
martedì, 16 settembre 2008
Quando passa il tuo treno, Anna Karenina?
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alle 13:34
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martedì, 05 agosto 2008
La poesia? La poesia non esiste. O almeno, non esiste per me. La poesia non esiste se non conciliata con il romanticismo. Per me la poesia esiste se conciliata con il romanticismo. Questo è quello che vogliono i più. E non esiste il romanticismo, comunque, perché se può esserlo solo in poesia. Forse è per quello che non sono poetica, o se lo sono, lo riesco a essere solo quando divento romantica. E quindi se voglio essere poetica riesco a esserlo solo sforzandomi di essere romantica, cosa che non sono. Per cui, in questo momento, quando nulla di romantico possa dire sia esistente, perché in mille cose ho avuto conferma che il romanticismo non esiste, compresa la presente, credo di dovermi rassegnare a una vita di non poesia. E una vita di non poesia è andare a togliere i calzetti a una persona che sta dormendo nel mio letto, mentre io andrò a dormire nel letto dei miei. Con il mio gatto. Notte ragazzi, vostra Fulvia, come sempre in posizione Nadu.
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alle 03:19
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sabato, 26 luglio 2008
Postato da LaFulvia
alle 13:54
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domenica, 06 luglio 2008
Non so se si può chiamare perdita, perchè una perdita non è tale se non è definitiva, non so se si può trattare di mancanza, perchè la mancanza sussiste solo se c'è la non-presenza dell'altro. Nostalgia? No, non è nemmeno nostalgia, perchè la nostalgia vive nel passato e non nel pensiero di quello di cui potresti avere nostalgia in futuro. Si chiama sicuramente mal di pancia, fitte allo stomaco che stringono quegli spazi dove non c'è niente e dove sai che tra non molto ci sarà ancora di meno. Aprendo gli occhi il pensiero dei giorni che verranno, senza niente da aspettare, senza niente da sperare. Una miriade di cose da fare, disegni da stampare a suon di soldi (e tanti), libretti al portatore per il nuovo appartamento, magari architettura tecnica, magari urbanistica, ma chissenefrega, quelli sono ad agosto. Ci sono momenti in cui vorresti pensarla sempre come in quei momenti, che non te ne frega niente se non della persona con cui sei e di dove sei e del semplice fatto di poter respirare e pensare di essere dove e con chi sei. E pensare di fare ragionamenti contorti che in realtà contorti non sono per niente. Muovo le dita del piede destro. Mi giro su un fianco, mi concentro sul movimento del mio naso. Sto attenta ai rumori della casa, ai parchetti che fanno TAC, alle sbarre di ferro delle finestre della taverna che fanno SDENG. Respiro lentamente, ritmando le mie inspirazioni ed espirazioni seguendo le indicazioni di una mano immaginaria che mi spinge il petto. Ma il mal di pancia c'è ancora. Conto in banca quasi a vuoto. Solo quattro esami questo semestre. Devo ancora confermare a mia madre che vado a Barcellona. E le prossime settimane saranno indecise all'inverosimile. E mi pare già di aver perso qualcosa o di starla per perdere e nella perdita seppur temporanea, pavento la mancanza che mi morderà le pareti dello stomaco.
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alle 18:20
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mercoledì, 25 giugno 2008
qualcosa di mio e mostrarlo al mondo
Non è che disillusione e non-sapore. Nient'altro. Passo pomeriggi di bestemmie e notti insonni in cui amore e odio si danno battaglia a suon di riflessioni inconcludenti. Ho perso la verve, ho perso il dono, se mai di dono si è trattato, o forse era un'altra fissazione come tutte quelle che cercano di tenere insieme i pezzi del mio cervello. A settembre cambio appartamento, avrò un gattino, forse, sarà nero e foffoso e sarà femmina e la chiamerò Viola. E i minuti e le ore e i secondi. Poi le settimane e i mesi. I giorni non si contano, le mattine non esistono. Latte andato in acido perchè non riesco a fare colazione. Un terrazzo da curare, ma chi se ne frega. Voglia di stare appiccicata a qualcosa, voglia di staccarmi da ogni legame che mi tiene ferma a terra. Il quindici agosto parto per Barcellona. Voglio morire sulla rambla per nove notti di seguito. Voglio essere Fulvia delle colline, la Mamah Cheney di qualcuno, la Mamah Cheney di me stessa. Voglio appassionarmi, voglio stringere qualcosa di mio e mostrarlo al mondo.
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alle 15:17
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mercoledì, 28 maggio 2008
Sono cresciuta in una famiglia in cui dire "ti voglio bene" è sempre stato considerato superfluo e imbarazzante.La prima volta che mia madre mi ha detto "ti voglio bene" è stata quella sera in cui sono tornata a casa e ho iniziato a dare calci e pugni a qualunque cosa, mi sono chiusa in camera e ho cominciato a piangere tremando come si vede nei film. Mi ha allungato mezzo Pasaden del padre e, più per effetto placebo che per i veri effetti del calmante, mi sono addormentata con lei che mi accarezzava i capelli ripetendomi che mi voleva bene e che dovevo contare su di lei. Avevo ventun anni. Mia madre mi ha sempre accarezzato i capelli per farmi calmare, i capelli e la pelle nuda delle braccia e dalla schiena, mi metteva una mano sotto la maglia del pigiama e mi faceva i grattini sulla pancia. Era il suo modo per dirmelo. Questo ho imparato. La prima volta che mio padre mi ha detto "ti voglio bene" non c'è mai stata. Mio padre non ha mai avuto una parola d'affetto, si è sempre solo limitato a quei piacevoli insulti di cui sentirò rimbombare le orecchie fino a quando il mio cervello non sarà troppo distrutto per ricordarli: ignorante, cicciona, cesso, stronza, succhiasangue, perdigiorno, poco seria, debosciata, ingrata, inutile, fino ad arrivare al classico "se esci da quella porta non sei più mia figlia". Io l'ho fatto, sono uscita dalla porta e sono ancora sua figlia. Tuttavia credo sia ancora convinto del mio essere stronza succhiasangue perdigiorno poco sera debosciata inutile e ingrata. Mia madre dice che è il suo modo per dimostrare l'affetto che ha per me, e che pensa che se lo facesse in altro modo (e l'altro modo sono le parole) perderebbe quel ruolo di superiorità datogli dalla presunta assenza di sentimenti. Da mio padre ho ereditato questa convinzione inconscia. A parole non ho mai detto "ti voglio bene" a nessuno, pensavo fosse perchè in effetti non gliene volevo o perchè dicendolo senza essere certa che dall'altra parte ci fosse un uguale riscontro avrei degenerato i rapporti o perchè credevo fosse semplicemente inutile. Non era per quello. O forse sì, era anche per questi motivi, ma il dilemma fondamentale è che la mia gola è geneticamente modificata in modo da non riuscire a emettere i suoni "ti" "voglio" e "bene" vicini, per dare forma a una frase di senso compiuto. Vorrei farlo. Ma non ci riesco. E' come la favola della principessa che non riusciva a ridere. Non ci riesco. Posso dimostrarlo in mille modi, pensarlo cercando di rendere il mio pensiero il più rumoroso possibile, nella speranza che almeno quello venga sentito. Posso condensarlo in una lacrima o inciderlo con le unghie, muovere le bocca come se lo dicessi, impastarlo con un cucchiaio di legno nella pasta frolla dei biscotti, sopportare, sorridere, perdonare e farlo senza fatica, perchè non mi costa fatica, me ne costerebbe se bene non volessi. Ma dirlo mi risulta impossibile, sarebbe fare un passo troppo in là per me, un'ammissione a me stessa che nell'ottica paterna (e purtroppo anche mia) mi renderebbe definitivamente vulnerabile. Così accendo e spengo ogni cinque minuti la mia macchina fotografica, per guardare una foto rosa seppia che a me piace più di tutte le altre.
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alle 16:38
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mercoledì, 21 maggio 2008
Non sono portata per un sacco di cose. Non sono portata per il matrimonio, ad esempio. E credo, anzi, ne ho la assoluta certezza, di non essere portata nemmeno ad avere figli. Amo che la gente mi odi, adoro stare sul cazzo alle persone, mi trovo a disagio se qualcuno ha un'ottima opinione di me, perchè so di non meritarmela. /// Oggi ho avuto l'ulteriore conferma di quanto il mio cervello stia inesorabilmente sfumando e di quanto intuili siano i miei sforzi per mantenere delle relazioni sociali o dei rapporti convenzionali perlomeno decenti. / Ero rimasta d'accordo con mia madre che mi passasse a prendere alle otto e dieci stamattina per venire in università a usare i maledetti computer dell'aula cad (sul mio portatile il file megagigante del laboratorio che avrei dovuto dare tre mesi fa non va); e mi ha trovata a letto. Non sono quasi riuscita ad alzarmi. (PARENTESI: mia madre pensa che io abbia dei problemi. Ha ragione. Se c'è una, una cosa che odio, più di stare male da sola, più di deludere chiunque, più di sapere che sto buttando la mia vita a puttane, più più di tutto questo, se c'è una cosa che odio è sapere che mia madre si preoccupa per me. Vedere nei suoi occhi l'espressione "Fra che cazzo combini". Gliene ho fatte troppe. Vorrei solo che fosse contenta di me e so che se sapesse come tuttora conduco le mie giornate, non lo sarebbe per niente. Anzi, probabilmente le verrebbe un colpo apoplettico) /// Alle dieci e mezza avevo revisione per il suddetto laboratorio. Mi sono svegliata alle undici. Ho scritto alla prof per scusarmi. Lei è sempre carina e gentile con me, pensa che sia una ragazza affidabile e tutto il resto. Penso che ora mi odi. /// Approfittando del fatto che Jun mi avesse scritto di essere per strada per andare in università l'ho chiamata praticamente supplicandola di passarmi a prendere (non è vero, io non supplico mai). E' passata. Penso che ora mi odi, anche perchè le dico sempre un sacco di cattiverie. Perchè non sopporto ammetterlo, ma di natura sono esattamente come mio padre, che ha un carattere di merda e gioca su ebay e una volta l'ho beccato su un sito porno. Io non ci vado sui siti porno, forse dovrei iniziare a farlo, o a fare un sito porno (al che mia madre si procurerebbe una rivoltella e si tirerebbe un colpo alla tempia prima ancora che le venisse un colpo apoplettico). /// Naturalmente ho dimenticato la chiavetta USB a casa, quindi all'università non ho potuto mettermi a disegnare come era mio programma (vedi sopra). Lezione non c'era. Non c'era niente. Non c'era neppure una colazione nello stomaco. Ho mangiato un panino con Simone seduti sugli scalini del giardino interno dell'università. Simone c'è quasi sempre, o almeno, c'è quando non so che mi serve. Oggi mi serviva anche se non lo sapevo. Mi serviva per inquadrare bene le mie priorità e la soluzione più veloce ai miei problemi: uccidere le persone che mi danno fastidio, in particolare, mentre stavo parlando di altro e vedevo Jun arrivarci incontro attraversando il cortile, ho concluso che l'avvelenamento può essere una buona soluzione. In particolare (ancora), trovo che del buon topicida in dosi massicce possa fare al caso mio. Nel caso non bastasse, comunque, posso sempre aggiungerci del sano arsenico estratto dalla carta moschicida. /// All'una e mezza mi sono ricordata che ieri mattina (giornata di merda, a Venezia con l'acqua alta il 20 DI MAGGIO, ma si può? ho preso tanta di quell'acqua che tornata a casa ero indecisa se farmi la doccia o meno) avrei dovuto scrivere all'architetto per dirgli che l'appuntamento era spostato a domani a mezzogiorno e non oggi alle due. Naturalmente non avevo il numero per avvertirlo così è venuto all'università inutilmente. Penso che ora mi odi e, esattamente come la prof di cui sopra, stia iniziando a pensare a quanto io sia in realtà inaffidabile e poco seria. /// sono tornata in appartamento in bici, ho preso la chiavetta, ho preso le sigarette e un accendino, ho dato il regalo di compleanno a Ivana (ha fatto gli anni più di una settimana fa. Mi odia)*** e ho mandato solennemente a cagare Patrizia (la Mamma) che mi ha detto di scopare per terra. Vada a fare in culo, ho fatto le pulizie di tutta la casa sabato e non intendo scopare la polvere inesistente. Penso che ora mi odi, in realtà penso che mi abbia sempre odiata e in fondo fa bene a farlo perchè io se potessi la soffocherei nel sonno infilandole un vibratore over-size in bocca e spingendoglielo in fondo ben bene fino a chiuderle del tutto laringe e faringe insieme (ho pessime nozioni anatomiche, lo so). /// Ho ripreso la bici, mi sono ricatapultata ai rizzi rischiando la vita quelle cinque volte, semplicemente perchè non guardavo attraversando la strada. Stupida Fulvia, è il momento peggiore per morire. Hai 24 anni, la gente ti vuole inspiegabilmente bene nonostante tu sia una testa di cazzo (questo sarebbe un buon motivo per morire), hai appena perso tutto quello che hai scritto in una vita di produzione para-letteraria (questo sarebbe un buon motivo per morire: sopprimermi per non produrre altra spazzatura) e non hai ancora raggiunto un orgasmo come si deve (questo sarebbe un buon motivo per morire: secondo me un orgasmo come si deve è deludente al massimo, chissà cosa penso che sia! Sarebbe meglio morire con ancora l'illusione). Non puoi assolutamente morire ora (eh no!). Questo ragionamento l'ho fatto quando ho parcheggiato il bolide, canticchiando Champs Elysèe e facendo tintinnare il bracciale che ho comprato ieri in treno a una sordomuta (2euro, che per quanto faccia schifo non si trovano cose che fanno più schifo a meno soldi in negozio. E comunque ho fatto una buona azione. Circa). /// E comunque no, non posso morire ora.
*** Ivana la ucciderei infilandole un tubo su per il retto e iniziando a pomparle dentro qualsiasi tipo di cibo fino a farla scoppiare; per essere precise, darei la preferenza ai suoi cibi preferiti. Inizierei con almeno tre barattoli da 500 grammi di insalata russa e uno di salsa capricciosa. Poi passerei alla paella surgelata dell'Eurospin, in quantità da definire sul momento. Un po' di minestrone di quello che fa lei e poi una cinquantina di acciughe, quelle che mi mangia davanti agli occhi la mattina alle dieci mentre sto facendo colazione e che emanano un fetore pestilenziale. Concluderei con degli spaghetti al pesto della Pam (quello bbbuono) e con dei cordon bleu, sempre il quantità da definire sul momento, naturalmente triturati a mò di pappina sennò non ci passano. Avevo anche pensato a dei cannoli siciliani, quelli con i pistacchi, però è uno spreco
Postato da LaFulvia
alle 14:52
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mercoledì, 14 maggio 2008
Ricevo un messaggio da un numero Tim (perchè diavolo devo avere a che fare con numeri Tim a pagamento quando ho Vodafone?):
"ho letto lannuncio che da ripetizioni di italiano" (scritto esattamente in questo modo)
Rispondo con un vago: "Sì, è così.può interessarti?" (scritto esattamente in questo modo)
Ricevo un altro messaggio: "ho 42 anni, devo scrivere un articolo per una rivista del mulino ma non so scrivere.posso chiamarti su un fisso?"
Fai pure, non so se sei maschio e femmina, non so perchè ti abbiano dato da scrivere un articolo per Il Mulino se non sai scrivere. Non so niente. Ma tu chiamami quando vuoi. Il pensiero che sia qualche maniaco sessuale che, naturalmente non avendomi vista, voglia approfittare di me, mi balena per la testa, ma sono attaccata ai soldi, e cento euro in più nel portafoglio, guadagnati grazie alla redditizia (ma neanche tanto) professione di ghost writer, mi farebbeo tutt'alro che schifo.
Postato da LaFulvia
alle 11:10
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domenica, 04 maggio 2008
Mrs Dalloway organizzava sempre feste per tenersi impegnata.
Le piaceva riempire le proprie giornate di cose da fare.
Voleva vivere sempre indaffarata.
Anche Fulvia avrebbe deciso di darsi alla vita di Mrs Dalloway.
Anche lei vorrebbe organizzare feste in un continuum alcolico-musicale da riempire della gente che ama.
Ma non può farlo. Non può farlo perchè non vive in un romanzo, anche se ultimamente potrebbe sembrare.
Il week end è stato impegnativo e impegnato. Si è diviso tra vino, birra, havana ed erba.
E domani ci sono le analisi del sangue, proto-trombina, o come diavolo si chiama, e tutte quelle altre mille analisi il cui scopo sarebbe quello di valutare come quando se e perchè iniziare a prendere la pillola. Non che se le trovano una sovrabbondante dose di THC nel sangue possano farle qualcosa, ma forse sarebbe stato meglio che la settimana della droga fosse stata posticipata. Tant'è.
La festa di maggio alla Domus (parens ad Asiago permettendo) è andata bene, con due cambi d'abito uno più assurdo dell'altro, i soliti danni al parquet del salotto e una quantità improponibile di besciamella avanzata in frigo. Residui di cenere in terrazzo. Residui di dolore alla testa. Una camera nuova nella soffitta, che userò quando verrò a dormire qua e il soggiorno mi sarà più lieto (a parte Pochi che si impossessa regolarmente di metà letto). registrazioni sincopate sul pianoforte, ascoltando le quali mi sembra di vedere i tasti abbassarsi ed alzarsi.
Nostalgia. Come ogni anno. Quest'anno di più perchè la festa è stata solo il culmine di una settimana perfetta dai capelli alla punta delle scarpe, che come ogni cosa bella stento sempre a credere che possa ripetersi; tuttavia bisogna anche riconoscere che ogni volta mi sono ricreduta.
E nella testa le stesse parole che mi hanno detto ieri sia Jun che Vale: adesso che le cose vanno bene, potresti. Ma Fulvia non è brava a parlare, ha paura di farsi del male. E aspetta.
Postato da LaFulvia
alle 21:28
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sabato, 03 maggio 2008
Oggi pomeriggio ho ripreso possesso del mio portatile. Ho aperto la mail (g-mail) e ho scoperto che il mio profilo su LITTLEPEOPLE.com (il sito di incontro per dwarves e midgets) è stato visitato da ben 448 utenti. Naturalmente non ho potuto accertarmi di persona che fossero dwarves o midgets di rispetto (dato che avrei dovuto PAGARE), in realtà penso facciano alquanto cagare, indipendentemente dall'altezza e tutto, ma per il solo fatto di essere andati a visitare il MIO profilo (pagando, sottolineerei). Credo che dovrei comunque iniziare a pensare seriamente al fatto di orientare le mie preferenze sessuali sui nani, avrei di sicuro tanti ammiratori, se tanto mi dà tanto.
Postato da LaFulvia
alle 18:17
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Questo è il secondo blog di Fulvia Sperelli, che prima non si chiamava così, ma adesso sì, perchè vuole mantenere l'anonimato, ma non ce la farà per molto.
E anche se il titolo non viene fuori tranne che sulla barretta in alto, il titolo di questa pagina web è CECI N'EST PAS UN BLOG.
Have enjoy.
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Fulvia abita una società composta da
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