domenica, 15 giugno 2008

Shopping e matrimoni

L’obiettivo della natura è l’uomo, l’obiettivo dell’uomo è l’arte. Sì, infatti, se non avessi da studiare cento anni di architettura contemporanea e non avessi bisogno di uscire di casa, tutto ciò sarebbe molto più realizzabile. Invece sono costretta a trascurare nella mia vita l’unica attività che mi piace più di qualsiasi altra cosa, lo scrivere. E’ per questo che codesto blog ultimamente sta un po’ languendo, e dicendo “un po’” mi rendo conto di stare usando un eufemismo. Peccato. Ci sono stati giorni, soprattutto la scorsa settimana, in cui mi sentivo naturalmente propensa a scrivere qualcosa di bello, ma non ho potuto realizzare il tutto perché ho sentito l’impulso irrefrenabile di uscire di casa a comprarmi una maglia nuova (il risultato è stato una camicia viola). Da ciò si potrebbe dedurre che la mia attività preferita non sia lo scrivere bensì fare dello shopping, il che mi farebbe rientrare pienamente in quella categoria femminile da cui cerco disperatamente di uscire (servizio del telegiornale di tre giorni fa: la donna pensa allo shopping una volta ogni due minuti, più spesso che al sesso e a qualunque altra cosa. Triste constatazione, soprattutto per chi non ha notevoli mezzi finanziari come la sottoscritta). A proposito di shopping. Sabato prossimo Fulvia dovrà recarsi nella sua terra madre (nel senso che Maman è di là), cioè le Marche, per presenziare allo sfarzoso matrimonio di suo cugino, per cui ha DOVUTO sottoporsi a quattro ore di ricerca di un abito adeguato all’occasione. Problema (oltre al fatto che avrebbe dovuto occupare quelle ore sviluppando una decente presentazione in power point sull’argomento De Stijl per l’esame di venerdì 20): l’unico abito che le stavo notevolmente DA DIO ed era al di fuori di qualsiasi abito chiunque potrebbe indossare al suddetto matrimonio, beh, quell’unico abito, che è stato anche il primo ad aver provato, costava la disdicevole cifra di 450 euro. Maman dovrà pensarci fino a martedì se prenderglielo. L’alternativa è un vestitino molto triste, marrone, che più che per un matrimonio potrebbe adattarsi a una serata in discoteca, che neanche Maman approva appieno (lo si è letto in faccia quando Fulvia è uscita dallo spogliatoio), ma che ha il vantaggio di costare all’incirca 350 euro di meno. Vita grama, destino triste. Fulvia sta pensando di non andarci per niente al matrimonio, se non che ha promesso a sé stessa che uno degli obiettivi dei suoi 24 anni è, appunto, andare a un matrimonio in pompa magna, come in teoria questo dovrebbe essere. Perché le case di abbigliamento giocano così impunemente sugli impulsi delle persone? E soprattutto, perché il cervello femminile è naturalmente propenso a farsi piacere le cose che costano di più? Certo è che era da un po’ che Fulvia non si innamorava della sua immagine riflessa allo specchio (anche se il reggiseno bianco a fiorellini rossi sfigurava un po’ con quel vestito senza maniche né spalline, corpetto lungo che le fasciava vita e pancia e gonna lunga fino a metà polpaccio con le stecche – con le stecche! Dio, ho sempre desiderato un vestito con la gonna a stecche – che la faceva sembrare una sorellastra di Cenerentola, solo un po’ più bassa e con il culo meno grande). E un evento del genere non può assolutamente venire trascurato.

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mercoledì, 21 maggio 2008

Quello che mi merito

Non sono portata per un sacco di cose. Non sono portata per il matrimonio, ad esempio. E credo, anzi, ne ho la assoluta certezza, di non essere portata nemmeno ad avere figli. Amo che la gente mi odi, adoro stare sul cazzo alle persone, mi trovo a disagio se qualcuno ha un'ottima opinione di me, perchè so di non meritarmela. /// Oggi ho avuto l'ulteriore conferma di quanto il mio cervello stia inesorabilmente sfumando e di quanto intuili siano i miei sforzi per mantenere delle relazioni sociali o dei rapporti convenzionali perlomeno decenti. / Ero rimasta d'accordo con mia madre che mi passasse a prendere alle otto e dieci stamattina per venire in università a usare i maledetti computer dell'aula cad (sul mio portatile il file megagigante del laboratorio che avrei dovuto dare tre mesi fa non va); e mi ha trovata a letto. Non sono quasi riuscita ad alzarmi. (PARENTESI: mia madre pensa che io abbia dei problemi. Ha ragione. Se c'è una, una cosa che odio, più di stare male da sola, più di deludere chiunque, più di sapere che sto buttando la mia vita a puttane, più più di tutto questo, se c'è una cosa che odio è sapere che mia madre si preoccupa per me. Vedere nei suoi occhi l'espressione "Fra che cazzo combini". Gliene ho fatte troppe. Vorrei solo che fosse contenta di me e so che se sapesse come tuttora conduco le mie giornate, non lo sarebbe per niente. Anzi, probabilmente le verrebbe un colpo apoplettico) /// Alle dieci e mezza avevo revisione per il suddetto laboratorio. Mi sono svegliata alle undici. Ho scritto alla prof per scusarmi. Lei è sempre carina e gentile con me, pensa che sia una ragazza affidabile e tutto il resto. Penso che ora mi odi. /// Approfittando del fatto che Jun mi avesse scritto di essere per strada per andare in università l'ho chiamata praticamente supplicandola di passarmi a prendere (non è vero, io non supplico mai). E' passata. Penso che ora mi odi, anche perchè le dico sempre un sacco di cattiverie. Perchè non sopporto ammetterlo, ma di natura sono esattamente come mio padre, che ha un  carattere di merda e gioca su ebay e una volta l'ho beccato su un sito porno. Io non ci vado sui siti porno, forse dovrei iniziare a farlo, o a fare un sito porno (al che mia madre si procurerebbe una rivoltella e si tirerebbe un colpo alla tempia prima ancora che le venisse un colpo apoplettico). /// Naturalmente ho dimenticato la chiavetta USB a casa, quindi all'università non ho potuto mettermi a disegnare come era mio programma (vedi sopra). Lezione non c'era. Non c'era niente. Non c'era neppure una colazione nello stomaco. Ho mangiato un panino con Simone seduti sugli scalini del giardino interno dell'università. Simone c'è quasi sempre, o almeno, c'è quando non so che mi serve. Oggi mi serviva anche se non lo sapevo. Mi serviva per inquadrare bene le mie priorità e la soluzione più veloce ai miei problemi: uccidere le persone che mi danno fastidio, in particolare, mentre stavo parlando di altro e vedevo Jun arrivarci incontro attraversando il cortile, ho concluso che l'avvelenamento può essere una buona soluzione. In particolare (ancora), trovo che del buon topicida in dosi massicce possa fare al caso mio. Nel caso non bastasse, comunque, posso sempre aggiungerci del sano arsenico estratto dalla carta moschicida. /// All'una e mezza mi sono ricordata che ieri mattina (giornata di merda, a Venezia con l'acqua alta il 20 DI MAGGIO, ma si può? ho preso tanta di quell'acqua che tornata a casa ero indecisa se farmi la doccia o meno) avrei dovuto scrivere all'architetto per dirgli che l'appuntamento era spostato a domani a mezzogiorno e non oggi alle due. Naturalmente non avevo il numero per avvertirlo così è venuto all'università inutilmente. Penso che ora mi odi e, esattamente come la prof di cui sopra, stia iniziando a pensare a quanto io sia in realtà inaffidabile e poco seria. /// sono tornata in appartamento in bici, ho preso la chiavetta, ho preso le sigarette e un accendino, ho dato il regalo di compleanno a Ivana (ha fatto gli anni più di una settimana fa. Mi odia)*** e ho mandato solennemente a cagare Patrizia (la Mamma) che mi ha detto di scopare per terra. Vada a fare in culo, ho fatto le pulizie di tutta la casa sabato e non intendo scopare la polvere inesistente. Penso che ora mi odi, in realtà penso che mi abbia sempre odiata e in fondo fa bene a farlo perchè io se potessi la soffocherei nel sonno infilandole un vibratore over-size in bocca e spingendoglielo in fondo ben bene fino a chiuderle del tutto laringe e faringe insieme (ho pessime nozioni anatomiche, lo so). /// Ho ripreso la bici, mi sono ricatapultata ai rizzi rischiando la vita quelle cinque volte, semplicemente perchè non guardavo attraversando la strada. Stupida Fulvia, è il momento peggiore per morire. Hai 24 anni, la gente ti vuole inspiegabilmente bene nonostante tu sia una testa di cazzo (questo sarebbe un buon motivo per morire), hai appena perso tutto quello che hai scritto in una vita di produzione para-letteraria (questo sarebbe un buon motivo per morire: sopprimermi per non produrre altra spazzatura) e non hai ancora raggiunto un orgasmo come si deve (questo sarebbe un buon motivo per morire: secondo me un orgasmo come si deve è deludente al massimo, chissà cosa penso che sia! Sarebbe meglio morire con ancora l'illusione). Non puoi assolutamente morire ora (eh no!). Questo ragionamento l'ho fatto quando ho parcheggiato il bolide, canticchiando Champs Elysèe e facendo tintinnare il bracciale che ho comprato ieri in treno a una sordomuta (2euro, che per quanto faccia schifo non si trovano cose che fanno più schifo a meno soldi in negozio. E comunque ho fatto una buona azione. Circa). /// E comunque no, non posso morire ora.

*** Ivana la ucciderei infilandole un tubo su per il retto e iniziando a pomparle dentro qualsiasi tipo di cibo fino a farla scoppiare; per essere precise, darei la preferenza ai suoi cibi preferiti. Inizierei con almeno tre barattoli da 500 grammi di insalata russa e uno di salsa capricciosa. Poi passerei alla paella surgelata dell'Eurospin, in quantità da definire sul momento. Un po' di minestrone di quello che fa lei e poi una cinquantina di acciughe, quelle che mi mangia davanti agli occhi la mattina alle dieci mentre sto facendo colazione e che emanano un fetore pestilenziale. Concluderei con degli spaghetti al pesto della Pam (quello bbbuono) e con dei cordon bleu, sempre il quantità da definire sul momento, naturalmente triturati a mò di pappina sennò non ci passano. Avevo anche pensato a dei cannoli siciliani, quelli con i pistacchi, però è uno spreco

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venerdì, 04 aprile 2008

gara di nasi parte prima

Che Fulvia abbia un debole per i nasi si sapeva. Che Louis Garrel rappresentasse pienamente tale fissazione, forse ancora non si sapeva - e si sarebbe stati benissimo ugualmente anche senza saperlo.

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domenica, 30 marzo 2008

un pigiama rosa a pois come me

Volevo informare i gentili astanti di queste pagine che, oltre ad essermi messa il pigiama più FIGO nella storia dei pigiama (una cosa che potrei beffardamente indossare in una delle mie migliori serate in quel di (solit)udine), sono discretamente allegra, non tanto, tuttavia, da non rendermi conto che i miei gusti musicali ultimamente dipendono quasi esclusivamente dagli altri. Non tanto, tuttavia, da mettermi ad ascoltare justin timberlake gigi d'alessio fabri fibra (che in fondo è un mio concittadino, non essendo io di udine, ma di ben più giù, della MERAVIGLIOSA e mai vissuta pienamente Senigallia-spiaggia-di-velluto, dove spero di tornare  - se non per colossali serate amichevoli all'insaputa di parens e parents, ovviamente - solamente fra molti anni) e degni compagni. AdoVo gli avverbi e qualunque altra particella grammaticale atta a soddisfare la frase al di là delle proprie necessità vitali. AdoVO il rosa, il rosa come colore e il roso della mia biancheria. Checchè ne dica Ivana. Il rosa è amore a prima vsta. Il rosa è l'unico colore che sarà mio per sempre, il viola che utilizzo al presente momento della mia vita non è che un momento di sbandamento, lo riconosco, ma serve per riconoscere il vero valore del vero amore. Il rosa lo vedo quando spengo la luce. Lo vedo nel mare dell'estate, nel colore dell'ora legale. nella mia mancata femminilità. nell'orgasmo che ho bevuto un'ora fa all'angelo nero. buono, ma troppo costoso. rosa. le lenti degli occhiali che avevo cinque anni fa. il pigiama di oggi. con piccoli pois neri. maniche corte a sbuffo. è estate gente. tirate fuori la lingerie da notte. e una goccia di chanel numero cinque.
Vostra Fulvia, in posizione Nadu.

Postato da LaFulvia alle 00:41
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venerdì, 15 febbraio 2008

Accendini e braccialetti

Per la rubrica "Inutili oggetti del desiderio", segnalo oggi due (in realtà tre) acquisti fondamentali che ogni appassionata di colossali cazzate dovrebbe possedere.
1) il braccialettino dei desideri. costo 15 euro (ma ha i fermaglietti finali placcati in oro bianco - rezpect). Utilità: meno di zero. Il mio braccialettino, di un rosa delizioso, ha scritto sopra "I wish to be a princess" e ancora non si è slegato barra rovinato . 15 euro spesi bene. Checchè ne dicano Valentino e Simone.
2) due accendini della Smoking, anche abbastanza grandini. Costo 1 euro l'uno. Utilità: accendono le cicche (dici poco). La particolarità è che sono uno giallo con la locandina di Kill Bill e un gatto al posto di Uma Thurman; l'altro è rosso arancio con la locandina di Arancia Meccanica e un gatto al posto di Alex Delarge. Detta così potrebbero parere kitch, ma non lo sono. Jun apprezzerebbe molto.

Postato da LaFulvia alle 14:14
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Questo è il secondo blog di Fulvia Sperelli, che prima non si chiamava così, ma adesso sì, perchè vuole mantenere l'anonimato, ma non ce la farà per molto.
E anche se il titolo non viene fuori tranne che sulla barretta in alto, il titolo di questa pagina web è CECI N'EST PAS UN BLOG.
Have enjoy.

Questa è Fulvia

» mi piaci, ah ah
» una simil-vita
» Fulvia la solitaria senza brillante

Fulvia abita una società composta da

» rasputin
» la zecca
» le cose che mi hanno insegnato

Fulvia's love affairs

» quello che manca
» l'ammore questo folle sentimento
» cinica romantica
» la rabbia sobbalza

inutili oggetti del desiderio di Fulvia

» Accendini e braccialetti
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Fulvia in occasioni particolari

» il natale di fulvia
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