
venerdì, 05 settembre 2008
E' forse da troppo tempo che non entro in questa stanza per lasciare segni della mia presenza. In questi giorni di silenzio forzato ho dovuto fare i conti con ben altre parole e con ben altri rumori, passando almeno tre settimane di vita come se fossi su un tapìrulan e dovessi correre per forza per non cadere. E come se questo tapìrulan aumentasse sempre la velocità e io dovessi correre correre correre, e so che il momento in cui non ce la farò più e sbatterò la faccia è molto vicino. Il 15 agosto sono partita per Barcellona, vacanze all'insegna della cultura e della sangria; Gaudì lasciamo stare che non mi piace e non mi piacerà mai, era semplicemente un pazzo megalomane che avrebbe fatto meglio a limitarsi alla scultura (questo è il mio pensiero, non sopporto le cose troppo elaborate). Dopo dieci giorni di full immersion nell'ignoranza più totale ho pensato bene di continuare a ledere la mia ormai quasi del tutto scomparsa salute fisica andando ad abitare nella casa nuova, insieme a Simone, Moba e Pierino. Una fortuna di casa inaudita a un prezzo modico e in ottime condizioni. Una fortuna talmente grande che sento pendere la spada di Damocle sulla mia testa, pronta ad aprirmi in due il cervello in modo da rimediare a cotanta casalinga botta di culo. E intanto si continua a fare quello che si è sempre fatto, ovvero iniziare con uno spritz bianco e bruchetta all'aglio alla polse, il tutto condito con un beneaugurante "stasera sono stanca, non bevo tanto", preceduto dal solito e ormai rituale "ma Fulvì, stasera esci?" "sì" "ti sbronzi?" "no stasera no, non sono in forma". Ovviamente si va a finire minimo alle due con una tale quantità di liquidi in corpo che quando Moba dice che sono gonfia di alcol inizio a pensare che abbia ragione.
D'altra parte, ultimamente, chi non conosce le mie sane abitudini e non mi vede da un po' di tempo, mi accoglie sempre con un ottimo: "Fulvia ti vedo in forma". Io naturalmente rispondo sempre con: "Ah grazie, vuol dire che sono ingrassata." Solitamente la risposta dell'altra persona è una risata e un: "Stai benissimo davvero, e poi le tette sono sempre quelle". Odio che la gente parli delle mie tette perchè vuol dire che le guardano. E se c'è un'altra cosa che odio, più che ne parlino, è che le guardino. E un'altra cosa che odio è che le zanzare tigre mi pungano sulle tette attraverso la maglietta. Penso che questa sia la cosa che odio maggiormente. E' oltremodo fastidioso ritrovarsi un bubbone di forma scomposta (solitamente assumono la forma di dinosauri, l'altro giorno salutavo sul mio corpo un triceratopo, un brontosauro e un tirannosauro) esattamente dove finisce il reggiseno, procurandoti ancora maggiore fastidio. Probabilmente l'unica soluzione è smetterla di spalmarsi la crema alle ciliegie dopo la doccia e rassegnarsi a puzzare in modo da fornire un ottimo repellente naturale alle malefiche zanzare tigre.
Ho avuto altri dubbi a riiniziare a scrivere su questi schermi per altri motivi, poi. Il primo è che mi è stato detto che tenere un blog è una cosa infantile. D'impatto l'ho semplicemente mandato affanculo (vaffanculo!) a prescindere, poi però ci ho pensato. Forse dovrei iniziare a considerare seriamente il fatto che sia un po' da bambino ingenuo ed erroneamente speranzoso nel mondo pensare che a qualcuno interessino veramente tutte le stronzate che riverso su internet e che prima o poi questo mi sia utile a realizzare l'unico sogno della mia vita, ovvero diventare una scrittrice di successo? Mah. L'altro motivo è che si sta purtroppo riverificando un altro problema, che questo doveva essere un blog quasi privato, per poche scelte persone conosciute e si sperava (vana speranza) molte persone sconosciute. Sto notando che le persone conosciute che leggono stanno aumentando e questo tarpa considerevolmente le ali della mia libertà di espressione. Pazienza. Me ne farò una ragione. Non è mai stata mia intenzione mantenere una buona reputazione sociale. Finirò chiusa da sola nella mia nuova casa in via Rivis, con Mario che mi cammina tra le gambe facendomi le fusa e attaccandomi la rabbia, son dell'alcool dell'eurospin e nessun amico. Perchè è così, alla fine. Tutto ciò che può andare male, sta sicuro che andrà peggio.
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sabato, 02 agosto 2008
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martedì, 29 luglio 2008
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domenica, 27 aprile 2008
dall'autocompiacimento al senso di colpa
Queste ventiquattro ore-circa hanno visto la persona di Fulvia Sperelli attraversare diversi e diversificati stati d’animo, che si davano il cambio ogni ora, ogni mezzora, ogni minuto. Nella sua testa, nella sua pancia, nei suoi occhi, nelle sue mani e nella sua bocca. Ed ora, con una focaccia siciliana al prosciutto funghi e fontina nello stomaco (il suo pranzo. Fatto alle sei e mezza di sera. Insieme a una Jun famelica di patatine fritte che sbocconcellava al suo fianco un trancio di pizza di quella buuuuuuuona. In piedi in via Grazzano, sotto una casa fatiscente, vicino alla pasticceria siciliana), può finalmente analizzarli.
Autocompiacimento. E’ bello quando ricevi dei complimenti anche da gente a caso, o di cui non te ne potrebbe fregare di meno (leggi: il pelato e Ivana). E’ ancora meglio quando ricevi complimenti da gente di cui qualcosa, in effetti, ti importa. I complimenti di cui ha potuto godere quest’oggi-o-quasi Fulvia sono stati:
Complimento primo: “Io ti stimo Fulvia! Io stimo grandemente questa ragazza!” Grazie! Apprezzo.
Complimento secondo: “Che bene che ti stanno i capelli in questi giorni Fulvì!Sei proprio bella e hai anche una pelle liscia liscia”. Questo dopo che ero uscita dal bagno dandomi della faccia di culo.
Complimento terzo: “Salve! Ti ho vista da lontano! Davvero dei begli occhiali.” Fulvia: “Bene. Piacciono anche a me.” Tipo: “Sei proprio una bella ragazza!” Fulvia: “Ma se ho dei begli occhiali non vuol dire per forza che sia una bella ragazza!”
Complimento quarto: “Sei carinissima stasera!” Tu invece anche se ti sei tagliato i capelli sembri comunque un accattone. Ma va bene così.
Complimento quinto: “Sei una dea egizia incarnata in una ragazza dei giorni nostri.” E comunque io non sono ragazza, sono Fulvia. Un sesso a parte.
Utrum: qual è stato il complimento più apprezzato?
Insofferenza 1. Per Edoardo, che due minuti dopo avermi vista e con già due birre in corpo, ha iniziato a insultarmi davanti al Lele’s Chiosco a Lignano, perché non avevo avuto le palle di dire all’architetto per cui lavoriamo, e al cui ultimo incontro lo steso Edoardo non era venuto, che lui (l’architetto) è un deficiente. E lui allora cos’è? Che dopo due settimane che ce la menava che aveva otto tavoli al Charlie, che “sì Fulvia, sì Jun, potete tranquillamente unirvi a noi, poi potete anche dormire da me!”, non ci ha neanche degnate di uno sguardo e dopo avermi rotto i timpani dando anche a me della deficiente, sì e no che ci diceva dove e quando andavano gli altri al suddetto Charlie.
Utrum: chi dovrebbe urlare a chi che è un deficiente?
Delusione. Quando arrivi dopo cena al Tenda e ritrovi quegli amici che hai piacere di vedere e hai l’amara sorpresa che la persona che avevi più piacere di vedere degli altri ti rivolge sì e no tre parole. In questi momenti ti verrebbe di dare ragione a Jun, quando l’altroieri ti ha detto: “Ah, Fulvì. Quello lì potrebbe essere chiunque: un maniaco sessuale, un clown, un pedofilo, un represso, un drogato, un pazzo criminale, un nano psicopatico…non si capisce cosa sia dalla faccia.” E quando ti aveva detto questa cosa tu avevi riso e detto: “Cazzo vuoi che sia. Un clown!” Al Tenda ti stai ricredendo.
Utrum: quale delle due Fulvie aveva ragione?
Insofferenza 2. Finalmente giunte al Charlie, scoprire che è più merda di quanto te la ricordassi. Magari non c’è quel cerebroleso di ClK che ci aveva provato con Jun due anni fa. Magari non c’è il buttafuori scassa-cazzi che ti impedisce di entrare perché hai i capelli a fungo. Però c’è una branca di gente piccola e ubriaca e brutta che barcolla e spintona e mi fa cadere il mio prezioso Havana Cola sulla giacchetta nuova della Sisley. Non ci sono tavoli a cui aggregarsi, perché Edoardo, quella testa di Minchia, ci ha abbandonate. C’è puzza di sudore e il bagno delle donne, oltre ad avere una fila di almeno quindici persone, è pure intasato. Nessuna faccia conosciuta. Pure un pelato che ti fa i complimenti per gli occhiali (vedi prima). Insofferenza crescente. Voglia di dare fuoco a qualunque cosa, consolle, bagni e pelato compreso.
Utrum: ho fatto bene al trattenere i miei barbari istinti?
Sollievo. Quando finalmente recuperi in mezzo alla bolgia le tue facce conosciute e pur standoci insieme per nemmeno un’ora arrivi alla conclusione che qualunque posto può essere la merda peggiore del mondo, e Jun potrà anche andare in giro con la faccia scazzata del “checcifaccio io qua voglio andarmene muoviti” per tutto il tempo che vorrà, e potrà anche non esserci l’alcol (che palle, è dura ma posso farcela) e i tipi più brutti del mondo in giro, ma tutto potrebbe passare in secondo piano solamente grazie a una mano stretta in mezzo alla gente per passarci in mezzo e raggiungere l’ingresso. E degli occhi un po’ lucidi di Havana che ti fanno il calendario dei prossimi tre giorni: “Allora, domani è domenica, dopodomani è lunedì…” Fulvia: “…e dopo dopodomani è martedì!” “Esatto!”.
Utrum: e dopodopodopodomani?
Sorpresa. Le chiamate alle alle quattro e quindici di notte, mentre sei già sotto le coperte, nel letto vicino a quello di Jun, nel suo appartamento dalla temperatura glaciale.
Utrum: nessuna domanda.
Inconcludenza. Io e Jun ci svegliamo all’una e ventitre minuti. L’ora più assurda alla quale mi sia mai svegliata. Ho un libro di Zevi sulla mensola sopra la mia testa, ma il mio braccio non ce la fa a sollevarsi per prenderlo. Inconcludenza. Ho sognato il sogni che faceva qualcun altro, non so chi, ma non ero io. E di nuovo mia madre che mi insulta e si incazza all’inverosimile. Un sogno ricorrente che spero non voglia dire niente. Alle due facciamo colazione. Poi, giro per Lignano, scambiandoci sì e no due parole in croce, troppo stanche, pensierose e crevate dal sole per produrre una sola frase di senso compiuto. A parte io che a volte me ne esco con una delle miei solite imbecillità, un sicuro sintomo di stato di salute piuttosto buono. Non pranziamo, cappuccino alle quattro basta e avanza, con un cioccolatino completamente sciolto vicino, che Jun mangia ugualmente suscitando gli sguardi lascivi di vecchi tedeschi in cerca di una fellatio come si deve. L’insolvenza di una giornata passata a non fare assolutamente nulla e che prima di cominciare sembra essere già finita.
Utrum: qualcuno sa di chi potrebbe essere il sogno che ho fatto? Se qualcuno ha fatto un sogno MIO stanotte, mi avverta. Potrebbe essersi verificato uno scambio.
Rabbia. Per mia madre. dopo essersi accorta del tatuaggio, prima si è messa a ridere e poi, dopo due giorni, mi ha fatto un cazziatone di dieci minuti con tanto di lacrime. Oggi pomeriggio, tornando da Lignano, vengo a sapere dalla Soror che la punizione per cotanto affronto di essermi tatuata un simbolo elfico sul retro collo (vedi foto) la Mater non mi permetterà di fare la tanto attesa festa del 2 di maggio alla Domus, quando i Parens saranno via in qualche luogo sperduto delle Alpi a fare la solita gara di aereomodelli di maggio. La rabbia è incontenibile e devastante. Passo tutto il tragitto da Lignano a Udine meditando vendetta e insultando mentalmente la Mater: uno, perché non me l’ha detto prima e ora ho già avvertito tutti gli astanti; due, perché ho ventiquattro anni e non voglio più sottostare a punizioni imbarazzanti, soprattutto dopo che: uno, ho avuto anche la correttezza di dirle che tenevo la suddetta festa quando lei era via e quindi potevo anche non dirglielo; due, perché il tatuaggio è mio, so io perché l’ho fatto e lei ha la sua mentalità che non vedo perché dovrebbe essere più giusta e corretta della mia.

Senso di colpa. Fulvia CHIAMA la Mater con il SUO cellulare, appena tornata in appartamento e da lì a mezzora ha luogo il dramma psicologico. Dopo una serie di recriminazioni e lacrime da entrambe le parti (alla fine dei quali Fulvia ottiene il benestare di tenere la festa venerdì prossimo) parte la tragedia familiare: perché lei è preoccupata per me, perché non sa quello che faccio, con chi mi vedo e cosa mi passa per la testa, perché ogni volta le rispondo a monosillabi, perché lei mi ha sempre difesa in questa cosa di andarmene di casa, perché non è solo per quello che faccio adesso che lei è in pena, perché ci sono cose che in passato non le ho detto e ha paura che neanche ora le dica. In pratica: mi ha fatto sentire una figlia degenere, nonostante io continuassi a mantenere il mio aplomb da “ma mamma che cazzo stai dicendo, non ti fidi di me, forse?”. Dopo aver chiuso la telefonata Fulvia piomba in uno stato di depressione catatonica e sensi di colpa lancinanti, consapevole che se la Mater sapesse cosa sta facendo della sua vita, sicuramente le verrebbe un colpo apoplettico. E perché ci sono ancora cose irrisolte del suo passato da day-hospital e la Mater non lo sa.
Utrum: Fulvia dovrebbe dirgliele? E soprattutto: dovrebbe dirle a qualcuno in generale per liberarsi dei suoi fantasmi interiori?
Vostra Fulvia, come sempre in posizione Nadu.
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martedì, 18 marzo 2008
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giovedì, 13 marzo 2008
sana superbia e finta modestia, un'auto apologia di Fulvia
Sono intimamente e fermamente convinta che la gente sia certa che io, Fulvia Sperelli in arte, sia scema. Sì sì. Ne ho quasi la certezza. Non che ultimamente faccia cose che possano far cambiare questa opinione diffusa che ho la sfortuna di vedermi appioppata a prescindere ingiustificatamente. Con questo voglio dire, se qualcuno mi conoscesse ADESSO e valutasse ALCUNI aspetti della mia esistenza, allora sarebbe IN PARTE giustificato a pensare che il mio cervello non funzioni propriamente nel modo giusto, diciamo, in parole povere, che sarebbe IN PARTE giustificato a pensare che sono stupida. Tuttavia lo sarebbe solamente in parte, dal momento che ho dalla mia notevoli punti a favore per la costruzione di un’opinione di me che potrebbe variare da buona a molto buona, o, per lo meno, che non contempli il fatto di essere stupida, oca, ignorante, ripetitiva, infantile, banale (ah, Cristo, odio la banalità) e umile (trovo che l’umiltà non sia fatta per la persona moderna, ormai non è più un pregio, ma un difetto. Un po’ di sana superbia, per Dio! E io, in questo, sono modestamente maestra. Un po’ di sana superbia e finta modestia fanno dell’uomo d’oggi un uomo in grado di sopravvivere). I punti a favore sarebbero:
a) mi sforzo abbastanza costantemente di imbibire le mie volute cerebrali di nuove conoscenze, e con “nuovo conoscenze” non intendo conoscere a menadito la legge Merloni o come si usa quello stracazzo di programma di strutturazione che è il Sap, con “nuove conoscenze” intendo semplicemente “cose” che non so e che potrebbero fare di me una persona migliore. Ad esempio non sapevo che Bach ha composto quattro Passioni diverse, una per ogni evangelista (grazie infinite attese davanti alla biblioteca chiusa!), ad esempio non sapevo che a Udine girasse così tanta cocaina (grazie Marika di avermi avvisata!). Ogni volta che un dialogo mi apporta conoscenze che già ho allora può ritenersi una perdita di tempo, può ritenersi una LUNGA et GRAVOSA perdita di tempo soprattutto se mi ficco in testa che per educazione devo stare comunque a sentire e soprattutto se la persona con cui “parlo” si sente pienamente ascoltata e continua a blaterare in eterno. Ad esempio tutte le cose che mi dice Ivana;
b) sto mantenendo una buona media alcolica, se non ottima, questo mi fa onore e mi rende consapevole di possedere una certa dimestichezza con il mio fegato e il mio esofago, contando anche il fatto che ormai sono talmente avvezza ai piaceri etilici che la parola “sbornia”, per quanto mi riguarda, potrebbe anche scomparire dal vocabolario. Ho detto “sbornia”, non “sbronza”;
c) non sono pesante, so capire esattamente quando posso iniziare a dare fastidio a qualcuno o meno, cosa che ad esempio Ivana non sa fare, e come lei una serie di persone che conosco e che non riescono a leggere nel mio sguardo l’insofferenza che stanno contribuendo a fare crescere in modo smisurato dentro il mio stomaco. Il difetto principale di queste persone è che non riescono a percepire i segnali, e non ci riescono perché sono troppo concentrati a pensare a quanto sono intelligenti e interessanti le cose che stanno dicendo. Quindi in teoria potrebbe anche essere un difetto MIO. Mmm. No no, io non sono come Ivana, non inseguo le persone in reggiseno e mutande per raccontargli con voce squillante e accento siciliano le mie ultime performance sessuali e quanta gente oggi mi ha detto che sono brava, barra, a lamentarmi di quanto la mia vita faccia schifo e “Fulvì, vogghiu murì” e “Tussì che sei fortunata, meschina che sei a piangere per un 25” (che poi non stavo piangendo per il 25, va be). Eh;
4) sono GGGGGENTILE cazzarola! Sono MOLTO gentile. Se posso fare qualcosa per gli altri lo faccio volentieri, a meno che non mi metta in grave imbarazzo o sia qualcosa che va contro la legge degli uomini (che tanto ormai la legge di Dio è obsoleta, dovrebbe aggiornarla, ma non lo fa. Non ci sono buone facoltà di giurisprudenza in paradiso e soprattutto, nessun avvocato è andato o andrà mai in Paradiso. Ah, buona questa). Ad esempio permetto sempre alle mie amiche di truccarmi quando vogliono farlo, a loro fa piacere e io mi presto con condiscendenza. Ad esempio non nego mai la compagnia a nessuno e se lo faccio non è mai una negazione esplicita, semplicemente non rispondo al telefono. Ad esempio sopporto Tiziana russare ogni notte e non vado a soffocarla con un cuscino; così come la sopporto durante tutto il giorno quando va in giro per casa sbattendo contro gli stipiti delle porte, mangiandomi la MIA zuppa Arancio e dicendo tra sé e sé a voce alta quello che sta facendo (“Adesso mangio,sì!”, “Ed ora un bel bagno!”, “Oh, mi viene da dire una parolaccia…cazzo.Ops.”,”Ora mi vesto e vado dalla sarta.” – credetemi, è più fastidiosa di quando russa);
5) mi piacciono un sacco di cose. Giusto per non fare sempre gli stessi esempi, Ivana ad esempio non è appassionata di niente, a parte che di pompini con ingoio (che, a detta sua, sa fare divinamente) e dei depliant dell’Acqua e Sapone. Per il resto la sua vita fa schifo. Non le piacciono i bei vestiti. Non le piacciono i libri (e insegna lettere). Non le piace la musica (ascolta solo Tiziano Ferro ed Eros Ramazzotti e altra gentaglia di quella risma). Non le piace cucinare. Non le piace viaggiare. Non suona nemmeno uno strumento. Non scrive. In tv guarda Uomini e Donne e C’è posta per te. E’ naturalmente non predisposta a non innamorarsi di niente, figurarsi di un uomo – tanto si sa, per Ivana l’importante è trumbà, per questo tutti i tipi che rimorchia sono abbastanza inguardabili e li sbatte contro un muro la prima volta che ci esce. Ah. giusto, l’ammore non esiste. L’amore sì, però, e io amo dire fare baciare lettera e testamento un sacco di cose. E questo è sintomo di non stupidità, secondo me (una cosa di cui dovrei essere innamorata è andare avanti con i disegni di quella minchia di biblioteca in piazzale Cavedalis, ma purtroppo sono più innamorata dello scrivere emerite cagate su questo blog);
6) sono onesta e limpida. Una cosa che mi fa veramente girare i coglioni, ecco, è questa, quando la gente mi prende per cretina, maleducata e ignobile solo perché faccio cose che gli altri farebbero con tutta la malizia del mondo mentre io di malizia non ne ho nemmeno un po’ (e anche come deodorante faceva schifo, comunque). Fare le cose alla luce del sole, adoVo. Forse pecco di ingenuità, però, e l’ingenuità è per gli stupidi. E’ un po’ come l’umiltà, non dovrebbe esistere nel mondo moderno. Ad esempio, l’altra sera mi si appiccica un trentenne alla pizzeria al trancio; io mi prendo la mia coca light ed esco; sto qua mi segue e bla quanto sei carina bla che begli occhiali bla ma quando sei simpatica bla ma cosa fai stasera bla e io okokokokokok; mi segue fino in piazza San Giacomo e io lì già paura e mi fa “mi dai il tuo numero”, beh io gliel’ho dato, chissenefrega, mica mi rintraccia per telefono, per Dio. Ecco, mi sono persa, non so se si è capita la logica dell’esempio, ma c’era.
Con questo simpatico aneddoto chiudo il post, pubblico e vado a fumarmi una cicca. Poi cercherò di innamorarmi del mio progetto, o meglio, del disegnare il mio progetto. Della MIA biblioteca io sono già cotta.
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alle 15:29
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lunedì, 14 gennaio 2008
Mi sono vista. Ho visto Fulvia un giorno uccidere qualcuno senza rendersene conto. Mi sono vista mentre il respiro di un’altra persona si ferma davanti al mio viso, ho visto questo respiro solidificarsi in una membrana sulle mie guance, sul mio naso, sulle mie palpebre e sulla mia bocca. Ho visto membra distendersi e farsi fredde e ho sentito un grumo di pece invadermi il cervello. La consapevolezza di aver ucciso qualcuno. Aver ucciso qualcuno per volermelo addosso per sempre.
Postato da LaFulvia
alle 16:54
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giovedì, 06 dicembre 2007
E’ una palla. Cerchi di fare la tipa interessante e non ci riesci. Cerchi di aprire un blog nuovo e non combini. Basta, ok, non so usare l’html, qualche problema? Non sono brava come Pulsatilla e neanche minimamente paragonabile a una qualsiasi altra persona che sappia personalizzare un template. Ok, prendiamo atto di questa cosa e rassegnamoci. Altra cosa ugualmente importante, devo preparare quello stracazzo di esame di composizione, per cui il prof ha deciso che dobbiamo aprire un BLOG, appunto, quindi ho già mille sbattimenti a rendere decente quello, figurarsi anche quello personale. E poi devo trovare un lavoro nuovo, che magari non abbia niente a che fare con: 1) datori di lavoro albanesi che non mi pagano; 2) strani personaggi a metà tra il surreale e il fastidioso che bazzicano il bar in vari momenti della giornata e a vari livelli etilici; 3) orari di lavoro non definiti imputabili sempre ai suddetti datori di lavoro albanesi. Bene. Inoltre, non ho intenzione di lavorare il giorno di Natale, cosa che, se non mi fossi licenziata non più di due giorni fa, sarebbe regolarmente successa, così, invece di litigare con mio padre perché i tortellini sanno di salsiccia e non di manzo, sarei stata appoggiata a un registratore di cassa leggendo “Dall’albero al labirinto” di Umberto Eco e bevendo prosecco, da sola. Sinceramente preferisco litigare con mio padre, almeno se devo picchiare qualcuno non picchio me stessa. E poi non vedo perché ci sia tutta questa necessità di lavorare. Andiamo, il lavoro NON nobilita l’uomo, a meno che non sia un lavoro particolarmente interessante che ti piace particolarmente fare, tipo, rimanere chiusa in casa a scrivere per tutto il giorno con un uomo che ti gira intorno solo quando sta bene a te e la sera vi mettete sul divano e vi addormentate uno addosso all’altra. Oppure vi sbronzate e passate tutta la mattina dopo a letto cercando di fare sesso e non riuscendoci perché siete entrambi troppo rincoglioniti. E poi alzarsi e ricominciare a scrivere. E ricevere un assegno mensile fisso per tutte le cose illuminanti e divertenti che hai scritto. Che bella vita. Piuttosto di ritrovarmi invischiata in qualcosa di anche solo lentamente simile all’attività del Barbaro di piazza San Giacomo penso che sarei anche disposta a scrivere saggi per le studentesse svogliate della SISS per il resto dei prossimi tre mesi. Magari chiedendo un po’ più di 50 euro a saggio (grande errore, adesso mi ritrovo a doverne scrivere due, per due amiche di Ivana, la mia coinquilina siciliana, guadagnandoci solamente 100 miseri euri con cui al massimo ci compro due Lucky Bag, che comunque non mi servirebbero a nulla dal momento che ne ho già una, ma era per dare un significato concreto ai soldi).
Jun, andiamo al cinema stasera? Mi piacerebbe guardare COME D’INCANTO, anche se è una cagata e tornata a casa dovrò prendermi un Alprazolam per dormire, perché io NON sono una principessa e la mia vita fa un po’ ridere ma alla fine non ha niente di interessante. A parte andare in giro per negozi con Simone aspettando che arrivi l’ora dello spritz, e non comprare nulla perché dopo mi sento in colpa, ovvio, soprattutto quando hai qualcuno dietro a una spalla che continua a ricordarti di quanto inutili sarebbero quelle meravigliose mutandine rosse di Tezenis, rosse e con tre omini di pan di zenzero sopra (solo 5 euro, cazzo). E magari dopo va a finire che vai all’Euro Spin ad alimentare la tua depressione cronica con la crema simil-Nutella e i biscotti simil-Abbracci, da consumarsi preferibilmente da sola, davanti a programmi di alto valore culturale quali Uomini e Donne, Amici e, perché no, L’Italia sul 2. Chi vuol essere milionario no, perché da quando mi hanno detto che Gerry Scotti va con i trans non posso più guardarlo in tv senza mettermi a piangere.
Postato da LaFulvia
alle 15:20
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Questo è il secondo blog di Fulvia Sperelli, che prima non si chiamava così, ma adesso sì, perchè vuole mantenere l'anonimato, ma non ce la farà per molto.
E anche se il titolo non viene fuori tranne che sulla barretta in alto, il titolo di questa pagina web è CECI N'EST PAS UN BLOG.
Have enjoy.
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