
giovedì, 03 dicembre 2009
Mia mamma, Alessandra detta Sandra, è nata nelle Marche, in un paese sottotitolato "spiaggia di velluto", non ho mai capito perchè visto che la conosco bene la sabbia di Senigallia e non mi pare proprio di velluto - ma mamma dice che sono io che c'ho i pregiudici. Sì sì, i pregiudiCi. La mamma di mia mamma, Velia, era la figlia del gerarca fascista della città, da giovane era una palla rotolante con una quinta di reggiseno e due salvagenti al posto dei fianchi, allo scoccare dei vent'anni ha iniziato a perdere peso ed è diventata una donna secca e rigida. Forse per via del quotidiano Senigallia - Arcevia - Arcevia - Senigallia che faceva in bibcicletta per andare a lavorare. Era meglio da morbida e tettona, comunque. Il padre di mia madre,Severino detto Rino, era un comunista convinto. Prima di mia nonna aveva un'altra moglie, piccola e bionda di cui non ricordo mai il nome, con la quale ha adottato una bambina e poi ha avuto una figlia. Poi la piccola moglie bionda è morta e si è sposato con mia nonna, dal quale ha avuto mia mamma. Per trentasei anni di matrimonio hanno continuato a litigare per questioni politiche ma alla fine è riuscito a portare mia nonna a Mosca. Il più grande sogno di mio nonno era di andare in Cina, ma è morto prima di realizzarlo.
Mio padre, Claudio detto Cico, è nato al nord, nord est per la precisione, in una città che è capoluogo di provincia, ma quasi nessuno sa della sua esistenza, o al massimo pensano che sia sul confine con l'Austria. Sè, praticamente crucchi adesso. Udine. In realtà il padre di mio padre, Silvio detto Nonno Dido, è nato a Voloska, vicino ad Abbazia, Istria italiana per intenderci, da papà di origini italiane e mamma slava cento per cento. La mia bisnonna Giannina faceva Vucetich di cognome ed era figlia di Juan Vucetich, colui che inventò il sistema di riconoscimento tramite le impronte digitali. Se andate su Wikipedia lo trovate. Cercate: Juan Vucetich, in realtà si chiamava Ivan, poi è andato in Argentina e ha adattato il nome al paese. Nonno Dido è arrivato in Italia insieme ad altri istriani dopo la fine della seconda guerra mondiale, dopo la perdita dell'Istria da parte dell'Italia, e a Palmanova ha incontrato mia nonna Noemi, che era già fidanzata con un altro e viveva in una grande casa di campagna insieme alle due due sorelle Amalia e Laura e a suo fratello Renato. Dopo una corte spietata di ben una settimana, fatta di lettere iperglicemiche e a un anellino con un finto brillocco, mia nonna ha ceduto alle avances di Nonno Dido e ha lasciato il suo fidanzato. Non so come si siano svolte esattamente le cose, so solo che a luglio si sono sposati e a dicembre del 1949 è nato mio padre. Tempistica perfetta per un matrimonio riparatore. Fatto sta che, riparaore o meno, il matrimonio è duranto cinquantaquattro anni e mio padre è venuto a sapere di essere stato concepito prima dello sposalizio solamente l'anno del cinquantesimo anniversario dei genitori. Mio padre è sempre stato un uomo molto sveglio.
Postato da LaFulvia
alle 10:44
I vostri commenti
Rintracciabile in: questioni di stato, famigghia
mercoledì, 02 dicembre 2009
Oh, machissenefrega se Sal si incazza perchè scrivo di verruche! Oggi ho deciso che darò il via a un nuovo (l'ennesimo) inizio. E parlerò anche di vene varicose, tiè.
Postato da LaFulvia
alle 09:22
I vostri commenti
Rintracciabile in: nuovo inizio
mercoledì, 02 dicembre 2009
"Mi vien di vai", come direbbero dalle mie parti (profondo nord est, ma non così profondo da essere terra straniera). Non so cosa fare, questo spazio non mi soddisfa più - mi sento nuovamente stretta e limitata, divisa dal volermi esporre e dal fatto di poter essere criticata dalle persone a cui tengo. Il fatto di avere un ragazzo che si scandalizza se scrivo di verruche sul mio blog è un buon freno, devo ammettere. Ogni pausa di riflessione si rivela essere un tempo lunghissimo in cui non solo non produco niente di interessante, ma in cui i germi che mi fermentano in testa non riescono a trovare terreno fertile per crescere, riprodursi e contaminare il mondo. Sono un'aspirante scrittrice troncata sul nascere dall'impossibilità di raccontare la propria vita come vorrebbe per paura di ritorsioni. Quanta amarezza, gente. Mi ritiro in bagno a meditare.
Postato da LaFulvia
alle 09:00
I vostri commenti
Rintracciabile in: verba volant, a cosa servono i tag, ieri è passato
giovedì, 05 novembre 2009
<ore 09.45> Sospensione Una sensazione mista di noia e ineluttabilità. Sconforto e convinzione che qualsiasi cosa mi stia prendendo la briga l'impegno e il fastidio di fare non mi stia portando da nessuna parte. Insoddisfazione per come sono e per quello che faccio, certezza che non sia mai abbastanza - o che sia troppo. Vedere nei gesti degli altri il vuoto per qualsiasi cosa io faccia - un abbraccio che cade nel vuoto, un bacio ricambiato quasi per dovere, delusione negli occhi e nelle mani. Sospensione. <ore 10.06> Inutilità Non riesco più a essere contenta di niente di quello che faccio - a cosa serve impegnarsi, sbattersi, fare mille cose, se poi non riesco a sentirmi utile per nessuno, gente che ti risbatte in faccia l'aiuto che cerchi di dargli, che ti tratta come una deficiente rinchiudendosi nei propri problemi senza darti la possibilità di fare nulla, anzi, quasi facendoti pesare il tuo non avere fastidi EVIDENTI. Allora mi ritrovo lì, a domandarmi se sono io quella sbagliata e che non riesce a trovare la strada giusta, o sono gli altri che mi chiudono in faccia una porta a sette mandate. La risposta che mi do è quasi sempre la prima. Vorrei prendere tutte le cose della mia vita, imbandirci un tavolo e spazzarle via con una manata, SBAMMETE per terra. Tavola pulita. Andiamo a fare un giro all'Ikea per riempirla di nuovo. Di stronzate. <ore 10.10> Dubbi Riuscirò mai a trovare un reggiseno che mi stia davvero bene? E soprattutto: è proprio vero che ho le maniglie sui fianchi? Preferisco considerarle dei cuscinetti portatili che mi attutiscono le cadute quando sono sbronza. Sotto questo punto di vista potrei anche essere felice di averle. Fanculo. (tanto le botte me le faccio lo stesso e molto spesso proprio sui fianchi – belle larghe e sfumate dal grigio al verde al violetto – sceniche) <ore 10.56> Castagne Prancesco, l’aiuto architetto dell’architetto, mi ha appena detto che congela le castagne. Devo preoccuparmi di sta cosa o è normale? Come si fanno a congelare le castagne arrosto? Dopo provo anche io. <ore 11.40> Harajuku Girls Ieri sera, mentre stavo digerendo un’ottima cena di pesce preparata dall’ormai conclamata Maestra Cuoca Katy, leggevo il nuovo Glamour – sotto a due strati di copertina in pile calda calda, mentre gli altri guardavano interessanti e scientificamente accreditati video di brufoli giganti su you tube. Ebbene, sfogliando l’articolo su Gwen Stefani mi sono imbattuta in questa maglia a maniche corte delle Harajuku Girls in vendita su indernèd. Ottimo regalo per la soror. Naturalmente annoiata provo a cercare stamattina su indernèd il sito visto ieri, ma sono stata bloccata dagli script di pagina bloccati. Io odio gli script di pagina. Oh, Prancesco mi ha appena regalato delle riviste. Fico. <ore 12.24> Attesa Le riviste fanno schifo. Una è pure dell’anno scorso. Almeno sto andando avanti con il progetto di Jun. Attendendo di andare a casa a deprimermi nella mia inutilità.
Postato da LaFulvia
alle 08:59
I vostri commenti
Rintracciabile in: autolesionismo, pippe, sfigaggine, cartella clinica diario
sabato, 10 ottobre 2009
In quattro giorni che son andata dall'architetto lui si è fatto vedere per ben venti minuti. Non sapendo cosa fare, visto che dovrebbe essere lui a dirmelo, il mio tempo è stato occupato dalle seguenti attività di alto impegno e formazione. LUNEDI’: in mattinata sono stata istruita su questo progetto per un villaggio turistico da svilupparsi sull’isola di Sal, Capo Verde. Un villaggio gigantesco di cui io dovrei curare l’espansione (ma non è grande abbastanza per la miseria??) nell’area di Frejohal o Fejohal o che cazzo ne so io. L’istruzione è consistita: nella visione di un video di sei minuti, realizzato con Cinema 4D o quello che è, in cui si proponeva un virtuale viaggio all’interno del villaggio già progettato; nello scartabella mento di circa cinquecento foto dell’area desolata in cui il villaggio dovrebbe venire costruito, con immagini di pesci cotti, patate al forno e simpatici indigeni con sorrisi a trentadue denti (cazzo ridono che fra un po’ si troveranno in mezzo alle solite casette gialle con piscine e prati all’inglese); l’analisi di una serie di tipi di ville e villette da realizzare nella zona di mia competenza e relativa stampa su fogli A3, stampa totalmente inutile. Il pomeriggio, visto che l’architetto non sarebbe comunque arrivato, mi sono rifiutata di tornare e sono andata in biblioteca. MARTEDI’: finita l’istruzione sul progetto, l’assistente dell’architetto, Francesco, mi ha lasciata libera di fare “le mie cose”. Ho passato l’intera mattina e l’intero pomeriggio in internet facendo finta di cercare qualcosa di interessante. Il pomeriggio è stato allietato, oltre che da una comparsata dell’architetto di ben venti minuti – durante i quali non mi ha cagata di striscio, dall’arrivo che geometra-quasi-architetto Andrea, un tempo impiegato nello studio, che oltre a rompermi la minchia con le sue battute idiote e non sentire niente di quello che gli rispondevo, costringendomi a ripeterlo almeno due volte (una cosa che odio), a fine pomeriggio mi ha offerto una sigaretta e mi ha intrattenuta in una interessantissima conversazione che non finiva più su suo fratello che lavora a Dubai e sul fatto che è un gran festaiolo. Facendo il figo. Avrei voluto dargli due pacche di consolazione sulle spalle e un sonoro calcio in culo. MERCOLEDI’: essendo comunque costretta ad attendere la venuta di nostro signore l’Architetto, ho deciso di utilizzare proficuamente la giornata mettendogli a posto la marea di riviste che aveva accumulato in una stanza (insieme a simpatici ragnetti e insetti della carta), procedendo all’analisi delle stesse, cosa utile per la mia tesi. Mattina in mezzo alla polvere e pomeriggio idem. Almeno ho guadagnato una pasterella che ha portato la signora del piano di sotto, proprietaria della villa liberty dove si trova lo studio, per ringraziare Francesco di aver pagato l’affitto. No comment. La pasta era buona assai comunque. GIOVEDI’: rincuorata dal fatto che Francesco mi aveva ASSICURATA che l’architetto sarebbe arrivato in mattinata, ho attaccato la mia chiavetta USB al computer e ho corretto la tesi (cosa che mi stavo portando dietro da tipo due mesi), pensando alle cose da chiedere al Grande Capo, tipo: CHE MINCHIA DEVO FARE IN QUESTO STUDIO? POTREI CORTESEMENTE VENIRE SOLO LA MATTINA, COSì IL POMERIGGIO VADO IN BIBLIOTECA? Naturalmente il Grande Capo non si è visto e io all’una me ne sono andata avvisando Francesco che non sarei andata nel pomeriggio perché avevo un appuntamento. VENERDI’: mi sono rifiutata di presentarmi, tanto comunque non c’era niente da fare. Lunedì conto di appostarmi in studio finchè Nostro Signore non arriva e mettere in chiaro i miei compiti e i miei orari. * * * In tutto questo ho comunque scoperto due cose: a) sono totalmente spaesata e non so usare nemmeno autocad tre di, questo mi rende inutile, incompetente e depressa; b) mi piacerebbe essere in grado, un giorno, di riuscire a costruire qualcosa in cui una persona a cui tengo possa entrare e dire: “Cazzo Fulvia, che figata di luogo hai costruito!”. Luogo, non casa / museo / capannone / negozio / eccetera eccetera. Peccato che non ci riuscirò mai. Nel dubbio stasera e domani lavorerò in bar, almeno quello è un lavoro pagato.
Postato da LaFulvia
alle 10:57
I vostri commenti (2)
Rintracciabile in: pippe, societas, lavorare stanca, questa è fulvia
venerdì, 02 ottobre 2009
Una svolta politically incorrect
Ho di nuovo abbandonato il blog. Che nervi. Non dovrei non dovrei non dovrei non dovrei. Solo che mi sono rotta le palle di tutti questi post genuinamente buonisti e poco cattivi che sto scrivendo ultimamente. Quindi ho deciso di siglare un patto con me stessa, Fulvia Sperelli, scrittrice d'aspirazione e fallita di professione: d'ora in poi curerò questo blog solamente se sarò totalmente libera di scrivere esattamente quello che mi pare, si tratti di stronze gambe-lunga, verruche o spiacevoli incidenti con il proprio intestino. Oh là.
Postato da LaFulvia
alle 15:13
I vostri commenti (5)
Rintracciabile in: questa è fulvia, ieri è passato, cartella clinica diario
venerdì, 02 ottobre 2009
Pensavo che certe cose succedessero solamente nei film americani. C'è una tipa che è un po' maschiaccio che viene presa come oggetto di scommessa da parte di un gruppo di fighetti della scuola: la posta in palio varia, ma il concetto è sempre quello, far diventare il maschiaccio una Femmina. Possibilmente stra gnocca. Bene. Solitamente l'oggetto della scommessa non sa di esserlo. Io lo so. C'è questa ex modella trentenne con i soldi che le escono fuori dalle orecchie che ha scommesso con un mio amico di farmi diventare figa. Il tutto in una settimana, in cui, guarda caso, cadrebbe il compleanno del mio ragazzo e in cui dovrei fare tipo mille cose per tesi / lavoro / qualcosa di più importante che spendere 1000 euro in vestiti inutili (1000 euro che non ho). L'operazione consisterebbe infatti nel portarmi a fare shopping nei negozi "giusti", nell'insegnarmi a camminare con tacco dodici e a farmi parlare e comportare a modo. Ah, e nel tenermi reclusa a casa sua onde evitare che i miei tre coinquilini maschi remino contro la sua operazione di femminilizzazione. La scommessa presuppone, naturalmente, che questa razza di stambecco con stivaletti Prada (da 400 euro) pensi che io sia un cesso ambulante sgarbato e senza gusto. E io trovo la cosa piuttosto offensiva nei miei confronti. Anche perchè sinceramente non mi sento tale. E allora io passerò al contrattacco, forte di una cosa scritta da una ragazza che ho la grande fortuna di conoscere di persona: IO SONO PERFETTA NELL'ESSERE ME STESSA. E io sono perfetta nei miei jeans e nelle mie scarpe da ginnastica, nei miei capelli mossi e nel mio trucco leggero, nei miei scatti d'ira e nelle mie parolacce al momento giusto, nei miei pianti, nelle mie sbronze, nella mia camera disordinata, nei miei reggiseni di Hello Kitty, nelle mie incostanze e nel mio sporcarmi tutta quando faccio da mangiare gnocchi per dieci persone, nei miei pigiamoni e nella mia tenuta da casa anti-sesso; eppure posso essere anche capace di comportarmi, se voglio, mettermi una gonna giusta non troppo corta e una camicia non scollata fino al'ombelico, con un paio di scarpe eleganti, anche se hanno il tacco solo di due centimetri, e continuare a pensare che quella stronza alta un metro e ottanta con i suoi cazzo di vestiti Gucci e Valentino possa andare tranquillamente a fanculo, mandandola gentilmente a cagare con un: "Scusami, ma non intendo essere la tua cavia da laboratorio. Io mi sento a posto così come sono e chi mi vuole bene me ne vuole perchè sono fatta così. Tante grazie." Sorridendo e facendole il dito con la mano nascosta dietro la schiena.
Postato da LaFulvia
alle 15:09
I vostri commenti (3)
Rintracciabile in: societas, questa è fulvia, vita dìappartamento, gli assunti
lunedì, 24 agosto 2009
Postato da LaFulvia
alle 10:16
I vostri commenti (6)
Rintracciabile in: autolesionismo, alcol
lunedì, 03 agosto 2009
all work and no play makes Claudio a dull boy
Postato da LaFulvia
alle 10:40
I vostri commenti (4)
Rintracciabile in: famiglia, infanzia, surrealismo, alcol, pippe, vita dìappartamento
domenica, 19 luglio 2009
Tuttavia sono molto felice perchè domani riapre la Polse e fra circa due ore sarò di fronte a uno spritz aperol con prosecco. CRA CRA
Postato da LaFulvia
alle 16:56
I vostri commenti (1)
Rintracciabile in: cartella clinica diario
Questo è il secondo blog di Fulvia Sperelli, che prima non si chiamava così, ma adesso sì, perchè vuole mantenere l'anonimato, ma non ce la farà per molto.
E anche se il titolo non viene fuori tranne che sulla barretta in alto, il titolo di questa pagina web è CECI N'EST PAS UN BLOG.
Have enjoy.
Questa è Fulvia
» mi piaci, ah ah
» una simil-vita
» Fulvia la solitaria senza brillante
Fulvia abita una società composta da
» rasputinFulvia's love affairs
» quello che mancainutili oggetti del desiderio di Fulvia
» Accendini e braccialettiFulvia in occasioni particolari
» il natale di fulviaI vizi di Fulvia: l'alcool
» un'equazione sul negroniI vizi di Fulvia: le droghe
I vizi di Fulvia: il cibo
I vizi di Fulvia: il sesso
» io sono alle seychellesI vizi di Fulvia: il lavoro
» mi licenzio dal barI vizi di Fulvia: il denaro
» come buttare via i soldi 1Le mirabolanti avventure di Ivana la pechinese
» gli esami di ivana 1Antidoto di cultura a questo blog
» Robert DesnosLink
Contatore
*loading*
Archivio
oggi
dicembre 2009
novembre 2009
ottobre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
Categorie
alcol
ammmore
autolesionismo
a cosa servono i tag
bauhaus
beneficienza
bidet
cartella clinica diario
cash
copiature
cultura
dieta
difesa personale
droga
famigghia
famiglia
feisbuch
flash backs
fumo
gli assunti
ieri è passato
infanzia
inutili oggetti del desiderio
invidia
lavorare stanca
letture
natale
nuovo inizio
oroscopo
parole sante
pippe
poesie minime
questa è fulvia
questioni di stato
razzismo
ri-flessioni specchiate
richieste
risotto
ritorni
scripta manent
sfigaggine
societas
surrealismo
un nano alla mia corte
velleitÃ
verba volant
vita dìappartamento
Feeds
Fanlist
Inserisci qui la tua fanlist!
Credits
ArancioGrafica o ArancioMacchia che dir si voglia per il template. Jordi Labanda per l'immagine. Splinder e Altervista per l'hosting.