mercoledì, 30 aprile 2008

una ragazza "in"

Stanotte Fulvia aveva una bottiglia di Bayleis a metà sul comodino (uno dei due, precisamente quello di sinistra), sopra il libro sulle nanotecnologie (mai finito). Stanotte Fulvia aveva uno scacciapensieri tra le dita, che impestava del suo profumo velenoso tutta la camera che Tiziana le ha lasciato fino al 5 maggio. Non è riuscita a metterci dentro tutto il fumo che le era rimasto. Il computer sulle gambe, seduta sul letto, ad ascoltare con gli auricolari dell'I Pod (che non si aggiorna più) musica di un anno fa e di un mese fa. Cercando di risolvere da sola le mille cose irrisolte che ora sono tornate fuori e a cui se n'è aggiunta un'altra, di cosa irrisolta. Quando il vaso aveva iniziato a s-riempirsi ha ricominciato inaspettatamente a traboccare. Perchè la qualità degna di nota di riuscire a osservare un sacco di cose apparentemente insignificanti, può facilmente trasformarsi nel difetto poco piacevole (soprattutto per sè stessi) di riuscire a osservare un sacco di cose apparentemente insignificanti. E comporle in un puzzle a proprio dis-piacimento. Fulvia sta conoscendo inconcludenza, insolvenza, indifferenza e insensatezza. E' proprio una ragazza "in".

Postato da LaFulvia alle 15:08
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domenica, 27 aprile 2008

dall'autocompiacimento al senso di colpa

Queste ventiquattro ore-circa hanno visto la persona di Fulvia Sperelli attraversare diversi e diversificati stati d’animo, che si davano il cambio ogni ora, ogni mezzora, ogni minuto. Nella sua testa, nella sua pancia, nei suoi occhi, nelle sue mani e nella sua bocca. Ed ora, con una focaccia siciliana al prosciutto funghi e fontina nello stomaco (il suo pranzo. Fatto alle sei e mezza di sera. Insieme a una Jun famelica di patatine fritte che sbocconcellava al suo fianco un trancio di pizza di quella buuuuuuuona. In piedi in via Grazzano, sotto una casa fatiscente, vicino alla pasticceria siciliana), può finalmente analizzarli.

Autocompiacimento. E’ bello quando ricevi dei complimenti anche da gente a caso, o di cui non te ne potrebbe fregare di meno (leggi: il pelato e Ivana). E’ ancora meglio quando ricevi complimenti da gente di cui qualcosa, in effetti, ti importa. I complimenti di cui ha potuto godere quest’oggi-o-quasi Fulvia sono stati:
Complimento primo: “Io ti stimo Fulvia! Io stimo grandemente questa ragazza!” Grazie! Apprezzo.
Complimento secondo: “Che bene che ti stanno i capelli in questi giorni Fulvì!Sei proprio bella e hai anche una pelle liscia liscia”. Questo dopo che ero uscita dal bagno dandomi della faccia di culo.
Complimento terzo: “Salve! Ti ho vista da lontano! Davvero dei begli occhiali.” Fulvia: “Bene. Piacciono anche a me.” Tipo: “Sei proprio una bella ragazza!” Fulvia: “Ma se ho dei begli occhiali non vuol dire per forza che sia una bella ragazza!”
Complimento quarto: “Sei carinissima stasera!” Tu invece anche se ti sei tagliato i capelli sembri comunque un accattone. Ma va bene così.
Complimento quinto: “Sei una dea egizia incarnata in una ragazza dei giorni nostri.” E comunque io non sono ragazza, sono Fulvia. Un sesso a parte.

Utrum: qual è stato il complimento più apprezzato?

Insofferenza 1. Per Edoardo, che due minuti dopo avermi vista e con già due birre in corpo, ha iniziato a insultarmi davanti al Lele’s Chiosco a Lignano, perché non avevo avuto le palle di dire all’architetto per cui lavoriamo, e al cui ultimo incontro lo steso Edoardo non era venuto, che lui (l’architetto) è un deficiente. E lui allora cos’è? Che dopo due settimane che ce la menava che aveva otto tavoli al Charlie, che “sì Fulvia, sì Jun, potete tranquillamente unirvi a noi, poi potete anche dormire da me!”, non ci ha neanche degnate di uno sguardo e dopo avermi rotto i timpani dando anche a me della deficiente, sì e no che ci diceva dove e quando andavano gli altri al suddetto Charlie.
Utrum: chi dovrebbe urlare a chi che è un deficiente?

Delusione. Quando arrivi dopo cena al Tenda e ritrovi quegli amici che hai piacere di vedere e hai l’amara sorpresa che la persona che avevi più piacere di vedere degli altri ti rivolge sì e no tre parole. In questi momenti ti verrebbe di dare ragione a Jun, quando l’altroieri ti ha detto: “Ah, Fulvì. Quello lì potrebbe essere chiunque: un maniaco sessuale, un clown, un pedofilo, un represso, un drogato, un pazzo criminale, un nano psicopatico…non si capisce cosa sia dalla faccia.” E quando ti aveva detto questa cosa tu avevi riso e detto: “Cazzo vuoi che sia. Un clown!” Al Tenda ti stai ricredendo.
Utrum: quale delle due Fulvie aveva ragione?

Insofferenza 2. Finalmente giunte al Charlie, scoprire che è più merda di quanto te la ricordassi. Magari non c’è quel cerebroleso di ClK che ci aveva provato con Jun due anni fa. Magari non c’è il buttafuori scassa-cazzi che ti impedisce di entrare perché hai i capelli a fungo. Però c’è una branca di gente piccola e ubriaca e brutta che barcolla e spintona e mi fa cadere il mio prezioso Havana Cola sulla giacchetta nuova della Sisley. Non ci sono tavoli a cui aggregarsi, perché Edoardo, quella testa di Minchia, ci ha abbandonate. C’è puzza di sudore e il bagno delle donne, oltre ad avere una fila di almeno quindici persone, è pure intasato. Nessuna faccia conosciuta. Pure un pelato che ti fa i complimenti per gli occhiali (vedi prima). Insofferenza crescente. Voglia di dare fuoco a qualunque cosa, consolle, bagni e pelato compreso.
Utrum: ho fatto bene al trattenere i  miei barbari istinti?

Sollievo. Quando finalmente recuperi in mezzo alla bolgia le tue facce conosciute e pur standoci insieme per nemmeno un’ora arrivi alla conclusione che qualunque posto può essere la merda peggiore del mondo, e Jun potrà anche andare in giro con la faccia scazzata del “checcifaccio io qua voglio andarmene muoviti” per tutto il tempo che vorrà, e potrà anche non esserci l’alcol (che palle, è dura ma posso farcela) e i tipi più brutti del mondo in giro, ma tutto potrebbe passare in secondo piano solamente grazie a una mano stretta in mezzo alla gente per passarci in mezzo e raggiungere l’ingresso. E degli occhi un po’ lucidi di Havana che ti fanno il calendario dei prossimi tre giorni: “Allora, domani è domenica, dopodomani è lunedì…” Fulvia: “…e dopo dopodomani è martedì!” “Esatto!”.
Utrum: e dopodopodopodomani?

Sorpresa. Le chiamate alle alle quattro e quindici di notte, mentre sei già sotto le coperte, nel letto vicino a quello di Jun, nel suo appartamento dalla temperatura glaciale.
Utrum: nessuna domanda.

Inconcludenza. Io e Jun ci svegliamo all’una e ventitre minuti. L’ora più assurda alla quale mi sia mai svegliata. Ho un libro di Zevi sulla mensola sopra la mia testa, ma il mio braccio non ce la fa a sollevarsi per prenderlo. Inconcludenza. Ho sognato il sogni che faceva qualcun altro, non so chi, ma non ero io. E di nuovo mia madre che mi insulta e si incazza all’inverosimile. Un sogno ricorrente che spero non voglia dire niente. Alle due facciamo colazione. Poi, giro per Lignano, scambiandoci sì e no due parole in croce, troppo stanche, pensierose e crevate dal sole per produrre una sola frase di senso compiuto. A parte io che a volte me ne esco con una delle miei solite imbecillità, un sicuro sintomo di stato di salute piuttosto buono. Non pranziamo, cappuccino alle quattro basta e avanza, con un cioccolatino completamente sciolto vicino, che Jun mangia ugualmente suscitando gli sguardi lascivi di vecchi tedeschi in cerca di una fellatio come si deve. L’insolvenza di una giornata passata a non fare assolutamente nulla e che prima di cominciare sembra essere già finita.
Utrum: qualcuno sa di chi potrebbe essere il sogno che ho fatto? Se qualcuno ha fatto un sogno MIO stanotte, mi avverta. Potrebbe essersi verificato uno scambio.

Rabbia. Per mia madre. dopo essersi accorta del tatuaggio, prima si è messa a ridere e poi, dopo due giorni, mi ha fatto un cazziatone di dieci minuti con tanto di lacrime. Oggi pomeriggio, tornando da Lignano, vengo a sapere dalla Soror che la punizione per cotanto affronto di essermi tatuata un simbolo elfico sul retro collo (vedi foto) la Mater non mi permetterà di fare la tanto attesa festa del 2 di maggio alla Domus, quando i Parens saranno via in qualche luogo sperduto delle Alpi a fare la solita gara di aereomodelli di maggio. La rabbia è incontenibile e devastante. Passo tutto il tragitto da Lignano a Udine meditando vendetta e insultando mentalmente la Mater: uno, perché non me l’ha detto prima e ora ho già avvertito tutti gli astanti; due, perché ho ventiquattro anni e non voglio più sottostare a punizioni imbarazzanti, soprattutto dopo che: uno, ho avuto anche la correttezza di dirle che tenevo la suddetta festa quando lei era via e quindi potevo anche non dirglielo; due, perché il tatuaggio è mio, so io perché l’ho fatto e lei ha la sua mentalità che non vedo perché dovrebbe essere più giusta e corretta della mia.

Senso di colpa. Fulvia CHIAMA la Mater con il SUO cellulare, appena tornata in appartamento e da lì a mezzora ha luogo il dramma psicologico. Dopo una serie di recriminazioni e lacrime da entrambe le parti (alla fine dei quali Fulvia ottiene il benestare di tenere la festa venerdì prossimo) parte la tragedia familiare: perché lei è preoccupata per me, perché non sa quello che faccio, con chi mi vedo e cosa mi passa per la testa, perché ogni volta le rispondo a monosillabi, perché lei mi ha sempre difesa in questa cosa di andarmene di casa, perché non è solo per quello che faccio adesso che lei è in pena, perché ci sono cose che in passato non le ho detto e ha paura che neanche ora le dica. In pratica: mi ha fatto sentire una figlia degenere, nonostante io continuassi a mantenere il mio aplomb da “ma mamma che cazzo stai dicendo, non ti fidi di me, forse?”. Dopo aver chiuso la telefonata Fulvia piomba in uno stato di depressione catatonica e sensi di colpa lancinanti, consapevole che se la Mater sapesse cosa sta facendo della sua vita, sicuramente le verrebbe un colpo apoplettico. E perché ci sono ancora cose irrisolte del suo passato da day-hospital e la Mater non lo sa.
Utrum: Fulvia dovrebbe dirgliele? E soprattutto: dovrebbe dirle a qualcuno in generale per liberarsi dei suoi fantasmi interiori?

Vostra Fulvia, come sempre in posizione Nadu.

Postato da LaFulvia alle 20:26
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sabato, 26 aprile 2008

hey joe

Stamattina stavo per strozzare la moldova. Tanto per cominciare, per colpa sua, mi sono dovuta alzare alle nove, il tutto perché non è possibile che non faccia niente per l’università, quindi stamattina, prima dell’arrivo di Adela, volevo mettermi a combinare qualcosa. Cosa non si sa, ad esempio mettere a posto INUTILMENTE con il computer gli appunti di storia…che ideone. Non solo, per colpa di Adela non sono neanche  potuta andare a casa e ho dovuto nutrirmi cinque minuti fa appena di una scatoletta di tonno con il mais e i germogli di soja, tutto ciò che ho in casa praticamente. Perché la moldova è stata da me per quattro ore siore e siori…QUATTRO ORE. e già è difficile passare quattro ore con una persona normale, figurarsi con la moldova, c’è stato un momento in cui mi sono seriamente stupita del mio self control perché non l’ho mandata a fare in culo.
Ad ogni modo, riconosco di non essere stata propriamente di ottimo umore quest’oggi. D’altra parte non è il massimo svegliarsi grazie all’allergia di Ivana che continua a tirare su con il naso. D’altra parte non è il massimo svegliarsi dopo aver sognato per la seconda volta in una settimana che tua madre ti disconosce dopo aver conosciuto i tuoi amici. D’altra parte non è il massimo svegliarsi sudando come a ferragosto perché quei cerebrolesi dell’amministrazione condominiale fanno ancora andare i termo a manetta. Quindi diciamo che un qualche motivo di fastidio c’era comunque ed era pregresso. Oltre al cranio trapanato dalla musica assordante della festa della birra dove ho fatto la mia comparsata con Jun ieri sera. Cranio trapanato non perché ci fosse particolare casino, ma perché ormai aveva raggiunto uno spessore dell’ordine dei nanometri dopo la quasi-ventiquattrore di disfacimento che avevo alle spalle. Ventiquattrore di disfacimento meravigliosamente culminante  in una “hey Joe” versione jimi hendrixiana, goduta dalla prima all’ultima nota comodamente stravaccata su un divano non mio, anelando una superotto d’altri tempi per immortalare noi sognatori del 2008. che a Bertolucci gli facciamo un baffo.
Fulvia: “E adesso, tutti in vasca a farsi il bagno.”
Non so in quanti l’abbiano capita.
Vostra Fulvia, nella solita posizione nadu.

Postato da LaFulvia alle 14:43
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martedì, 22 aprile 2008

Bauhaus, parte prima

Quelli del Bauhaus erano proprio dei lesi veri.

E Oskar Schlemmer era il più malato di tutti.

P.S. E' martedì pomeriggio, sono nell'aula computer dei reietti, quella dove il telefono non prende neanche se esci, ho caldo e fuori probabilmente tra poco pioverà, mi sto rincretinendo davanti alla tesi di Adela la Moldava e soprattutto di fronte alle inusitate e di pessimo gusto richieste della sua relatrice. In questo momento vorrei essere una marionetta del Triadisches Ballet, magari non quella vestita da moka (ma anche se mi appioppano la moka va bene lo stesso). Vorrei che la ginecologa non facesse quelle facce strane ogni volta che vado da lei (ma stamattina abbiamo raggiunto risultati inusitati, sono pure riuscita a farla sorridere, probabilmente perchè continuavo a darle ragione). Vorrei che arrivassero presto le sei.

Postato da LaFulvia alle 16:46
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sabato, 19 aprile 2008

Insolita

Ieri sera mi sono regalata un film non visto al Far East.
Ieri alle sei e mezza sono uscita di casa vestita a puntino pronta per l’apertura del suddetto Far East. Pronta per scroccare qualche taglio di vino gratis e qualche buona tartina con il caviale.
Ieri alle sette ero pigiata in mezzo a mille persone, con una borsa esageratamente grande addosso, tacchi alti rotti da mò e un ciuffo di capelli spostato a sinistra mentre di solito è a destra. Con un biglietto in tasca di Simone. Il MIO biglietto per lo spettacolo delle otto. Con un biglietto che nessuno sapeva esistesse. Perché non ho voluto dirlo. Non ho voluto dire che avevo già speso cinque euro per andare a vedere lo spettacolo delle otto. Che alle sette ero ancora convinta di andare a vedere. che dopo mi sono convinta di non andare più.
Ieri alle sette e mezza ero già al primo bianco e secondo rosso, senza niente in pancia, perché fare la fila per prendere da bere è una cosa nobile, spintonarsi per prendere del cibo è un po’ gretto. meglio farselo portare, oppure non mangiare proprio.
Ieri alle otto meno un quarto, quando Simone mi fa: “Andiamo a prendere le cuffie noi!” e io gli ho risposto: “Prendile anche per me, arrivo fra cinque minuti”…e alle otto meno dieci, quando gli ho scritto: “Voi entrate, dimmi dove vi sedete e vi raggiungo fra cinque minuti”…e alle otto meno cinque, quando lui mi ha scritto: “Il tuo biglietto ce l’ho io! Come facciamo?”…in tutti questi momenti già sapevo che non li avrei mai raggiunti in sala. Che la serata prometteva bene, che stavo bene e che non avevo intenzione di chiudermi a vedere un thriller cinese per quanto fico potesse essere, mentre fuori la vita andava avanti.
“Ma tu non l’avevi preso il biglietto?”
“No no.”
Sono proprio una disfatta.
Ed è stata insolita la serata che ne è venuta fuori.
Insolita ma sperata e desiderata da tempo. Proprio così, urlata, pianta e compianta, con le sue cadute e le sue risalite, le sue botte in testa e le mani tra i capelli, i suoi bicchieri scambiati, le sue facce alternate, la sua gente che va e quella che viene.
33cento.
Contarena.
Taverna dell’angelo.
Pioggia.
Alcol.
Vino bianco e rosso.
Vodka.
Mojito.
Mille cicche.
Musica in macchina che si mischia al rumore delle gocce sui vetri.
La convinzione di avere addosso un cappotto non mio. che in realtà era mio.
L’inconcludenza scomparsa, sostituita da quella joie de vivre che si basa sulle piccole cose, sui particolari, su una parola ogni cinquanta, su uno sguardo ogni cento.

“Comunque a parte gli scherzi ti devi dare una regolata con il bere.”

Comunque a parte gli scherzi dovrei darmi una regolata in un sacco di cose. Ma oggi non è giornata per piangere. Oggi Fulvia vuole essere contenta.

Postato da LaFulvia alle 13:58
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lunedì, 14 aprile 2008

Ha ragione la Santanchè!

Uscire con me da sempre ed indubbiamente grandi soddisfazioni, soprattutto perchè una serata fatta di cinema e pina colada (una sola!) può magicamente trasformarsi nello show comico della settimana (passata o a venire non c'è problema). ieri sera, prese dalla depressione post-elezioni, Fulvia e Jun hanno deciso di intraprendere la via del diverimento legale, concedendosi un George Clooney e una Renèe Zellwegger al Cinecity e un successivo cocktail al matilde (ore 00:35), dove non c'era nessuno a parte loro due e i camerieri (e tredici euro in più in cassa quando se ne sono andate, LADRI!). la serata era propizia alle confidenze, così le nostre due eroine si sono ritrovate a blaterare sempre delle solite cose almeno per mezzora chiuse nella punto nera di Jun, che essendo la maggiore apportatrice di confidenze e lamentele, è pure giusto che ci metta la location.
ore 02:15 arrivate ad alcuna conclusione a cui si era giunti già nove mesi fa, almeno da parte mia (ovvero: il fattone ha le sue priorità e Jun non può farci niente, sta a lei decidere se accettare di rimanere una priorità secondaria oabbandonare del tutto l'amo), Jun e Fulvia decidono di dirigersi a Lettolandia, per riflettere sui fatti delle reciproche vite. E invece no! il fato ha preparato per loro una sorpresa di quelle grandi davvero (e dire che sono già passate tre settimane da Pasqua!). davanti al portone del condominio di Fulvia, un'audi nera parcheggiata senza segni di vita è attorniata da un capanello di strane persone che si muovono come i Sims quando scoppia un incendio. Appena Jun si ferma una donna con il cappotto bianco e i capelli biondi si avvicina alla Punto con aria semidisperata.
FULVIA: "Tira tira giù il finestrino. Apri apri, hanno bisogno di aiuto!"
JUN: "ho capito ho capito"
DONNA BIONDA: "Scuzate, non è che avrezte gazolio perrr cazo?"
JUN: "eh, veramente no, ma che è successo?"
In quella dall'Audi esce il rumeno quello che sta al quinto piano e lavora al Contarena, insieme alla sorella (Andreea, quella strafiga da paura con i capelli biondi lunghi e vaporosi), con cui abita. Naturalmente dalla macchina esce pure la sorella, stratirata e con un'aria scocciata, la tipica aria: cazzo stanno facendo questi rincoglioniti, io mi sono messa figa e voglio andare a ballare.
RUMENO: "ehi, ma io ti conosco!" seguono grandi salutoni a Fulvia.
RUMENO: "allora signorina, le pare l'ora di tornare a casa?" rompicazzo.
Morale della favola: Fulvia e Jun caricano una tanica e il rumeno a bordo, per portarlo al primo distributore self service e fare rifornimento di gasolio perchè, come ci tiene a spiegare Luciano (il rumeno. che qualcuno dovrebbe spiegarmi come si fa un rumeno a chiamare Luciano), il ceco ("non ceco nel senso di ceco, guidava lui! della repubblica ceca, dico!) si era sbagliato e aveva messo benzina invece che gasolio nella macchina a gasolio. La macchina era andata a aventi per un po' e poi PUFF, si era fermata. STRANO, CAZZO!
ore 02:45 Tornati in condominio Jun sale nell'appartamento di Fulvia a farsi un Beilis e a guardare un due foto sul computer (che sono sempre quelle), oltre che a commentare come adesso si spiega il motivo per cui in Romania abbiano le macchine scatafasciate: se continuano a trattarle così! Naturalmente mezzora dopo i rumeni dell'Audi erano ancora lì. e soprattutto c'era ancora Andreea, poverina, ad aspettare con aria sempre più incazzata.

In certi momenti mi verrebbe voglia di dare ragione a Jun quando mi scrive:
ire 03:15 "Ha ragione la Santanchè: ROM FUORI!"

Postato da LaFulvia alle 11:56
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venerdì, 11 aprile 2008

scrobbling

Anche se ieri sera  sapevo benissimo che appena sarei entrata in appartamento mi sarei ritrovata completamente al buio, non mi dispiaceva pensarlo. Non mi dispiaceva pensare che avrei accesso mille candele in salotto, sperando che la presa vicino al telefono fosse una di quelle indenni (già, perchè la luce è andata via, ma alcune prese vanno - miracolosamente, spettralmente e fortuitamente) e di poterla così usare per attaccarci il computer, completamente scarico. Non mi dispiaceva guardarmi camminare per i corridoi di quella che ormai è diventata "la casa della nonna", inseguita dalla mia ombra stampata sul muro dalla luce del candelabro. Come una rediviva Jane Eyre, o Elizabeth Bennet. Salendo in ascensore, caricata del mondo (borsa con cinque quaderni, borsa del computer con la carcasse del computer stesso dentro, tre libri arrivati freschi freschi da Bol giusto nel pomeriggio), i capelli raccolti di nuovo, per la prima volta quest'anno, pensando a quanto cazzo sono indietro all'università, alla nullafacenza, al modo più veloce per guadagnare soldi continuando a fare quello che mi riesce meglio (sparare stronzate e fare la consulente dello shopping) - ridevo. Ridevo e basta. Mi guardavo allo specchio e ridevo, in quel modo serio ed entusiasta che ha Catherine in Jules e Jim. Una volta in appartamento ho sbattuto contro i muri cinque volte prima di trovare le candele (il cellulare, morto anche lui, non poteva neanche farmi luce), bestemmiando mentalmente Dio e la Madonna e pure Tiziana (maledetta a lei con la presa che funziona vicino al suo comodino), perchè lo so che non si fa,  ma in certe situazioni il massimo che si può richiedere è che non si faccia  A VOCE ALTA. Dopodichè ho iniziato a girare tutte le spine per controllare quali funzionavano, mentre Tiziana parlava a voce inusitatamente alta al telefono, nel terrazzino della cucina, rendendomi involontariamente partecipe delle sue ultime vicendo ammmmorose con il ventunenne Paolo, anche detto da Ivana "il bimbo" (la Tiz ha ventisei anni) e da lei per nulla approvato. Se non fosse che per colpa di questo Paolo Tiziana adesso mi torna a casa il lunedì invece che il martedì, io la appoggerei in pieno. Ho chiamato Iris, io dislessica per il nervoso e per la contentezza. Contentezza di cosa? Di una giornata iniziata a mezzogiorno e mezza, una giornata in cui ho preso più pioggia di quanta non ne avessi presa durante tutto l'inverno, di una giornata passata a disegnare ferri in aula cad all'università, di una giornata che alla fine mi ha dato tre spritz, nessuna cena seria (come ormai è abitudine) e del fumo di quello buono, come non ne fumavo dai tempi belli sul davanzale del bagno della Domus. Alla fine di certe giornate, alle due di notte, circondata in sala da dieci lumini da cimitero, cercando di impaginare due tavole per oggi, consapevole che alla fine, oggi, avrei fatto solo una revisione (delle due che avrei dovuto fare), alla fine di certe giornate esegui un brain storming con te stessa, scrobblando tutte le ore da quando ti sei svegliata fino a quel momento e tra tutto ti rimane certamente IL momento per eccellenza, quello per cui quel giorno è stato degno di essere iniziato a finito. E il mio momento di ieri è stato un abbraccio di entusiasmo davanti alle porte chiuse di un ascensore.

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lunedì, 07 aprile 2008

antidoto di cultura a questo blog, 2

L’amore reciproco, l’unico a poterci interessare, è quello che mette in gioco l’inconsueto nel consueto, l’immaginazione nel luogo comune, la fede nel dubbio, la percezione dell’oggetto interiore nell’oggetto esteriore.
Implica il bacio e l’abbraccio, il problema e la soluzione del problema infinitamente problematica.
L’amore ha tutto il tempo. Gli sta davanti la fronte da cui pare giungere il pensiero, gli occhi che si distrarranno dal loro sguardo, il petto in cui si coaguleranno i suoni, ha seni e bocca profonda. Gli stanno davanti le pieghe dell’inguine, le gambe che correvano, il vapore che avvolge i loro veli, ha il piacere della neve che cade fuori dalla finestra. La lingua disegna le labbra, unisce gli occhi, drizza i seni, scava le ascelle, apre la finestra; la bocca attrae carne con tutte le sue forze, sprofonda in un bacio errante, rimpiazza la bocca che ha preso, è il miscuglio del giorno e della notte. Le braccia e le cosce dell’uomo son legate alle braccia e alle cosce della donna, il vento si mescola al fumo, le mani prendono l’impronta dei desideri.

Paul Eluàrd – Andrè Brèton

Postato da LaFulvia alle 14:24
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venerdì, 04 aprile 2008

concorrenza: c'è chi scrive della droga mentre io non lo soffà

Immagino che le lezioni del venerdì mattina di Tramontin e del suo assistente Carlo servano prevalentemente che informare i prof stessi della mera esistenza di quelle studentesse geniali ma nullafacenti come me. E per vagolare a-gratis su internet per farsi qualche sana e grassa risata (a questo proposito indirizzerei tutti gli esigui lettori di questo blog a quello ben più visitato di una delle mie dirette concorrenti, per leggere questo).

E' da esattamente quattro ore che me ne sto in questa aula della pippa a rompermi le palle in modo abbastanza disdicevole, e come se non bastasse alla mia destra è da due ore che tal studente dell'anno prima del mio sta blaterando una caterva di stronzate sulla storia dell'architettura e sulla filosofia della città, ammorbando pesantemente un altro studente del tutto incapace di intendere e di volere. Negli ultimi centoventi minuti hanno sviscerato qualunque argomento, manco fossimo alla biennale di Venezia o alla Triennale di Milano, utilizzando termini e costruzioni fraseologiche che sembrano uscite da una monografia dell'Electa fatta male. Credo che adesso andrò a fumarmi una sigaretta e mi sposterò verso lidi più accoglienti.
Vostra Fulvia, in posizione Nadu.

Postato da LaFulvia alle 13:41
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venerdì, 04 aprile 2008

gara di nasi parte prima

Che Fulvia abbia un debole per i nasi si sapeva. Che Louis Garrel rappresentasse pienamente tale fissazione, forse ancora non si sapeva - e si sarebbe stati benissimo ugualmente anche senza saperlo.

Postato da LaFulvia alle 12:44
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successiva
ultima

Questo è il secondo blog di Fulvia Sperelli, che prima non si chiamava così, ma adesso sì, perchè vuole mantenere l'anonimato, ma non ce la farà per molto.
E anche se il titolo non viene fuori tranne che sulla barretta in alto, il titolo di questa pagina web è CECI N'EST PAS UN BLOG.
Have enjoy.

Questa è Fulvia

» mi piaci, ah ah
» una simil-vita
» Fulvia la solitaria senza brillante

Fulvia abita una società composta da

» rasputin
» la zecca
» le cose che mi hanno insegnato

Fulvia's love affairs

» quello che manca
» l'ammore questo folle sentimento
» cinica romantica
» la rabbia sobbalza

inutili oggetti del desiderio di Fulvia

» Accendini e braccialetti
» shopping e matrimoni

Fulvia in occasioni particolari

» il natale di fulvia
» la festa della donna

I vizi di Fulvia: l'alcool

» un'equazione sul negroni
» autolesionismo etilico

I vizi di Fulvia: le droghe

I vizi di Fulvia: il cibo

I vizi di Fulvia: il sesso

» io sono alle seychelles

I vizi di Fulvia: il lavoro

» mi licenzio dal bar
» obiettivo: fallire
» ghost writing

I vizi di Fulvia: il denaro

» come buttare via i soldi 1

Le mirabolanti avventure di Ivana la pechinese

» gli esami di ivana 1
» l'amore ai tempi di ivana
» sul pianeta parapalla
» chi non ci prova con Ivana...

Antidoto di cultura a questo blog

» Robert Desnos
» Eluard e Breton
» Efraim Medina Reyes
» inchiesta sulla sessualità

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