
venerdì, 05 settembre 2008
E' forse da troppo tempo che non entro in questa stanza per lasciare segni della mia presenza. In questi giorni di silenzio forzato ho dovuto fare i conti con ben altre parole e con ben altri rumori, passando almeno tre settimane di vita come se fossi su un tapìrulan e dovessi correre per forza per non cadere. E come se questo tapìrulan aumentasse sempre la velocità e io dovessi correre correre correre, e so che il momento in cui non ce la farò più e sbatterò la faccia è molto vicino. Il 15 agosto sono partita per Barcellona, vacanze all'insegna della cultura e della sangria; Gaudì lasciamo stare che non mi piace e non mi piacerà mai, era semplicemente un pazzo megalomane che avrebbe fatto meglio a limitarsi alla scultura (questo è il mio pensiero, non sopporto le cose troppo elaborate). Dopo dieci giorni di full immersion nell'ignoranza più totale ho pensato bene di continuare a ledere la mia ormai quasi del tutto scomparsa salute fisica andando ad abitare nella casa nuova, insieme a Simone, Moba e Pierino. Una fortuna di casa inaudita a un prezzo modico e in ottime condizioni. Una fortuna talmente grande che sento pendere la spada di Damocle sulla mia testa, pronta ad aprirmi in due il cervello in modo da rimediare a cotanta casalinga botta di culo. E intanto si continua a fare quello che si è sempre fatto, ovvero iniziare con uno spritz bianco e bruchetta all'aglio alla polse, il tutto condito con un beneaugurante "stasera sono stanca, non bevo tanto", preceduto dal solito e ormai rituale "ma Fulvì, stasera esci?" "sì" "ti sbronzi?" "no stasera no, non sono in forma". Ovviamente si va a finire minimo alle due con una tale quantità di liquidi in corpo che quando Moba dice che sono gonfia di alcol inizio a pensare che abbia ragione.
D'altra parte, ultimamente, chi non conosce le mie sane abitudini e non mi vede da un po' di tempo, mi accoglie sempre con un ottimo: "Fulvia ti vedo in forma". Io naturalmente rispondo sempre con: "Ah grazie, vuol dire che sono ingrassata." Solitamente la risposta dell'altra persona è una risata e un: "Stai benissimo davvero, e poi le tette sono sempre quelle". Odio che la gente parli delle mie tette perchè vuol dire che le guardano. E se c'è un'altra cosa che odio, più che ne parlino, è che le guardino. E un'altra cosa che odio è che le zanzare tigre mi pungano sulle tette attraverso la maglietta. Penso che questa sia la cosa che odio maggiormente. E' oltremodo fastidioso ritrovarsi un bubbone di forma scomposta (solitamente assumono la forma di dinosauri, l'altro giorno salutavo sul mio corpo un triceratopo, un brontosauro e un tirannosauro) esattamente dove finisce il reggiseno, procurandoti ancora maggiore fastidio. Probabilmente l'unica soluzione è smetterla di spalmarsi la crema alle ciliegie dopo la doccia e rassegnarsi a puzzare in modo da fornire un ottimo repellente naturale alle malefiche zanzare tigre.
Ho avuto altri dubbi a riiniziare a scrivere su questi schermi per altri motivi, poi. Il primo è che mi è stato detto che tenere un blog è una cosa infantile. D'impatto l'ho semplicemente mandato affanculo (vaffanculo!) a prescindere, poi però ci ho pensato. Forse dovrei iniziare a considerare seriamente il fatto che sia un po' da bambino ingenuo ed erroneamente speranzoso nel mondo pensare che a qualcuno interessino veramente tutte le stronzate che riverso su internet e che prima o poi questo mi sia utile a realizzare l'unico sogno della mia vita, ovvero diventare una scrittrice di successo? Mah. L'altro motivo è che si sta purtroppo riverificando un altro problema, che questo doveva essere un blog quasi privato, per poche scelte persone conosciute e si sperava (vana speranza) molte persone sconosciute. Sto notando che le persone conosciute che leggono stanno aumentando e questo tarpa considerevolmente le ali della mia libertà di espressione. Pazienza. Me ne farò una ragione. Non è mai stata mia intenzione mantenere una buona reputazione sociale. Finirò chiusa da sola nella mia nuova casa in via Rivis, con Mario che mi cammina tra le gambe facendomi le fusa e attaccandomi la rabbia, son dell'alcool dell'eurospin e nessun amico. Perchè è così, alla fine. Tutto ciò che può andare male, sta sicuro che andrà peggio.
Postato da LaFulvia
alle 13:16
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Rintracciabile in: autolesionismo, bauhaus, alcol, velleità , ri-flessioni specchiate
sabato, 07 giugno 2008

Catturare per mezzo della fotografia la presenza corporea dell'altro, soprattutto del volto e delle mani, è pari ad una dimostrazione di affetto.
Postato da LaFulvia
alle 21:08
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Rintracciabile in: scripta manent, bauhaus, questa è fulvia
martedì, 22 aprile 2008
Quelli del Bauhaus erano proprio dei lesi veri.

E Oskar Schlemmer era il più malato di tutti.
P.S. E' martedì pomeriggio, sono nell'aula computer dei reietti, quella dove il telefono non prende neanche se esci, ho caldo e fuori probabilmente tra poco pioverà, mi sto rincretinendo davanti alla tesi di Adela la Moldava e soprattutto di fronte alle inusitate e di pessimo gusto richieste della sua relatrice. In questo momento vorrei essere una marionetta del Triadisches Ballet, magari non quella vestita da moka (ma anche se mi appioppano la moka va bene lo stesso). Vorrei che la ginecologa non facesse quelle facce strane ogni volta che vado da lei (ma stamattina abbiamo raggiunto risultati inusitati, sono pure riuscita a farla sorridere, probabilmente perchè continuavo a darle ragione). Vorrei che arrivassero presto le sei.
Postato da LaFulvia
alle 16:46
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Rintracciabile in: cultura, bauhaus
Questo è il secondo blog di Fulvia Sperelli, che prima non si chiamava così, ma adesso sì, perchè vuole mantenere l'anonimato, ma non ce la farà per molto.
E anche se il titolo non viene fuori tranne che sulla barretta in alto, il titolo di questa pagina web è CECI N'EST PAS UN BLOG.
Have enjoy.
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