
domenica, 16 marzo 2008
Ne “Il mestiere di vivere” Cesare Pavese ha detto che hanno senso umoristico quelli che hanno senso pratico. Perché chi ha senso pratico, a differenza del contemplativo, riesce ad essere staccato dalle cose e comprenderle nel loro meccanismo complesso; solamente chi è staccato dalla cosa riesce quindi a parlarne e a vederla in modo umoristico. Forse è per questo che si trovano poche donne dotate di senso dell’umorismo, il che è una verità assolutamente certa, nonostante nel mondo moderno anche gli uomini stiano perdendo gran parte della loro verve comica, per rintanarsi nei bui anfratti della permalosità e del prendere tutto sul serio. La società moderna è, infatti, prevalentemente contemplativa. La gente è troppo attaccata alle cose, il che è la banalità più assurda che abbia mai scritto su questo blog, ma alla fine è vero. Ammetto anche io candidamente di essere una consumista di prima categoria, anche se io lo faccio sostanzialmente perché mi piace spendere, non perché provo un particolare attaccamento a ciò che compro; l’atto di spendere è una delle azioni migliori che l’uomo possa compiere, è come una favola. All’inizio vedi l’oggetto del desiderio, lo valuti attraverso tutti i sensi del corpo, estrai il portafoglio e SAI che grazie a poche carte ruvide e che puzzano di mani d’altri, quell’oggetto sarà d’ora in poi TUO. Una perfetta storia d’amore ed io sono decisamente romantica per certe cose. Una perfetta storia d’amore che, nel mio caso, va a finire esattamente come tutte le storie d’amore, ovvero con un abbandono da parte di uno o dell’altro: nella miglior tradizione di Fulvia le occasioni in cui è lei a mandare in pensione l’ex-oggetto-del-desiderio e le occasioni in cui è l’ex a scomparire misteriosamente, si equivalgono esattamente.
Ma non è di questo che volevo parlare. Stavo dicendo che nel mondo moderno la contemplazione prevale sul senso pratico e che le donne sono molto più contemplative degli uomini, aspetto che si rivela evidente anche attraverso della semplici analisi di mercato. La mancanza di senso pratico nelle donne viene però spesso interpretata in modo diverso, a volte addirittura esaltata e messa sullo stesso piano dell’Eleganza. In questi casi “eleganza” diventa sinonimo di “sacrificio del senso pratico in nome di un’estetica che in quando bellezza pura non può essere minimamente pratica”. Secondo questa visione, quindi, la praticità assume connotazioni negative, fino ad essere associata a concetti come “trascuratezza”, “sciattezza” e via dicendo. Strani procedimenti sinaptici che non comprendo. Io penso (e qua potrebbero scattare le battute ironiche sulle mie dubbie facoltà riflessive) che non ci sia eleganza dove non ci sia praticità. Praticità intesa sia nell’accezione comune del termine, quindi come la tendenza a coniugare il facile e il comodo, sia nell’accezione di Pavese. Sacrificare la praticità per un’estetica decisa dalla contemplazione è inutile, faticoso e non porta a niente a lungo termine, oltre a costringere chi ne soffre a rimanere costantemente con i piedi per terra, senza assumere il necessario distacco da ciò che gli sta attorno e quindi da coloro che decidono al loro posto ciò che è eleganza e stile. Si può ammirare la voluta mancanza di praticità come sforzo verso la perfezione, a discapito di un benessere personale non percepito dagli altri, si può fare, ma io continuo a non vederne il motivo. E comunque ritengo che la mancanza di praticità non competa solamente alle donne, ma trovi uguale diffusione anche tra il genere maschile, nonostante gli uomini siano usualmente considerati più pratici per una serie di motivi che hanno trovato il loro maggiore portavoce nell’autore di “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere” (1992), tal John Gray.
Gray espresse il suo pensiero in modo illuminante specialmente in un capitolo del suddetto volume, un best seller di diffusione mondiale, diventato famoso anche grazie alla pubblicità gratuita che gli è venuta da “Il Diario di Bridget Jones”; il capitolo era “Mister Aggiustatutto e il Comitato per il miglioramento della casa”. Scrive Gray:
I marziani danno importanza soprattutto al potere, alla competenza, all’efficienza e ai risultati. Vivono mettendosi continuamente alla prova e tentando di sviluppare la loro abilità. Definiscono il proprio senso di sé in base alla capacità di raggiungere risultati. Si sentono realizzati soprattutto attraverso un successo.
Il che passa, usualmente, come la quint’essenza del senso pratico. Scrive ancora Gray, stavolta delle donne:
Le venusiane hanno valori diversi. Per loro importanti sono soprattutto l’amore, la comunicazione, la bellezza e i rapporti interprersonali. Dedicano molto tempo ad aiutarsi e a vezzeggiarsi l’una con l’altra. Il loro senso del sé si definisce attraverso i sentimenti e la qualità dei rapporti interpersonali. Si sentono realizzate tramite la partecipazione e la relazione.
Concludendo potrei riportare una citazione sempre di Pavese, che a mio avviso ne capiva molto più di Gray, infatti Gray ha fatto tanti più soldi di lui.
(Nell’essere pratici)…è implicita una tragedia: ci si impratichisce di una cosa, staccandosene e cioè perdendovi interesse. Di qua, la corsa affannosa.
Naturalmente, di solito nessuno è contemplativo o pratico in modo totale, ma siccome tutto non si può vivere, resta anche ai più navigati sentimento di qualcosa.
Meditate gente, meditate. Io, da parte mia, torno in appartamento e mi fumo una cicca.
Postato da LaFulvia
alle 14:53
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giovedì, 03 gennaio 2008
Sto scrivendo un messaggio a Suze. Nel messaggio c'è scritto, non me lo ricordo, qualcosa come "tutto bene, mi sono accampata nella residenza di campagna, non so se va il riscaldamento, nel caso accendo il camino, sto tornando da Treviso, chiamatemi alle otto e mezza". Come direbbe Tiziano Ferro, fuori è buio. Ma è buio davvero. No, in realtà ci sono un po' di lucine. Paesini friulani dove fanno il frico che non si attacca alla padella e dove magari non arriva nemmeno Alice ADSL. Beh, cazzi loro, almeno sanno fare il frico però. Mentre sto per finire di scrivere il messaggio mi chiama Maman.
"Ohi."
"Eh. Beh. Allora?"
"Bene, bene."
"Tutto bene?"
"Ti ho detto bene. Voi tutto bene?"
"Sì. Hai scritto a Susanna stamattina."
Punto. Sì, ho scritto a Suze stamattina, per chiederle se erano arrivati a Senigallia. Stop.
"Sì. Ascolta. Mi sono trasferita da voi. Per fare quel lavoro su internet. Penso dormirò lì stanotte."
"Ma fa FREDDO. Il papà ha spento il riscaldamento. Il gas!"
"Non è vero. Mi sono fatta da mangiare oggi. Beh senti, mi metterò una maglia, una coperta. Lo sai che lavoro meglio di notte."
"MA FA FREDDO!!"
"HO CAPITO."
"Dove sei?"
"Sto tornando da Treviso. Senti, non ce la facevo a stare a casa oggi, mi veniva l'ansia. La tristezza. Dovevo uscire."
"A TREVISO? DA SOLA? MA IN TRENO?"
Perchè ha sempre questo tono allarmato?
"No, non da sola. Sì in treno."
"Non sei mai stata così in treno come in questi giorni."
In effetti ha ragione. Pensare che fino ai dieci anni non ci ero mai andata in treno. Pensare che ci sono sempre andata pochissimo in generale. Non so se i treni mi piacciono. Magari dipende daò tipo di treno. Dall'odore che ha. Dalla distanza tra i sedili. Dal percorso. Da dove ti porta. Dalle persone con cui stai. Se sei felice o meno di stare con te stessa se stai da sola. Dal libro che stai leggendo.
Kelly e Victor.
Da cosa stai leggendo del libro che stai leggendo.
A volte ti capitano delle cose che si combinano alla perfezione. E anche se non lo sapevi, non te l'aspettavi, quando succede pensi tra te e te: Cristo, era questo quello che stavo cercando. Quello che cercavo da una vita senza nemmeno rendermene conto, e adesso eccolo qua, e che gran fortuna mi è capitata. Non desidererò mai nient'altro.
Premesso che io un certo tipo di libri non dovrei nemmeno vederli da lontano. Perchè lo so che dopo, quando li leggo, mi prendono la gola e mi entrano nel cervello e inizio a pensare come se ci fossi io dentro il libro e me li porto dietro dappertutto e anche se ci metto un mese a leggerli questo non vuol dire che non mi piacciano. E poi ti pigli sempre i pezzi maledetti nei momenti peggiori. Quando sei da sola in una carrozza quasi vuota di un interregionale e prima ancora di aprirlo, il libro, ti sentivi una specie di irrequietezza addosso, quelle irrequietezze che ti fanno sembrare che alla tua vita manchi un pezzo da ogni parte. Guardi la tua famiglia e ti accorgi che le manca un pezzo (dialogo con tuo padre, apertura con tua madre, mancanza di bugie, trasparenza su quella che sei); guardi le tue relazioni interpersonali e ti accorgi che manca un pezzo (no, ne mancano tanti di pezzi, in persone diverse che ormai ho lasciato per strada, in persone che penso ancora di completare, ma che saranno comunque sempre manchevoli di qualcosa); guardi l'università e ti accorgi che manca un pezzo (convinzione, voglia di studiare quello che c'è da studiare, non solo materie del tuo personale piano di studio); guardi la tua salute e ti accorgi che manca un pezzo (sostanzialmente, salute completa); guardi le tue finanze e ti accorgi che manca un pezzo (esattamente settecentonove euro, la prossima settimana vado al Barbaro a parlare con quel ritardato del fratello del titolare; inoltre non hai un lavoro e non hai nemmeno voglia di trovarlo, non sei fatta per lavorare tu).
Ah, Fulvia Fulvia. E dire che non puoi nemmeno andare a comprarti un paio di mutande di Oysho per rimediare la situazione. Ti tieni groviera come sei e ti accontenti di leggere libri dentro cui vorresti stare. Di gente a cui manca il respiro perchè qualcun'altro glielo fa mancare stringendogli le mani intorno al collo. e che con un coltello da cucina incide il proprio nome sulla schiena dell'altro. e che graffia morde e lecca quanto stracazzo gli pare. e stringe i polsi e ti sbatte contro un muro e magari ti prende a padellate in testa. okay, le padellate non c'entrano niente, è che mi sono fatta prendere la mano. ad ogni modo Kelly è una pazza, ma a dare padellate in testa ancora non c'è arrivata. penso non ci arriverei nemmeno io, ho un brutto rapporto con le padelle in generale proprio. e poi che brutta immagine darsi le padellate in testa. soffocarsi con i cuscini è okay, ma le padellate in testa no. ma che straminchia sto scrivendo? a questo punto potrei anche arrivare a scrivere come si potrebbero usare tutti gli altri utensili della cucina, ma no, non voglio farlo, non mi interessa nemmeno. a volte mi faccio un po' troppo prendere da una che non sono io. parte come me e poi diventa un'altra.
Propositi per l'anno nuovo: dire un po' meno stronzate. e soprattutto, scriverle.
Non so se vorrei essere come Kelly. Ma forse lo sono già un po'. anche se non inciderei mai il mio nome sulla schiena di qualcun'altro, sia ovvio. neanche sulla mia di schiena, anche perchè non ci arriverei, cioè, non sarebbe proprio fisicamente possibile, a meno che non diventi una contorsionista, cosa che in parte già sono, ma non fino a questo punto. insomma, non me lo inciderei nemmeno su un braccio, anche perchè ho un nome lungo io (non Fulvia, quello vero. quello vero è più lungo). no, e nemmeno sulla pancia. DA NESSUNA PARTE. oh.
Postato da LaFulvia
alle 00:04
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Rintracciabile in: letture, pippe, questa è fulvia
Questo è il secondo blog di Fulvia Sperelli, che prima non si chiamava così, ma adesso sì, perchè vuole mantenere l'anonimato, ma non ce la farà per molto.
E anche se il titolo non viene fuori tranne che sulla barretta in alto, il titolo di questa pagina web è CECI N'EST PAS UN BLOG.
Have enjoy.
Questa è Fulvia
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» Fulvia la solitaria senza brillante
Fulvia abita una società composta da
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