martedì, 29 luglio 2008

cinica romantica

Ce ne ho messo un po’ ad avere le palle di pubblicare questa cosa. Risale al 5 giugno. L’avevo scritta distesa sul letto, sulle due pagine bianche finali di “La donna, la libertà, l’amore. Antologia del surrealismo”. Quale luogo migliore. Quel pomeriggio mi sentivo in vena di riuscire a produrre parole belle, mentre ho occupato il mio tempo girovagando per Udine con Jun a cercare una maglietta viola da mettermi quella sera. Ottima camicia viola, per altro. Ma ogni volta che ho riaperto quel libro mi è sempre venuta la tentazione di rendere leggibile a occhi altrui quello che la mia mente era riuscita a produrre. Odio essere romantica. Mi consola pensare di essere un ossimoro, una cinica romantica.
(5 giugno 2008) Qualunque cosa io possa scrivere in questo momento verrà corrotta, rovinata, sporcata dal tempo. So che come sto ora, con la pioggia fuori dalla finestra, l’orologio che suonerà le tredici, unità etiliche in corpo, ancora il tatto della tua lingua sulla mia, so che come sto ora, difficilmente starò ancora. So che se ti avessi qua davanti ti direi ti voglio bene, ti amo, sono innamorata di te, soffro di gelosia perché non sopporto il pensiero di poterti dividere con altri, non sopporto l’idea neanche di ciò che è stato, figurarsi di ciò che potrebbe essere. Ti invoco quando sto male, ma ti invoco anche quando sto bene, anche se sto meglio se ci sei già e ti invoco lo stesso perché vorrei averti di più. Vorrei avere il tuo stomaco, vorrei strapparti il fegato e metterlo in una campana di vetro per guardarlo quando mi manchi, come mi manchi ora anche se so che ti vedrò tra poche ore. Odio aspettare, odio l’attesa di chi vive a letto per illudersi di stare ancora dormendo e di vivere una attesa meno dolorosa, quindi. Non è poi così dolorosa l’attesa del sonno, perché ti illude di non stare attendendo per niente, perché puoi pensare di essere altrove, in un tempo e in un non luogo  di un non precisato passato o futuro che sia, anche se allora non stavi affatto dormendo e avresti voluto che sì, fosse stato così, di stare dormendo. Perché tu sai quello che vuoi e vuoi stare con lui, con lui a parlare, con lui a stare zitta, con lui a guardarlo negli occhi e dirgli che può fidarsi di te, che deve fidarsi di te, perché è l’unica cosa che può fare, che deve fare, che è giusto fare, perché glielo dici tu, tu gli dici che ci sei e questo deve bastare. Che scrivi di lui. Che parli di lui. Che dormi con lui anche quando lui non c’è, che forse sei innamorata, di un innamoramento che ti fa cadere, che non hai mai sentito, che è nuovo, diverso e che senti in ogni cellula della pelle, sui piedi, sulle braccia, sulla punta delle dita quando scrivi, sui capelli quando li leghi stretti, indietro, come non piace a lui e lo fai quando lui non c’è. Una mano che corre o si ferma solo quando deve mettere un punto, anche se adesso ora in questo momento, un punto è l’unica cosa che non vorresti scrivere.

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sabato, 26 luglio 2008

tecniche di masturbazione fra Batman e Robin

49. La difficoltà nell'amore tra uomo e donna deriva dal fatto che si tratta di creature contigue, con un linguaggio e un modo di sentire diversi e segnali trasmessi su lunghezze d'onda incompatibili. Sono frequenze diverse, inespugnabili. Non accade lo stesso tra uomo e cane, poichè quest'ultimo non ha secondi fini. Uomini e donne possono simulare una perfetta armonia, ma al minimo tocco essa di dissolve come una bolla di sapone. (Fulvia sottoscrive Efraim Medina Reyes)

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domenica, 06 luglio 2008

Perdite

Non so se si può chiamare perdita, perchè una perdita non è tale se non è definitiva, non so se si può trattare di mancanza, perchè la mancanza sussiste solo se c'è la non-presenza dell'altro. Nostalgia? No, non è nemmeno nostalgia, perchè la nostalgia vive nel passato e non nel pensiero di quello di cui potresti avere nostalgia in futuro. Si chiama sicuramente mal di pancia, fitte allo stomaco che stringono quegli spazi dove non c'è niente e dove sai che tra non molto ci sarà ancora di meno. Aprendo gli occhi il pensiero dei giorni che verranno, senza niente da aspettare, senza niente da sperare. Una miriade di cose da fare, disegni da stampare a suon di soldi (e tanti), libretti al portatore per il nuovo appartamento, magari architettura tecnica, magari urbanistica, ma chissenefrega, quelli sono ad agosto. Ci sono momenti in cui vorresti pensarla sempre come in quei momenti, che non te ne frega niente se non della persona con cui sei e di dove sei e del semplice fatto di poter respirare e pensare di essere dove e con chi sei. E pensare di fare ragionamenti contorti che in realtà contorti non sono per niente. Muovo le dita del piede destro. Mi giro su un fianco, mi concentro sul movimento del mio naso. Sto attenta ai rumori della casa, ai parchetti che fanno TAC, alle sbarre di ferro delle finestre della taverna che fanno SDENG. Respiro lentamente, ritmando le mie inspirazioni ed espirazioni seguendo le indicazioni di una mano immaginaria che mi spinge il petto. Ma il mal di pancia c'è ancora. Conto in banca quasi a vuoto. Solo quattro esami questo semestre. Devo ancora confermare a mia madre che vado a Barcellona. E le prossime settimane saranno indecise all'inverosimile. E mi pare già di aver perso qualcosa o di starla per perdere e nella perdita seppur temporanea, pavento la mancanza che mi morderà le pareti dello stomaco.

Postato da LaFulvia alle 18:20
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domenica, 15 giugno 2008

Inchiesta sulla sessualità, prima seduta 27 gennaio 1928

Andrè Breton, Max Morise, Pierre Naville, Benjamin Pèret, Jacques Prevert, Raymond Queneau, Yves Tanguy, Pierre Unik
BRETON: un uomo e una donna fanno l’amore. In che misura l’uomo si rende conto dell’orgasmo della donna? Tanguy, che ne pensa?
TANGUY: in misura debolissima
BRETON: ha forse dei messi obiettivi di valutazione?
TANGUY: sì
(ma non si arriva a sapere quali)
BRETON: che ne pensa Queneau?
QUENEAU: non esistono mezzi.
BRETON: Prevert?
PREVERT: dipende dalla donna.
BRETON: ha dei mezzi obiettivi di valutazione?
(Prevert non risponde)
BRETON: Pèret?
PERET: nessun mezzo. E Breton?
BRETON: ci sono soltanto mezzi soggettivi, cui si può fare affidamento nella misura in cui si fa affidamento sulla donna in questione.
PERET: sono d’accordo con Breton.
QUENEAU: in che misura Breton fa affidamento su una donna?
BRETON: nella misura in cui l’amo. Naville, e lei?
NAVILLE: dipende dalla donna.
BRETON: può, all’occorrenza, constatare l’orgasmo?
NAVILLE: sì, certamente.
BRETON: come?
NAVILLE: grazie a varie illusioni di ordine mentale.
MORISE: se sono illusioni riconosciute in quanto tali, non sono segni obiettivi.
NAVILLE: io non credo nei segni obiettivi.
BRETON: un uomo e una donna fanno l’amore. In che misura la donna si rende conto dell’orgasmo dell’uomo? Morise?
MORISE: non ne so nulla.
BRETON: come è possibile?
MORISE: perché non ho alcun mezzo di informazione.
NAVILEL: quali mezzi credete che si possano avere in simile caso?
MORISE: soltanto la testimonianza della donna.
BRETON: Unik è dello stesso avviso?
UNIK: quando la donna può rendersi conto che nell’uomo c’è un diverso atteggiamento.
BRETON: è puramente soggettivo e senza valore. Non c’è altro?
UNIK: perché pensa che, essendo soggettivo, non ha valore?
BRETON: perché c’è un’altra risposta, oggettiva.
UNIK: e quale?
BRETON: nella maggior parte dei casi, la donna può constata tre che l’orgasmo dell’uomo c’è stato. Si tratta di esaminare in modo più o meno verosimile la condizione locale in cui l’uomo l’ha lasciata.
PERET: è esattamente l’unico modo di valutazione.
(…)
PERET: Queneau, come immagine l’amore tra donne?
BRETON: l’amore fisico?
PERET: naturalmente.
QUENEAU: immagino che una donna fa l’uomo e l’altra la donna, ovvero il 69.
PERET: hai informazioni dirette sull’argomento?
QUENEAU: no. Lo dico per averlo letto e immaginato. Non ho mai intervistato una lesbica.
PERET: che ne pensi della pederastia?
QUENEAU: da che punto di vista? Morale?
PERET: anche
QUENEAU: dal momento che due uomini si amano, non ho nessuna obiezione morale per i loro rapporti fisiologici.
BRETON: protesto con tutta la mia forza.
(Peret e Unik si associano)
UNIK: dal punto di vista fisico, la pederastia mi disgusta allo stesso modo degli escrementi e, dal punto di vista morale, la condanno.
PREVERT: io invece sono d’accordo con Queneau.
QUENEAU: debbo constatare che i surrealisti hanno un singolare pregiudizio nei confronti della pederastia.
BRETON: accuso i pederasti di offrire alla umana tolleranza un deficit mentale e morale che tende a erigersi in sistema e a paralizzare tutte le imprese che rispetto. Faccio qualche eccezione, e in particolare una a favore di Sade, l’altra, più sorprendente persino per me, in favore di Lorrain.
NAVILLE: e come giustifica queste eccezioni?
BRETON: a un uomo come il marchese de Sade, che ha considerato la libertà dei costumi una questione di vita o di morte, è permesso tutto per definizione. Quanto a Jean Lorrain, sono sensibile alla notevole audacia di cui ha fatto prova per difendere ciò che, per lui, era una vera convinzione.
MORISE: e perché non i preti?
(…)

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domenica, 04 maggio 2008

Mrs Dalloway

Mrs Dalloway organizzava sempre feste per tenersi impegnata.
Le piaceva riempire le proprie giornate di cose da fare.
Voleva vivere sempre indaffarata.
Anche Fulvia avrebbe deciso di darsi alla vita di Mrs Dalloway.
Anche lei vorrebbe organizzare feste in un continuum alcolico-musicale da riempire della gente che ama.
Ma non può farlo. Non può farlo perchè non vive in un romanzo, anche se ultimamente potrebbe sembrare.
Il week end è stato impegnativo e impegnato. Si è diviso tra vino, birra, havana ed erba.
E domani ci sono le analisi del sangue, proto-trombina, o come diavolo si chiama, e tutte quelle altre mille analisi il cui scopo sarebbe quello di valutare come quando se e perchè iniziare a prendere la pillola. Non che se le trovano una sovrabbondante dose di THC nel sangue possano farle qualcosa, ma forse sarebbe stato meglio che la settimana della droga fosse stata posticipata. Tant'è.
La festa di maggio alla Domus (parens ad Asiago permettendo) è andata bene, con due cambi d'abito uno più assurdo dell'altro, i soliti danni al parquet del salotto e una quantità improponibile di besciamella avanzata in frigo. Residui di cenere in terrazzo. Residui di dolore alla testa. Una camera nuova nella soffitta, che userò quando verrò a dormire qua e il soggiorno mi sarà più lieto (a parte Pochi che si impossessa regolarmente di metà letto). registrazioni sincopate sul pianoforte, ascoltando le quali mi sembra di vedere i tasti abbassarsi ed alzarsi.
Nostalgia. Come ogni anno. Quest'anno di più perchè la festa è stata solo il culmine di una settimana perfetta dai capelli alla punta delle scarpe, che come ogni cosa bella stento sempre a credere che possa ripetersi; tuttavia bisogna anche riconoscere che ogni volta mi sono ricreduta.
E nella testa le stesse parole che mi hanno detto ieri sia Jun che Vale: adesso che le cose vanno bene, potresti. Ma Fulvia non è brava a parlare, ha paura di farsi del male. E aspetta.

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domenica, 30 marzo 2008

un pigiama rosa a pois come me

Volevo informare i gentili astanti di queste pagine che, oltre ad essermi messa il pigiama più FIGO nella storia dei pigiama (una cosa che potrei beffardamente indossare in una delle mie migliori serate in quel di (solit)udine), sono discretamente allegra, non tanto, tuttavia, da non rendermi conto che i miei gusti musicali ultimamente dipendono quasi esclusivamente dagli altri. Non tanto, tuttavia, da mettermi ad ascoltare justin timberlake gigi d'alessio fabri fibra (che in fondo è un mio concittadino, non essendo io di udine, ma di ben più giù, della MERAVIGLIOSA e mai vissuta pienamente Senigallia-spiaggia-di-velluto, dove spero di tornare  - se non per colossali serate amichevoli all'insaputa di parens e parents, ovviamente - solamente fra molti anni) e degni compagni. AdoVo gli avverbi e qualunque altra particella grammaticale atta a soddisfare la frase al di là delle proprie necessità vitali. AdoVO il rosa, il rosa come colore e il roso della mia biancheria. Checchè ne dica Ivana. Il rosa è amore a prima vsta. Il rosa è l'unico colore che sarà mio per sempre, il viola che utilizzo al presente momento della mia vita non è che un momento di sbandamento, lo riconosco, ma serve per riconoscere il vero valore del vero amore. Il rosa lo vedo quando spengo la luce. Lo vedo nel mare dell'estate, nel colore dell'ora legale. nella mia mancata femminilità. nell'orgasmo che ho bevuto un'ora fa all'angelo nero. buono, ma troppo costoso. rosa. le lenti degli occhiali che avevo cinque anni fa. il pigiama di oggi. con piccoli pois neri. maniche corte a sbuffo. è estate gente. tirate fuori la lingerie da notte. e una goccia di chanel numero cinque.
Vostra Fulvia, in posizione Nadu.

Postato da LaFulvia alle 00:41
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sabato, 29 marzo 2008

No, l'amore non è morto

No l'amore non è morto nel cuore negli occhi e nella bocca che annunciava l'inizio del suo funerale.
Sentite, ne ho abbastanza del pittoresco e del colore e del fascino.
Amo l'amore, con la sua tenerezza e crudeltà.
Il mio amore non ha che un nome, una sola forma.
Tutto passa. Delle bocche si incollano e questa bocca.
Il mio amore ha soltanto un nome, soltanto una forma.
E se un giorno te ne ricordi
Oh te, forma e nome del mio amore,
Un giorno sul mare tra l'America e l' Europa,
Nell'ora in cui il raggio morente del sole si riverbera sullo specchio increspato delle onde, oppure in una notte di temporale sotto un albero nella campagna, o in una veloce automobile,
Una mattina di primavera in boulevard Melesherbes,
Un giorno di pioggia
All'amba prima di coricarti,
Dì a te stessa, lo ordino al tuo fantasma familiare, che io fui l'unico ad amarti di più ed è un peccato che tu non lo abbia saputo.
Dì a te stessa che non bisogna rimpiangere le cose: prima di me Ronsard e Baudelaire hanno cantato il rimpianto delle vecchie e delle morte che disprezzarono il più puro amore.
Tu quando sarai morta
Sarai bella e ancora desiderabile.
Io sarò già morto, tutto chiuso nel tuo corpo immortale, nella tua immagine splendente per sempre tra le perpetue immagini della vita e dell'eternità, ma se io vivo
La tua voce e il suo accento, il tuo sguardo e i suoi raggi,
Il tuo odore e quello dei tuoi capelli e molte altre cose ancora vivranno in me,
In me che non sono nè Ronsard nè Baudelaire,
Ma che sono Robert Desnos e che per averti conosciuta e amata,
Li valgo;
Io che sono Robert Desnos, per amarti
E che non voglio alla mia memoria sulla spregevole terra legare altra reputazione.

Postato da LaFulvia alle 14:05
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Questo è il secondo blog di Fulvia Sperelli, che prima non si chiamava così, ma adesso sì, perchè vuole mantenere l'anonimato, ma non ce la farà per molto.
E anche se il titolo non viene fuori tranne che sulla barretta in alto, il titolo di questa pagina web è CECI N'EST PAS UN BLOG.
Have enjoy.

Questa è Fulvia

» mi piaci, ah ah
» una simil-vita
» Fulvia la solitaria senza brillante

Fulvia abita una società composta da

» rasputin
» la zecca
» le cose che mi hanno insegnato

Fulvia's love affairs

» quello che manca
» l'ammore questo folle sentimento
» cinica romantica
» la rabbia sobbalza

inutili oggetti del desiderio di Fulvia

» Accendini e braccialetti
» shopping e matrimoni

Fulvia in occasioni particolari

» il natale di fulvia
» la festa della donna

I vizi di Fulvia: l'alcool

» un'equazione sul negroni
» autolesionismo etilico

I vizi di Fulvia: le droghe

I vizi di Fulvia: il cibo

I vizi di Fulvia: il sesso

» io sono alle seychelles

I vizi di Fulvia: il lavoro

» mi licenzio dal bar
» obiettivo: fallire
» ghost writing

I vizi di Fulvia: il denaro

» come buttare via i soldi 1

Le mirabolanti avventure di Ivana la pechinese

» gli esami di ivana 1
» l'amore ai tempi di ivana
» sul pianeta parapalla
» chi non ci prova con Ivana...

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» Robert Desnos
» Eluard e Breton
» Efraim Medina Reyes
» inchiesta sulla sessualità

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