
sabato, 04 ottobre 2008
Ci sono cose che riesci a capire solamente troppo tardi. Puoi riuscire a capire di amare una persona e di tenerci così tanto da volerla stringere fino a toccarle gli organi interni, puoi riuscire a capirlo solamente dopo che per colpa tua hai rischiato di perderla definitivamente. Puoi riuscire a capire di non poter fare a meno di un pezzo della tua anima solo dopo che te la sei strappata da sola. Puoi riuscire a capire che non riuscirai più a sentire certe canzoni, vedere certi posti, leggere certi libri, bere il caffè in bar all'università, che niente avrà lo stesso suono, la stessa luce, lo stesso sapore, per molto molto molto tempo. E non vuoi sapere per quanto tempo. E lo capisci solo troppo tardi, quando hai già fatto di tutto tu stessa per capirlo. Perchè hai fatto del male alla persona a cui vuoi più bene, perchè gli hai fatto tanto tanto tanto male e potresti morire sepolta a suon di cospargerti il capo di cenere. Non potrai più girare per le strade di una città sconosciuta o conosciuta che sia pensando che vorresti poterci ripassare con lui. Perchè lui non verrà mai più con te. Non potrai più passare davanti a un posto carino dove fanno da mangiare a poco prezzo pensando che un giorno potresti andarci, perchè lui non vorrà più mangiare con te. Non potrai più dormire nel tuo letto guardando il soffitto dalla stessa angolazione in cui lo guardavi quando lui dormiva con te, perchè lui non vorrà più dormire con te. Ci saranno un sacco di cose che non potrai fare, chiamarlo al telefono solamente per sentirti dire "ciao", chiedergli insistentemente quando tornerà in città per vederlo, prendere un treno per andarlo a trovare, guardando fuori dal finestrino la campagna friulana che scorre troppo veloce e al contempo troppo lenta. Non ti senti in grado di fare niente, di alzare lo sguardo, di alzare un braccio, di prendere il telefono per dire a tua mamma che è tutto finito, di prendere lo specchio per dire a te stessa che è tuttpo finito, dormire, dormire, dormire e basta. E' questo che vorresti fare, perchè almeno nel sonno sembra tutto più veloce e poi hai la capacità di capire quando un sogno è un sogno e qualunque cosa brutta possa capitarti saprai sempre come venirne fuori senza prenderti male perchè è la realtà.
Ieri sono entrata in bagno appena svegliata, ancora la testa un macigno, la bocca impastata dal una dormita venuta male, le mani informicolate che sembrava tenessero ancora in mano una matita, evitando di incrociare il mio sguardo allo specchio (chi vorrebbe guardare negli occhi una persona cattiva come me?), e ho pensato che sarebbe stato tutto migliore se in quel momento, in quel preciso momento, mi fossi resa conto che si trattava solamente di un brutto sogno. Sbattere gli occhi, guardare la croce sul tetto della chiesa davanti alla nostra finestra del bagno, scuotermi un po' e dirmi "cazzo, Fulvì, per fortuna è tutto un incubo! adesso ti svegli e sarà tutto bello come quando ti sei addormentata". E invece il giorno prima ti sei addormentata sapendo che domani sarà un altro giorno che non sarà uguale a tutti quelli che hai passato negli ultimi sette mesi, giorni in cui ti eri abituata a contare su qualcuno e a sentire che qualcuno poteva contare su di te.
E adesso sei sveglia. E questo non è un sogno. Fulvia ha sbagliato e qualcuno dall'alto ha deciso comunque di darle un'altra possibilità.
Grazie.
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alle 18:54
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domenica, 15 giugno 2008
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alle 14:02
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lunedì, 14 aprile 2008
Uscire con me da sempre ed indubbiamente grandi soddisfazioni, soprattutto perchè una serata fatta di cinema e pina colada (una sola!) può magicamente trasformarsi nello show comico della settimana (passata o a venire non c'è problema). ieri sera, prese dalla depressione post-elezioni, Fulvia e Jun hanno deciso di intraprendere la via del diverimento legale, concedendosi un George Clooney e una Renèe Zellwegger al Cinecity e un successivo cocktail al matilde (ore 00:35), dove non c'era nessuno a parte loro due e i camerieri (e tredici euro in più in cassa quando se ne sono andate, LADRI!). la serata era propizia alle confidenze, così le nostre due eroine si sono ritrovate a blaterare sempre delle solite cose almeno per mezzora chiuse nella punto nera di Jun, che essendo la maggiore apportatrice di confidenze e lamentele, è pure giusto che ci metta la location.
ore 02:15 arrivate ad alcuna conclusione a cui si era giunti già nove mesi fa, almeno da parte mia (ovvero: il fattone ha le sue priorità e Jun non può farci niente, sta a lei decidere se accettare di rimanere una priorità secondaria oabbandonare del tutto l'amo), Jun e Fulvia decidono di dirigersi a Lettolandia, per riflettere sui fatti delle reciproche vite. E invece no! il fato ha preparato per loro una sorpresa di quelle grandi davvero (e dire che sono già passate tre settimane da Pasqua!). davanti al portone del condominio di Fulvia, un'audi nera parcheggiata senza segni di vita è attorniata da un capanello di strane persone che si muovono come i Sims quando scoppia un incendio. Appena Jun si ferma una donna con il cappotto bianco e i capelli biondi si avvicina alla Punto con aria semidisperata.
FULVIA: "Tira tira giù il finestrino. Apri apri, hanno bisogno di aiuto!"
JUN: "ho capito ho capito"
DONNA BIONDA: "Scuzate, non è che avrezte gazolio perrr cazo?"
JUN: "eh, veramente no, ma che è successo?"
In quella dall'Audi esce il rumeno quello che sta al quinto piano e lavora al Contarena, insieme alla sorella (Andreea, quella strafiga da paura con i capelli biondi lunghi e vaporosi), con cui abita. Naturalmente dalla macchina esce pure la sorella, stratirata e con un'aria scocciata, la tipica aria: cazzo stanno facendo questi rincoglioniti, io mi sono messa figa e voglio andare a ballare.
RUMENO: "ehi, ma io ti conosco!" seguono grandi salutoni a Fulvia.
RUMENO: "allora signorina, le pare l'ora di tornare a casa?" rompicazzo.
Morale della favola: Fulvia e Jun caricano una tanica e il rumeno a bordo, per portarlo al primo distributore self service e fare rifornimento di gasolio perchè, come ci tiene a spiegare Luciano (il rumeno. che qualcuno dovrebbe spiegarmi come si fa un rumeno a chiamare Luciano), il ceco ("non ceco nel senso di ceco, guidava lui! della repubblica ceca, dico!) si era sbagliato e aveva messo benzina invece che gasolio nella macchina a gasolio. La macchina era andata a aventi per un po' e poi PUFF, si era fermata. STRANO, CAZZO!
ore 02:45 Tornati in condominio Jun sale nell'appartamento di Fulvia a farsi un Beilis e a guardare un due foto sul computer (che sono sempre quelle), oltre che a commentare come adesso si spiega il motivo per cui in Romania abbiano le macchine scatafasciate: se continuano a trattarle così! Naturalmente mezzora dopo i rumeni dell'Audi erano ancora lì. e soprattutto c'era ancora Andreea, poverina, ad aspettare con aria sempre più incazzata.
In certi momenti mi verrebbe voglia di dare ragione a Jun quando mi scrive:
ire 03:15 "Ha ragione la Santanchè: ROM FUORI!"
Postato da LaFulvia
alle 11:56
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venerdì, 04 aprile 2008

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alle 12:44
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sabato, 16 febbraio 2008
Ero piccola. Ero ignorante. Ero sprovveduta e innocente. Ed ero appena stata mollata dal più grande errore della mia vita.
Mia nonna iniziava già a mostrare una serie di piccoli segnali non ancora perfettamente interpretabili che avrebbero dovuto prepararci alla sua morte più di quanto in realtà non ci giungemmo, quattro mesi dopo, la mattina di San Valentino di due anni fa.
Quella domenica pomeriggio non so perché fossi a pranzo da lei, era una cosa che non facevo da tantissimo tempo, che man mano che passavano gli anni facevo sempre di meno; andare in quella casa del Bronx udinese, al quarto e ultimo piano di un palazzo che una volta era blu e adesso era azzurro grigio mi metteva un misto di tristezza, amarezza e nostalgia di quando il mio gioco preferito era fingere di svenire dopo aver dato un morso a una mela rossa, di quando ero innamorata di Filippo il bambino biondo dell’asilo, di quando mio papà mi chiamava ancora Titti e non mi dava della deficiente ogni cinque minuti, di quando pensavo di essere una principessa e nessuno si preoccupava di informarmi che non era per niente vero.
Dopo pranzo me ne stavo seduta al tavolo della cucina guardando mia nonna lavare i piatti e tirare l’occhio sulla nuova pettinatura di Orietta Berti a Buona Domenica. Mio nonno era in salotto a guardare la televisione, la dentiera già messa in bagno, in attesa del caffè. Mia zia, quella che vive da sola e ha l’amante da dieci anni, era appena tornata a casa.
Non ero felice. La testa compressa. Gli occhi lucidi, nelle orecchie un rombo sordo e nello stomaco troppe pizzelle e frutta buona e gelato e uno scacchetto di cioccolato fondente. Volevo qualcosa di indefinito, forse, adesso che ci penso a posteriori, un digestivo. Orietta Berti cantava Quando la barca va e Laura Freddi ballava scompostamente facendo facce alla telecamera. Costanzo rideva e Lippi aveva la solita faccia da finto deficiente.
“Fulvietta. Ti faccio vedere una cosa?”
Sembrava stare meglio negli ultimi mesi. Meglio dell’ultima volta che aveva finito la chemio. Era più paffuta, ma era anche più bianca. Aveva le mani quasi trasparenti.
“Cosa?”
“Non dirlo al nonno, che dopo si imbarazza.”
Quel pomeriggio mia nonna Noemi mi ha letto al prima lettera d’amore che mio nonno le aveva scritto. Lui era appena arrivato dall’Istria, uno dei tanti esuli del post seconda guerra mondiale. Lei aveva diciotto anni e abitava nelle campagne di Palmanova. Si erano conosciuti una settimana prima e lei aveva già una specie di fidanzato. Mio nonno le aveva scritto una lettera con la sua calligrafia svolazzante e inclinata a destra con una serie di concetti stucchevoli e melodrammatici che in un altro momento mi avrebbero fatto vomitare, ma quel giorno, con mia nonna che mi leggeva a bassa voce parole di primavera e di amore nuovo, e intanto guardavo l’anello minuscolo che lui le aveva messo nella busta, in quel momento volevo piangere e basta, pensando che nessuno avrebbe mai scritto parole così per me. Pensando a quanto era bello un amore nato in un giorno e durato per anni. Pensando che volevo rimanere nipote così ancora e ancora.
“Questa te la lascio. Non adesso però.”
Ripiegò la lettera e la infilò con l’anellino sotto i fazzoletti nella scatola da dove l’aveva tirata fuori.
Non l’ho più vista quella lettera. A volte, quando ci ripenso, mi convinco quasi che l’amore esista davvero.
Postato da LaFulvia
alle 14:01
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venerdì, 15 febbraio 2008
L'ammore questo folle sentimento che...
...non esiste. Okay, lo ammetto, mi sono ricreduta. Dai, guardiamoci in faccia e abbiamo il coraggio di dirlo. In fondo Ivana ha ragione. In parte. Perchè lei dice che l'amore non esiste dopo i trenta, io dico che l'amore non esiste mai. Beh, almeno, non l'Amore quello dei film, quello di Harry ti presento Sally, del Paziente inglese e di Casablanca. Forse quello di Via col vento sì, però, un prodotto di Hollywood che avrebbe potuto diventare antesignano di un nuovo tipo di fare cinema, più vicino alla realtà,più neorealista per come l'intendo io, e invece. Rossella ama non ricambiata, finge di amare chi la ama per usarlo, poi ama di nuovo e poi se la prende del culo. Ecco, più o meno come accade a chiunque nella vita di tutti i giorni. Se l'Amore esistesse non succederebbero queste cose. Se l'Amore esistesse gli uomini non sarebbero tutti degli ignobili stronzi, ma sarebbero pervasi da sentimenti affettuosi e attenti. Non baderebbero solo al trittico tette-culo-figa, ma andrebbero oltre, ad esempio si soffermerebbero sulle gambe o sulle mani (preferisco l'uomo feticista che l'uomo di Neanderthal). Sarebbero vittime di fulminanti colpi di fulmine, si farebbero problemi a uscire con una tipa più piccola di loro di dieci anni e che chiamano solo per scopare, non scriverebbero messaggi allusori alla migliore amica della loro morosa, non farebbero commenti volgari in presenza di una loro amica particolarmente sensibile, non ti scriverebbero messaggi carini dichiaratori di amore sempiterno ogni sei mesi e poi la morte, non si incazzarebbero come delle bisce dandoti della puttana se tu "no sabato non possiamo vederci prima delle sette e mezza perchè devo andare a fare il palo a Innovaction Young", non ti abbandonerebbero nel bel mezzo della serata per farsi i cazzi loro. Non ti chiamerebbero solo quando hanno bisogno. Capirebbero quando sei delusa. Cercherebbero di rimediare. Ma non lo fanno. E in fondo, se l'amore esistesse, io non sarei da sola. Se l'amore esistesse avrei accanto a me quella gran sòla di Luca il mio amore delle medie, che se fosse stato amore - amore quello vero - non si sarebbe rivelato una catastrofe sotto ogni aspetto (e questo dopo cinque anni che neanche ci eravamo mai visti e dopo cinque anni di amore incondizionato a senso unico da parte mia). Se l'amore esistesse, la Zecca lo sarebbe stato, ma così non è stato (anche qui: due anni di amore doloroso amore non ricambiato e poi, dopo tre anni, lui torna e c'è il dramma: non mi piaceva più. Stavolta è stato lui a starci di merda. Gli sta bene. Bastardo. Ops). Se l'amore esistesse Hollywood non avrebbe motivo di esistere e, probabilmente, nemmeno la droga e l'alcol.
Postato da LaFulvia
alle 12:55
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Questo è il secondo blog di Fulvia Sperelli, che prima non si chiamava così, ma adesso sì, perchè vuole mantenere l'anonimato, ma non ce la farà per molto.
E anche se il titolo non viene fuori tranne che sulla barretta in alto, il titolo di questa pagina web è CECI N'EST PAS UN BLOG.
Have enjoy.
Questa è Fulvia
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Fulvia abita una società composta da
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