
sabato, 09 agosto 2008
ever fall in love with a midget?
C’è un racconto di Adam William Saroyan che si intitola proprio così: “Ever fall in love with a Midget?”. E’ mia strenua intenzione trovarlo e leggerlo, anche se questo dovesse dire comprarmi l’intera raccolta a 14 euro tramite bol.it.
Postato da LaFulvia
alle 20:50
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domenica, 06 luglio 2008
Non so se si può chiamare perdita, perchè una perdita non è tale se non è definitiva, non so se si può trattare di mancanza, perchè la mancanza sussiste solo se c'è la non-presenza dell'altro. Nostalgia? No, non è nemmeno nostalgia, perchè la nostalgia vive nel passato e non nel pensiero di quello di cui potresti avere nostalgia in futuro. Si chiama sicuramente mal di pancia, fitte allo stomaco che stringono quegli spazi dove non c'è niente e dove sai che tra non molto ci sarà ancora di meno. Aprendo gli occhi il pensiero dei giorni che verranno, senza niente da aspettare, senza niente da sperare. Una miriade di cose da fare, disegni da stampare a suon di soldi (e tanti), libretti al portatore per il nuovo appartamento, magari architettura tecnica, magari urbanistica, ma chissenefrega, quelli sono ad agosto. Ci sono momenti in cui vorresti pensarla sempre come in quei momenti, che non te ne frega niente se non della persona con cui sei e di dove sei e del semplice fatto di poter respirare e pensare di essere dove e con chi sei. E pensare di fare ragionamenti contorti che in realtà contorti non sono per niente. Muovo le dita del piede destro. Mi giro su un fianco, mi concentro sul movimento del mio naso. Sto attenta ai rumori della casa, ai parchetti che fanno TAC, alle sbarre di ferro delle finestre della taverna che fanno SDENG. Respiro lentamente, ritmando le mie inspirazioni ed espirazioni seguendo le indicazioni di una mano immaginaria che mi spinge il petto. Ma il mal di pancia c'è ancora. Conto in banca quasi a vuoto. Solo quattro esami questo semestre. Devo ancora confermare a mia madre che vado a Barcellona. E le prossime settimane saranno indecise all'inverosimile. E mi pare già di aver perso qualcosa o di starla per perdere e nella perdita seppur temporanea, pavento la mancanza che mi morderà le pareti dello stomaco.
Postato da LaFulvia
alle 18:20
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domenica, 15 giugno 2008
Inchiesta sulla sessualità , prima seduta 27 gennaio 1928
Postato da LaFulvia
alle 14:01
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mercoledì, 30 aprile 2008
Stanotte Fulvia aveva una bottiglia di Bayleis a metà sul comodino (uno dei due, precisamente quello di sinistra), sopra il libro sulle nanotecnologie (mai finito). Stanotte Fulvia aveva uno scacciapensieri tra le dita, che impestava del suo profumo velenoso tutta la camera che Tiziana le ha lasciato fino al 5 maggio. Non è riuscita a metterci dentro tutto il fumo che le era rimasto. Il computer sulle gambe, seduta sul letto, ad ascoltare con gli auricolari dell'I Pod (che non si aggiorna più) musica di un anno fa e di un mese fa. Cercando di risolvere da sola le mille cose irrisolte che ora sono tornate fuori e a cui se n'è aggiunta un'altra, di cosa irrisolta. Quando il vaso aveva iniziato a s-riempirsi ha ricominciato inaspettatamente a traboccare. Perchè la qualità degna di nota di riuscire a osservare un sacco di cose apparentemente insignificanti, può facilmente trasformarsi nel difetto poco piacevole (soprattutto per sè stessi) di riuscire a osservare un sacco di cose apparentemente insignificanti. E comporle in un puzzle a proprio dis-piacimento. Fulvia sta conoscendo inconcludenza, insolvenza, indifferenza e insensatezza. E' proprio una ragazza "in".
Postato da LaFulvia
alle 15:08
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mercoledì, 19 marzo 2008
Maman mi scrive due minuti fa:
"E' la festa del papà. Mandagli un messaggio."
Non c'è niente di strano in sè, ma a me sta cosa fa un po' tristezza.
Postato da LaFulvia
alle 12:35
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domenica, 16 marzo 2008
Ne “Il mestiere di vivere” Cesare Pavese ha detto che hanno senso umoristico quelli che hanno senso pratico. Perché chi ha senso pratico, a differenza del contemplativo, riesce ad essere staccato dalle cose e comprenderle nel loro meccanismo complesso; solamente chi è staccato dalla cosa riesce quindi a parlarne e a vederla in modo umoristico. Forse è per questo che si trovano poche donne dotate di senso dell’umorismo, il che è una verità assolutamente certa, nonostante nel mondo moderno anche gli uomini stiano perdendo gran parte della loro verve comica, per rintanarsi nei bui anfratti della permalosità e del prendere tutto sul serio. La società moderna è, infatti, prevalentemente contemplativa. La gente è troppo attaccata alle cose, il che è la banalità più assurda che abbia mai scritto su questo blog, ma alla fine è vero. Ammetto anche io candidamente di essere una consumista di prima categoria, anche se io lo faccio sostanzialmente perché mi piace spendere, non perché provo un particolare attaccamento a ciò che compro; l’atto di spendere è una delle azioni migliori che l’uomo possa compiere, è come una favola. All’inizio vedi l’oggetto del desiderio, lo valuti attraverso tutti i sensi del corpo, estrai il portafoglio e SAI che grazie a poche carte ruvide e che puzzano di mani d’altri, quell’oggetto sarà d’ora in poi TUO. Una perfetta storia d’amore ed io sono decisamente romantica per certe cose. Una perfetta storia d’amore che, nel mio caso, va a finire esattamente come tutte le storie d’amore, ovvero con un abbandono da parte di uno o dell’altro: nella miglior tradizione di Fulvia le occasioni in cui è lei a mandare in pensione l’ex-oggetto-del-desiderio e le occasioni in cui è l’ex a scomparire misteriosamente, si equivalgono esattamente.
Ma non è di questo che volevo parlare. Stavo dicendo che nel mondo moderno la contemplazione prevale sul senso pratico e che le donne sono molto più contemplative degli uomini, aspetto che si rivela evidente anche attraverso della semplici analisi di mercato. La mancanza di senso pratico nelle donne viene però spesso interpretata in modo diverso, a volte addirittura esaltata e messa sullo stesso piano dell’Eleganza. In questi casi “eleganza” diventa sinonimo di “sacrificio del senso pratico in nome di un’estetica che in quando bellezza pura non può essere minimamente pratica”. Secondo questa visione, quindi, la praticità assume connotazioni negative, fino ad essere associata a concetti come “trascuratezza”, “sciattezza” e via dicendo. Strani procedimenti sinaptici che non comprendo. Io penso (e qua potrebbero scattare le battute ironiche sulle mie dubbie facoltà riflessive) che non ci sia eleganza dove non ci sia praticità. Praticità intesa sia nell’accezione comune del termine, quindi come la tendenza a coniugare il facile e il comodo, sia nell’accezione di Pavese. Sacrificare la praticità per un’estetica decisa dalla contemplazione è inutile, faticoso e non porta a niente a lungo termine, oltre a costringere chi ne soffre a rimanere costantemente con i piedi per terra, senza assumere il necessario distacco da ciò che gli sta attorno e quindi da coloro che decidono al loro posto ciò che è eleganza e stile. Si può ammirare la voluta mancanza di praticità come sforzo verso la perfezione, a discapito di un benessere personale non percepito dagli altri, si può fare, ma io continuo a non vederne il motivo. E comunque ritengo che la mancanza di praticità non competa solamente alle donne, ma trovi uguale diffusione anche tra il genere maschile, nonostante gli uomini siano usualmente considerati più pratici per una serie di motivi che hanno trovato il loro maggiore portavoce nell’autore di “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere” (1992), tal John Gray.
Gray espresse il suo pensiero in modo illuminante specialmente in un capitolo del suddetto volume, un best seller di diffusione mondiale, diventato famoso anche grazie alla pubblicità gratuita che gli è venuta da “Il Diario di Bridget Jones”; il capitolo era “Mister Aggiustatutto e il Comitato per il miglioramento della casa”. Scrive Gray:
I marziani danno importanza soprattutto al potere, alla competenza, all’efficienza e ai risultati. Vivono mettendosi continuamente alla prova e tentando di sviluppare la loro abilità. Definiscono il proprio senso di sé in base alla capacità di raggiungere risultati. Si sentono realizzati soprattutto attraverso un successo.
Il che passa, usualmente, come la quint’essenza del senso pratico. Scrive ancora Gray, stavolta delle donne:
Le venusiane hanno valori diversi. Per loro importanti sono soprattutto l’amore, la comunicazione, la bellezza e i rapporti interprersonali. Dedicano molto tempo ad aiutarsi e a vezzeggiarsi l’una con l’altra. Il loro senso del sé si definisce attraverso i sentimenti e la qualità dei rapporti interpersonali. Si sentono realizzate tramite la partecipazione e la relazione.
Concludendo potrei riportare una citazione sempre di Pavese, che a mio avviso ne capiva molto più di Gray, infatti Gray ha fatto tanti più soldi di lui.
(Nell’essere pratici)…è implicita una tragedia: ci si impratichisce di una cosa, staccandosene e cioè perdendovi interesse. Di qua, la corsa affannosa.
Naturalmente, di solito nessuno è contemplativo o pratico in modo totale, ma siccome tutto non si può vivere, resta anche ai più navigati sentimento di qualcosa.
Meditate gente, meditate. Io, da parte mia, torno in appartamento e mi fumo una cicca.
Postato da LaFulvia
alle 14:53
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giovedì, 13 marzo 2008
sana superbia e finta modestia, un'auto apologia di Fulvia
Sono intimamente e fermamente convinta che la gente sia certa che io, Fulvia Sperelli in arte, sia scema. Sì sì. Ne ho quasi la certezza. Non che ultimamente faccia cose che possano far cambiare questa opinione diffusa che ho la sfortuna di vedermi appioppata a prescindere ingiustificatamente. Con questo voglio dire, se qualcuno mi conoscesse ADESSO e valutasse ALCUNI aspetti della mia esistenza, allora sarebbe IN PARTE giustificato a pensare che il mio cervello non funzioni propriamente nel modo giusto, diciamo, in parole povere, che sarebbe IN PARTE giustificato a pensare che sono stupida. Tuttavia lo sarebbe solamente in parte, dal momento che ho dalla mia notevoli punti a favore per la costruzione di un’opinione di me che potrebbe variare da buona a molto buona, o, per lo meno, che non contempli il fatto di essere stupida, oca, ignorante, ripetitiva, infantile, banale (ah, Cristo, odio la banalità) e umile (trovo che l’umiltà non sia fatta per la persona moderna, ormai non è più un pregio, ma un difetto. Un po’ di sana superbia, per Dio! E io, in questo, sono modestamente maestra. Un po’ di sana superbia e finta modestia fanno dell’uomo d’oggi un uomo in grado di sopravvivere). I punti a favore sarebbero:
a) mi sforzo abbastanza costantemente di imbibire le mie volute cerebrali di nuove conoscenze, e con “nuovo conoscenze” non intendo conoscere a menadito la legge Merloni o come si usa quello stracazzo di programma di strutturazione che è il Sap, con “nuove conoscenze” intendo semplicemente “cose” che non so e che potrebbero fare di me una persona migliore. Ad esempio non sapevo che Bach ha composto quattro Passioni diverse, una per ogni evangelista (grazie infinite attese davanti alla biblioteca chiusa!), ad esempio non sapevo che a Udine girasse così tanta cocaina (grazie Marika di avermi avvisata!). Ogni volta che un dialogo mi apporta conoscenze che già ho allora può ritenersi una perdita di tempo, può ritenersi una LUNGA et GRAVOSA perdita di tempo soprattutto se mi ficco in testa che per educazione devo stare comunque a sentire e soprattutto se la persona con cui “parlo” si sente pienamente ascoltata e continua a blaterare in eterno. Ad esempio tutte le cose che mi dice Ivana;
b) sto mantenendo una buona media alcolica, se non ottima, questo mi fa onore e mi rende consapevole di possedere una certa dimestichezza con il mio fegato e il mio esofago, contando anche il fatto che ormai sono talmente avvezza ai piaceri etilici che la parola “sbornia”, per quanto mi riguarda, potrebbe anche scomparire dal vocabolario. Ho detto “sbornia”, non “sbronza”;
c) non sono pesante, so capire esattamente quando posso iniziare a dare fastidio a qualcuno o meno, cosa che ad esempio Ivana non sa fare, e come lei una serie di persone che conosco e che non riescono a leggere nel mio sguardo l’insofferenza che stanno contribuendo a fare crescere in modo smisurato dentro il mio stomaco. Il difetto principale di queste persone è che non riescono a percepire i segnali, e non ci riescono perché sono troppo concentrati a pensare a quanto sono intelligenti e interessanti le cose che stanno dicendo. Quindi in teoria potrebbe anche essere un difetto MIO. Mmm. No no, io non sono come Ivana, non inseguo le persone in reggiseno e mutande per raccontargli con voce squillante e accento siciliano le mie ultime performance sessuali e quanta gente oggi mi ha detto che sono brava, barra, a lamentarmi di quanto la mia vita faccia schifo e “Fulvì, vogghiu murì” e “Tussì che sei fortunata, meschina che sei a piangere per un 25” (che poi non stavo piangendo per il 25, va be). Eh;
4) sono GGGGGENTILE cazzarola! Sono MOLTO gentile. Se posso fare qualcosa per gli altri lo faccio volentieri, a meno che non mi metta in grave imbarazzo o sia qualcosa che va contro la legge degli uomini (che tanto ormai la legge di Dio è obsoleta, dovrebbe aggiornarla, ma non lo fa. Non ci sono buone facoltà di giurisprudenza in paradiso e soprattutto, nessun avvocato è andato o andrà mai in Paradiso. Ah, buona questa). Ad esempio permetto sempre alle mie amiche di truccarmi quando vogliono farlo, a loro fa piacere e io mi presto con condiscendenza. Ad esempio non nego mai la compagnia a nessuno e se lo faccio non è mai una negazione esplicita, semplicemente non rispondo al telefono. Ad esempio sopporto Tiziana russare ogni notte e non vado a soffocarla con un cuscino; così come la sopporto durante tutto il giorno quando va in giro per casa sbattendo contro gli stipiti delle porte, mangiandomi la MIA zuppa Arancio e dicendo tra sé e sé a voce alta quello che sta facendo (“Adesso mangio,sì!”, “Ed ora un bel bagno!”, “Oh, mi viene da dire una parolaccia…cazzo.Ops.”,”Ora mi vesto e vado dalla sarta.” – credetemi, è più fastidiosa di quando russa);
5) mi piacciono un sacco di cose. Giusto per non fare sempre gli stessi esempi, Ivana ad esempio non è appassionata di niente, a parte che di pompini con ingoio (che, a detta sua, sa fare divinamente) e dei depliant dell’Acqua e Sapone. Per il resto la sua vita fa schifo. Non le piacciono i bei vestiti. Non le piacciono i libri (e insegna lettere). Non le piace la musica (ascolta solo Tiziano Ferro ed Eros Ramazzotti e altra gentaglia di quella risma). Non le piace cucinare. Non le piace viaggiare. Non suona nemmeno uno strumento. Non scrive. In tv guarda Uomini e Donne e C’è posta per te. E’ naturalmente non predisposta a non innamorarsi di niente, figurarsi di un uomo – tanto si sa, per Ivana l’importante è trumbà, per questo tutti i tipi che rimorchia sono abbastanza inguardabili e li sbatte contro un muro la prima volta che ci esce. Ah. giusto, l’ammore non esiste. L’amore sì, però, e io amo dire fare baciare lettera e testamento un sacco di cose. E questo è sintomo di non stupidità, secondo me (una cosa di cui dovrei essere innamorata è andare avanti con i disegni di quella minchia di biblioteca in piazzale Cavedalis, ma purtroppo sono più innamorata dello scrivere emerite cagate su questo blog);
6) sono onesta e limpida. Una cosa che mi fa veramente girare i coglioni, ecco, è questa, quando la gente mi prende per cretina, maleducata e ignobile solo perché faccio cose che gli altri farebbero con tutta la malizia del mondo mentre io di malizia non ne ho nemmeno un po’ (e anche come deodorante faceva schifo, comunque). Fare le cose alla luce del sole, adoVo. Forse pecco di ingenuità, però, e l’ingenuità è per gli stupidi. E’ un po’ come l’umiltà, non dovrebbe esistere nel mondo moderno. Ad esempio, l’altra sera mi si appiccica un trentenne alla pizzeria al trancio; io mi prendo la mia coca light ed esco; sto qua mi segue e bla quanto sei carina bla che begli occhiali bla ma quando sei simpatica bla ma cosa fai stasera bla e io okokokokokok; mi segue fino in piazza San Giacomo e io lì già paura e mi fa “mi dai il tuo numero”, beh io gliel’ho dato, chissenefrega, mica mi rintraccia per telefono, per Dio. Ecco, mi sono persa, non so se si è capita la logica dell’esempio, ma c’era.
Con questo simpatico aneddoto chiudo il post, pubblico e vado a fumarmi una cicca. Poi cercherò di innamorarmi del mio progetto, o meglio, del disegnare il mio progetto. Della MIA biblioteca io sono già cotta.
Postato da LaFulvia
alle 15:29
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domenica, 24 febbraio 2008
Muccino junior si è messo i denti nuovi e non ha più la zeppola.
Era meglio prima.
Postato da LaFulvia
alle 14:57
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Questo è il secondo blog di Fulvia Sperelli, che prima non si chiamava così, ma adesso sì, perchè vuole mantenere l'anonimato, ma non ce la farà per molto.
E anche se il titolo non viene fuori tranne che sulla barretta in alto, il titolo di questa pagina web è CECI N'EST PAS UN BLOG.
Have enjoy.
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