
domenica, 28 settembre 2008
Tanto tempo che non scrivo su questo blog. Tanto tempo che penso a cosae belle, o che sarebbe bello scrivere e basta, e non trovo mai un abbastanza disteso lasso di tempo da dedicarci. Pazienza, confido che quando avremo attivato l'adsl in appartamento sarà tutto più semplice. Potrò connettermi quando vorrò e scrivere quando mi verrà l'ispirazione, senza dover aspettare di passare in Domus o di aver voglia di ricnchiudermi in qualche puzzolente aula Internet di qualche puzzolente sede universitaria.
Domani ricominciano i corsi, anche se io li ricomincerò giovedì, è rassicurante sapere che avrò qualcosa da fare e qualcosa che mi obbligherà a svegliarmi presto la mattina (almeno il giovedì e il venerdì) e quindi ad andare a dormire relativamente presto la sera. Le vacanze sono finite. Capitolo chiuso. Ora iniziano l'impegno e la dedizione. per concretizzare qualcosa di questa vita allo sbaraglio che ho condotto da qualche tempo a questa parte. Gambe in spalla e testa sulle spalle (troppo peso hanno da sostenere queste spalle) e via. Il segno inequivocabile dell'inizio della nuova stagione è stato dato da quel noto profumo che sento ogni anno nell'aria in questo periodo. Sono anni che vado in fissa con questo profumo, inebriandomene appena me nearrivi una sola piccola zaffata, e ancora non so cosa sia con precisione. E' odore di fiori misto ad aria fresca misto a resine, ogni volta che lo sento è come un dejà-vùu, un misto di profumi e odri già sentiti che si combinano in una fusione esplosiva che BAM mi riempie le narici e i polmoni (e fa bene un po' di sano profumo ai miei polmoni corrosi dal fumo).
Da almeno due settimane a questa parte non riesco a stare un giorno senza piegarmi in due per il mal di pancia. Simone dice che è per via dell'alcol e della mia scorretta alimentazione, Maman dice che è per via del nervosismo e della mia scorretta alimentazione (perchè mangio schifezze, sostiene. Il che non è assolutamente vero. Non mangio più schifezze da un sacco di tempo). Io sono propensa a dare ragione a Maman. Perchè la mamma ha sempre ragione!
Postato da LaFulvia
alle 14:04
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venerdì, 05 settembre 2008
La ginecologa continua a chiamarmi, io semplicemente non voglio risponderle. Che problema c'è? La smetterà prima o dopo, no? Tanto lo so già cosa vuole dirmi, vuole dirmi che il dieci ho l'appuntamento per parlare del fatto che sono contratta al basso ventre. O meglio, che ERO contratta al basso ventre. Adesso non lo sono più e il tutto non grazie a lei, anche se è convinta che sia stato merito suo, delle sue parole e delle sue straminchia di storie sui cinesi che vogliono fare la pastasciutta senza sale. Sì, domani. Mi ha intortata già tre volte e come sempre alla terza volta ho iniziato a raccontarle la solita gigantesca vagonata di stronzate per farla contenta. Non capisco perchè continui a darmi appuntamenti e sia così stramaledettamente fissata di rendere ottima la mia vita sessuale. Cosa gliene frega? Forse per i 100 euro a visita? Mah. O forse perchè è una filantropa che vuole semplicemente la FELICITA' delle donne. Ma chi se ne frega. Tutte queste fissazioni sul piacere corporeo e ba ba ba. Io non ci credo e basta. E non mi interessa. D'altronde si sa che adoro farmi del male, quindi raggiungendo un ottimo livello in quanto a sesso andrei contro una delle mie peculiarità e regole di vita. E poi, ginecologa di sta cippa, in UNA cosa potevi essermi utile e non l'hai fatta. Volevo la pillola ed è da sei mesi che mi mandi avanti e indietro dall'ospedale a farmi fare visite di qua e di là e ancora non hai strappato un fogliaccio di carta per scrivermi sopra la ricetta. Vaffanculo scusa. In compenso ho scoperto che molto probabilmente dovrò iniziare a prendere le pastiglie per il cuore come fa mio padre che ha sessantanni, il tutto perchè il mio livello di ossitocina è più alto del normale, e "non che sia un rischio, perchè alla fine non lo sanno neanche i medici che cosa comporti, però intanto di pigli le pastiglie". Rivaffanculo. Anzi, non ti dò nemmeno la soddisfazione di risponderti. Continua pure a chiamarmi. Io sono alle Seychelles. E qui provo un orgasmo naturale indotto solamente guardando fuori dalla finestra. E non mi serve nemmeno la pillola.
Postato da LaFulvia
alle 13:50
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mercoledì, 30 aprile 2008
Stanotte Fulvia aveva una bottiglia di Bayleis a metà sul comodino (uno dei due, precisamente quello di sinistra), sopra il libro sulle nanotecnologie (mai finito). Stanotte Fulvia aveva uno scacciapensieri tra le dita, che impestava del suo profumo velenoso tutta la camera che Tiziana le ha lasciato fino al 5 maggio. Non è riuscita a metterci dentro tutto il fumo che le era rimasto. Il computer sulle gambe, seduta sul letto, ad ascoltare con gli auricolari dell'I Pod (che non si aggiorna più) musica di un anno fa e di un mese fa. Cercando di risolvere da sola le mille cose irrisolte che ora sono tornate fuori e a cui se n'è aggiunta un'altra, di cosa irrisolta. Quando il vaso aveva iniziato a s-riempirsi ha ricominciato inaspettatamente a traboccare. Perchè la qualità degna di nota di riuscire a osservare un sacco di cose apparentemente insignificanti, può facilmente trasformarsi nel difetto poco piacevole (soprattutto per sè stessi) di riuscire a osservare un sacco di cose apparentemente insignificanti. E comporle in un puzzle a proprio dis-piacimento. Fulvia sta conoscendo inconcludenza, insolvenza, indifferenza e insensatezza. E' proprio una ragazza "in".
Postato da LaFulvia
alle 15:08
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venerdì, 11 aprile 2008
Anche se ieri sera sapevo benissimo che appena sarei entrata in appartamento mi sarei ritrovata completamente al buio, non mi dispiaceva pensarlo. Non mi dispiaceva pensare che avrei accesso mille candele in salotto, sperando che la presa vicino al telefono fosse una di quelle indenni (già, perchè la luce è andata via, ma alcune prese vanno - miracolosamente, spettralmente e fortuitamente) e di poterla così usare per attaccarci il computer, completamente scarico. Non mi dispiaceva guardarmi camminare per i corridoi di quella che ormai è diventata "la casa della nonna", inseguita dalla mia ombra stampata sul muro dalla luce del candelabro. Come una rediviva Jane Eyre, o Elizabeth Bennet. Salendo in ascensore, caricata del mondo (borsa con cinque quaderni, borsa del computer con la carcasse del computer stesso dentro, tre libri arrivati freschi freschi da Bol giusto nel pomeriggio), i capelli raccolti di nuovo, per la prima volta quest'anno, pensando a quanto cazzo sono indietro all'università, alla nullafacenza, al modo più veloce per guadagnare soldi continuando a fare quello che mi riesce meglio (sparare stronzate e fare la consulente dello shopping) - ridevo. Ridevo e basta. Mi guardavo allo specchio e ridevo, in quel modo serio ed entusiasta che ha Catherine in Jules e Jim. Una volta in appartamento ho sbattuto contro i muri cinque volte prima di trovare le candele (il cellulare, morto anche lui, non poteva neanche farmi luce), bestemmiando mentalmente Dio e la Madonna e pure Tiziana (maledetta a lei con la presa che funziona vicino al suo comodino), perchè lo so che non si fa, ma in certe situazioni il massimo che si può richiedere è che non si faccia A VOCE ALTA. Dopodichè ho iniziato a girare tutte le spine per controllare quali funzionavano, mentre Tiziana parlava a voce inusitatamente alta al telefono, nel terrazzino della cucina, rendendomi involontariamente partecipe delle sue ultime vicendo ammmmorose con il ventunenne Paolo, anche detto da Ivana "il bimbo" (la Tiz ha ventisei anni) e da lei per nulla approvato. Se non fosse che per colpa di questo Paolo Tiziana adesso mi torna a casa il lunedì invece che il martedì, io la appoggerei in pieno. Ho chiamato Iris, io dislessica per il nervoso e per la contentezza. Contentezza di cosa? Di una giornata iniziata a mezzogiorno e mezza, una giornata in cui ho preso più pioggia di quanta non ne avessi presa durante tutto l'inverno, di una giornata passata a disegnare ferri in aula cad all'università, di una giornata che alla fine mi ha dato tre spritz, nessuna cena seria (come ormai è abitudine) e del fumo di quello buono, come non ne fumavo dai tempi belli sul davanzale del bagno della Domus. Alla fine di certe giornate, alle due di notte, circondata in sala da dieci lumini da cimitero, cercando di impaginare due tavole per oggi, consapevole che alla fine, oggi, avrei fatto solo una revisione (delle due che avrei dovuto fare), alla fine di certe giornate esegui un brain storming con te stessa, scrobblando tutte le ore da quando ti sei svegliata fino a quel momento e tra tutto ti rimane certamente IL momento per eccellenza, quello per cui quel giorno è stato degno di essere iniziato a finito. E il mio momento di ieri è stato un abbraccio di entusiasmo davanti alle porte chiuse di un ascensore.
Postato da LaFulvia
alle 11:36
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sabato, 29 marzo 2008
assunto numero 1: sono rincoglionita
Sono poche le certezze che si possono avere nella vita. Ogni nostro giorno è costellato da dubbi, incertezze, domande alle quali non potremo mai dare una risposta e, nel momento in cui lo faremo, non potremo comunque dire che sia quella definitiva. Ebbene, in una società caratterizzata dall'angoscia e dalla mancanza di punti fermi, è mia intenzione rassicurare chiunque che in effetti qualcosa di certo, pochi ma fondamentali assunti imprescindibili, esistono: il primo di essi è che Fulvia Sperelli è una completa rincoglionita. E' da una settimana che sto cercando di accedere a questo blog per scriverci qualcosa, e ogni volta sbagliavo a inserire il nick, ragion per cui è da una settimana che bestemmio contro splinder (e quindi, non essendo colpa di splinder bensì mia, bestemmio semplicemente contro me stessa). Medito di riprendermi definitivamente dopo aver metabolizzato questo primo assunto fondamentale e di tornare più rincoglionita che mai a infestare internet con le mie colossali puttanate.
Ave popolo, vostra Fulvia in posizione Nadu.
Postato da LaFulvia
alle 10:49
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Rintracciabile in: gli assunti
Questo è il secondo blog di Fulvia Sperelli, che prima non si chiamava così, ma adesso sì, perchè vuole mantenere l'anonimato, ma non ce la farà per molto.
E anche se il titolo non viene fuori tranne che sulla barretta in alto, il titolo di questa pagina web è CECI N'EST PAS UN BLOG.
Have enjoy.
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