutte quelle altre mille analisi il cui scopo sarebbe quello di valutare come quando se e perchè iniziare a prendere la pillola. Non che se le trovano una sovrabbondante dose di THC nel sangue possano farle qualcosa, ma forse sarebbe stato meglio che la settimana della droga fosse stata posticipata. Tant'è.
La festa di maggio alla Domus (parens ad Asiago permettendo) è andata bene, con due cambi d'abito uno più assurdo dell'altro, i soliti danni al parquet del salotto e una quantità improponibile di besciamella avanzata in frigo. Residui di cenere in terrazzo. Residui di dolore alla testa. Una camera nuova nella soffitta, che userò quando verrò a dormire qua e il soggiorno mi sarà più lieto (a parte Pochi che si impossessa regolarmente di metà letto). registrazioni sincopate sul pianoforte, ascoltando le quali mi sembra di vedere i tasti abbassarsi ed alzarsi.
Nostalgia. Come ogni anno. Quest'anno di più perchè la festa è stata solo il culmine di una settimana perfetta dai capelli alla punta delle scarpe, che come ogni cosa bella stento sempre a credere che possa ripetersi; tuttavia bisogna anche riconoscere che ogni volta mi sono ricreduta.
E nella testa le stesse parole che mi hanno detto ieri sia Jun che Vale: adesso che le cose vanno bene, potresti. Ma Fulvia non è brava a parlare, ha paura di farsi del male. E aspetta.
Postato da LaFulvia
alle 21:28
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sabato, 03 maggio 2008
Oggi pomeriggio ho ripreso possesso del mio portatile. Ho aperto la mail (g-mail) e ho scoperto che il mio profilo su LITTLEPEOPLE.com (il sito di incontro per dwarves e midgets) è stato visitato da ben 448 utenti. Naturalmente non ho potuto accertarmi di persona che fossero dwarves o midgets di rispetto (dato che avrei dovuto PAGARE), in realtà penso facciano alquanto cagare, indipendentemente dall'altezza e tutto, ma per il solo fatto di essere andati a visitare il MIO profilo (pagando, sottolineerei). Credo che dovrei comunque iniziare a pensare seriamente al fatto di orientare le mie preferenze sessuali sui nani, avrei di sicuro tanti ammiratori, se tanto mi dà tanto.
Postato da LaFulvia
alle 18:17
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mercoledì, 30 aprile 2008
Stanotte Fulvia aveva una bottiglia di Bayleis a metà sul comodino (uno dei due, precisamente quello di sinistra), sopra il libro sulle nanotecnologie (mai finito). Stanotte Fulvia aveva uno scacciapensieri tra le dita, che impestava del suo profumo velenoso tutta la camera che Tiziana le ha lasciato fino al 5 maggio. Non è riuscita a metterci dentro tutto il fumo che le era rimasto. Il computer sulle gambe, seduta sul letto, ad ascoltare con gli auricolari dell'I Pod (che non si aggiorna più) musica di un anno fa e di un mese fa. Cercando di risolvere da sola le mille cose irrisolte che ora sono tornate fuori e a cui se n'è aggiunta un'altra, di cosa irrisolta. Quando il vaso aveva iniziato a s-riempirsi ha ricominciato inaspettatamente a traboccare. Perchè la qualità degna di nota di riuscire a osservare un sacco di cose apparentemente insignificanti, può facilmente trasformarsi nel difetto poco piacevole (soprattutto per sè stessi) di riuscire a osservare un sacco di cose apparentemente insignificanti. E comporle in un puzzle a proprio dis-piacimento. Fulvia sta conoscendo inconcludenza, insolvenza, indifferenza e insensatezza. E' proprio una ragazza "in".
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alle 15:08
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domenica, 27 aprile 2008
dall'autocompiacimento al senso di colpa
Queste ventiquattro ore-circa hanno visto la persona di Fulvia Sperelli attraversare diversi e diversificati stati d’animo, che si davano il cambio ogni ora, ogni mezzora, ogni minuto. Nella sua testa, nella sua pancia, nei suoi occhi, nelle sue mani e nella sua bocca. Ed ora, con una focaccia siciliana al prosciutto funghi e fontina nello stomaco (il suo pranzo. Fatto alle sei e mezza di sera. Insieme a una Jun famelica di patatine fritte che sbocconcellava al suo fianco un trancio di pizza di quella buuuuuuuona. In piedi in via Grazzano, sotto una casa fatiscente, vicino alla pasticceria siciliana), può finalmente analizzarli.
Autocompiacimento. E’ bello quando ricevi dei complimenti anche da gente a caso, o di cui non te ne potrebbe fregare di meno (leggi: il pelato e Ivana). E’ ancora meglio quando ricevi complimenti da gente di cui qualcosa, in effetti, ti importa. I complimenti di cui ha potuto godere quest’oggi-o-quasi Fulvia sono stati:
Complimento primo: “Io ti stimo Fulvia! Io stimo grandemente questa ragazza!” Grazie! Apprezzo.
Complimento secondo: “Che bene che ti stanno i capelli in questi giorni Fulvì!Sei proprio bella e hai anche una pelle liscia liscia”. Questo dopo che ero uscita dal bagno dandomi della faccia di culo.
Complimento terzo: “Salve! Ti ho vista da lontano! Davvero dei begli occhiali.” Fulvia: “Bene. Piacciono anche a me.” Tipo: “Sei proprio una bella ragazza!” Fulvia: “Ma se ho dei begli occhiali non vuol dire per forza che sia una bella ragazza!”
Complimento quarto: “Sei carinissima stasera!” Tu invece anche se ti sei tagliato i capelli sembri comunque un accattone. Ma va bene così.
Complimento quinto: “Sei una dea egizia incarnata in una ragazza dei giorni nostri.” E comunque io non sono ragazza, sono Fulvia. Un sesso a parte.
Utrum: qual è stato il complimento più apprezzato?
Insofferenza 1. Per Edoardo, che due minuti dopo avermi vista e con già due birre in corpo, ha iniziato a insultarmi davanti al Lele’s Chiosco a Lignano, perché non avevo avuto le palle di dire all’architetto per cui lavoriamo, e al cui ultimo incontro lo steso Edoardo non era venuto, che lui (l’architetto) è un deficiente. E lui allora cos’è? Che dopo due settimane che ce la menava che aveva otto tavoli al Charlie, che “sì Fulvia, sì Jun, potete tranquillamente unirvi a noi, poi potete anche dormire da me!”, non ci ha neanche degnate di uno sguardo e dopo avermi rotto i timpani dando anche a me della deficiente, sì e no che ci diceva dove e quando andavano gli altri al suddetto Charlie.
Utrum: chi dovrebbe urlare a chi che è un deficiente?
Delusione. Quando arrivi dopo cena al Tenda e ritrovi quegli amici che hai piacere di vedere e hai l’amara sorpresa che la persona che avevi più piacere di vedere degli altri ti rivolge sì e no tre parole. In questi momenti ti verrebbe di dare ragione a Jun, quando l’altroieri ti ha detto: “Ah, Fulvì. Quello lì potrebbe essere chiunque: un maniaco sessuale, un clown, un pedofilo, un represso, un drogato, un pazzo criminale, un nano psicopatico…non si capisce cosa sia dalla faccia.” E quando ti aveva detto questa cosa tu avevi riso e detto: “Cazzo vuoi che sia. Un clown!” Al Tenda ti stai ricredendo.
Utrum: quale delle due Fulvie aveva ragione?
Insofferenza 2. Finalmente giunte al Charlie, scoprire che è più merda di quanto te la ricordassi. Magari non c’è quel cerebroleso di ClK che ci aveva provato con Jun due anni fa. Magari non c’è il buttafuori scassa-cazzi che ti impedisce di entrare perché hai i capelli a fungo. Però c’è una branca di gente piccola e ubriaca e brutta che barcolla e spintona e mi fa cadere il mio prezioso Havana Cola sulla giacchetta nuova della Sisley. Non ci sono tavoli a cui aggregarsi, perché Edoardo, quella testa di Minchia, ci ha abbandonate. C’è puzza di sudore e il bagno delle donne, oltre ad avere una fila di almeno quindici persone, è pure intasato. Nessuna faccia conosciuta. Pure un pelato che ti fa i complimenti per gli occhiali (vedi prima). Insofferenza crescente. Voglia di dare fuoco a qualunque cosa, consolle, bagni e pelato compreso.
Utrum: ho fatto bene al trattenere i miei barbari istinti?
Sollievo. Quando finalmente recuperi in mezzo alla bolgia le tue facce conosciute e pur standoci insieme per nemmeno un’ora arrivi alla conclusione che qualunque posto può essere la merda peggiore del mondo, e Jun potrà anche andare in giro con la faccia scazzata del “checcifaccio io qua voglio andarmene muoviti” per tutto il tempo che vorrà, e potrà anche non esserci l’alcol (che palle, è dura ma posso farcela) e i tipi più brutti del mondo in giro, ma tutto potrebbe passare in secondo piano solamente grazie a una mano stretta in mezzo alla gente per passarci in mezzo e raggiungere l’ingresso. E degli occhi un po’ lucidi di Havana che ti fanno il calendario dei prossimi tre giorni: “Allora, domani è domenica, dopodomani è lunedì…” Fulvia: “…e dopo dopodomani è martedì!” “Esatto!”.
Utrum: e dopodopodopodomani?
Sorpresa. Le chiamate alle alle quattro e quindici di notte, mentre sei già sotto le coperte, nel letto vicino a quello di Jun, nel suo appartamento dalla temperatura glaciale.
Utrum: nessuna domanda.
Inconcludenza. Io e Jun ci svegliamo all’una e ventitre minuti. L’ora più assurda alla quale mi sia mai svegliata. Ho un libro di Zevi sulla mensola sopra la mia testa, ma il mio braccio non ce la fa a sollevarsi per prenderlo. Inconcludenza. Ho sognato il sogni che faceva qualcun altro, non so chi, ma non ero io. E di nuovo mia madre che mi insulta e si incazza all’inverosimile. Un sogno ricorrente che spero non voglia dire niente. Alle due facciamo colazione. Poi, giro per Lignano, scambiandoci sì e no due parole in croce, troppo stanche, pensierose e crevate dal sole per produrre una sola frase di senso compiuto. A parte io che a volte me ne esco con una delle miei solite imbecillità, un sicuro sintomo di stato di salute piuttosto buono. Non pranziamo, cappuccino alle quattro basta e avanza, con un cioccolatino completamente sciolto vicino, che Jun mangia ugualmente suscitando gli sguardi lascivi di vecchi tedeschi in cerca di una fellatio come si deve. L’insolvenza di una giornata passata a non fare assolutamente nulla e che prima di cominciare sembra essere già finita.
Utrum: qualcuno sa di chi potrebbe essere il sogno che ho fatto? Se qualcuno ha fatto un sogno MIO stanotte, mi avverta. Potrebbe essersi verificato uno scambio.
Rabbia. Per mia madre. dopo essersi accorta del tatuaggio, prima si è messa a ridere e poi, dopo due giorni, mi ha fatto un cazziatone di dieci minuti con tanto di lacrime. Oggi pomeriggio, tornando da Lignano, vengo a sapere dalla Soror che la punizione per cotanto affronto di essermi tatuata un simbolo elfico sul retro collo (vedi foto) la Mater non mi permetterà di fare la tanto attesa festa del 2 di maggio alla Domus, quando i Parens saranno via in qualche luogo sperduto delle Alpi a fare la solita gara di aereomodelli di maggio. La rabbia è incontenibile e devastante. Passo tutto il tragitto da Lignano a Udine meditando vendetta e insultando mentalmente la Mater: uno, perché non me l’ha detto prima e ora ho già avvertito tutti gli astanti; due, perché ho ventiquattro anni e non voglio più sottostare a punizioni imbarazzanti, soprattutto dopo che: uno, ho avuto anche la correttezza di dirle che tenevo la suddetta festa quando lei era via e quindi potevo anche non dirglielo; due, perché il tatuaggio è mio, so io perché l’ho fatto e lei ha la sua mentalità che non vedo perché dovrebbe essere più giusta e corretta della mia.

Senso di colpa. Fulvia CHIAMA la Mater con il SUO cellulare, appena tornata in appartamento e da lì a mezzora ha luogo il dramma psicologico. Dopo una serie di recriminazioni e lacrime da entrambe le parti (alla fine dei quali Fulvia ottiene il benestare di tenere la festa venerdì prossimo) parte la tragedia familiare: perché lei è preoccupata per me, perché non sa quello che faccio, con chi mi vedo e cosa mi passa per la testa, perché ogni volta le rispondo a monosillabi, perché lei mi ha sempre difesa in questa cosa di andarmene di casa, perché non è solo per quello che faccio adesso che lei è in pena, perché ci sono cose che in passato non le ho detto e ha paura che neanche ora le dica. In pratica: mi ha fatto sentire una figlia degenere, nonostante io continuassi a mantenere il mio aplomb da “ma mamma che cazzo stai dicendo, non ti fidi di me, forse?”. Dopo aver chiuso la telefonata Fulvia piomba in uno stato di depressione catatonica e sensi di colpa lancinanti, consapevole che se la Mater sapesse cosa sta facendo della sua vita, sicuramente le verrebbe un colpo apoplettico. E perché ci sono ancora cose irrisolte del suo passato da day-hospital e la Mater non lo sa.
Utrum: Fulvia dovrebbe dirgliele? E soprattutto: dovrebbe dirle a qualcuno in generale per liberarsi dei suoi fantasmi interiori?
Vostra Fulvia, come sempre in posizione Nadu.
Postato da LaFulvia
alle 20:26
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sabato, 26 aprile 2008
Stamattina stavo per strozzare la moldova. Tanto per cominciare, per colpa sua, mi sono dovuta alzare alle nove, il tutto perché non è possibile che non faccia niente per l’università, quindi stamattina, prima dell’arrivo di Adela, volevo mettermi a combinare qualcosa. Cosa non si sa, ad esempio mettere a posto INUTILMENTE con il computer gli appunti di storia…che ideone. Non solo, per colpa di Adela non sono neanche potuta andare a casa e ho dovuto nutrirmi cinque minuti fa appena di una scatoletta di tonno con il mais e i germogli di soja, tutto ciò che ho in casa praticamente. Perché la moldova è stata da me per quattro ore siore e siori…QUATTRO ORE. e già è difficile passare quattro ore con una persona normale, figurarsi con la moldova, c’è stato un momento in cui mi sono seriamente stupita del mio self control perché non l’ho mandata a fare in culo.
Ad ogni modo, riconosco di non essere stata propriamente di ottimo umore quest’oggi. D’altra parte non è il massimo svegliarsi grazie all’allergia di Ivana che continua a tirare su con il naso. D’altra parte non è il massimo svegliarsi dopo aver sognato per la seconda volta in una settimana che tua madre ti disconosce dopo aver conosciuto i tuoi amici. D’altra parte non è il massimo svegliarsi sudando come a ferragosto perché quei cerebrolesi dell’amministrazione condominiale fanno ancora andare i termo a manetta. Quindi diciamo che un qualche motivo di fastidio c’era comunque ed era pregresso. Oltre al cranio trapanato dalla musica assordante della festa della birra dove ho fatto la mia comparsata con Jun ieri sera. Cranio trapanato non perché ci fosse particolare casino, ma perché ormai aveva raggiunto uno spessore dell’ordine dei nanometri dopo la quasi-ventiquattrore di disfacimento che avevo alle spalle. Ventiquattrore di disfacimento meravigliosamente culminante in una “hey Joe” versione jimi hendrixiana, goduta dalla prima all’ultima nota comodamente stravaccata su un divano non mio, anelando una superotto d’altri tempi per immortalare noi sognatori del 2008. che a Bertolucci gli facciamo un baffo.
Fulvia: “E adesso, tutti in vasca a farsi il bagno.”
Non so in quanti l’abbiano capita.
Vostra Fulvia, nella solita posizione nadu.
Postato da LaFulvia
alle 14:43
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Rintracciabile in: droga, alcol, lavorare stanca
martedì, 22 aprile 2008
Quelli del Bauhaus erano proprio dei lesi veri.

E Oskar Schlemmer era il più malato di tutti.
P.S. E' martedì pomeriggio, sono nell'aula computer dei reietti, quella dove il telefono non prende neanche se esci, ho caldo e fuori probabilmente tra poco pioverà, mi sto rincretinendo davanti alla tesi di Adela la Moldava e soprattutto di fronte alle inusitate e di pessimo gusto richieste della sua relatrice. In questo momento vorrei essere una marionetta del Triadisches Ballet, magari non quella vestita da moka (ma anche se mi appioppano la moka va bene lo stesso). Vorrei che la ginecologa non facesse quelle facce strane ogni volta che vado da lei (ma stamattina abbiamo raggiunto risultati inusitati, sono pure riuscita a farla sorridere, probabilmente perchè continuavo a darle ragione). Vorrei che arrivassero presto le sei.
Postato da LaFulvia
alle 16:46
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Rintracciabile in: cultura, bauhaus
Questo è il secondo blog di Fulvia Sperelli, che prima non si chiamava così, ma adesso sì, perchè vuole mantenere l'anonimato, ma non ce la farà per molto.
E anche se il titolo non viene fuori tranne che sulla barretta in alto, il titolo di questa pagina web è CECI N'EST PAS UN BLOG.
Have enjoy.
Questa è Fulvia
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