lunedì, 15 settembre 2008

il tempo scorre, parte ennesima

Pare incredibile. Il tempo scorre, prendo decisioni fondamentali nella mia vita, cerco di non sbronzarmi più di tanto, e poi mi viene il mal di pancia. Naturale. L'altro giorno, per completare un perfetto trittico di giorni all'insegna della sbarbataggine, i miei occhi hanno deciso di prendersi un ottimo colpo d'aria e dare definitiva forfait. In pratica andavo in giro per Udine con un paio di occhiali da sole gentilmente concessimi da Marika, incapace di vedere al di là del mio naso (seppur piuttosto piccolo in dimensioni), chiedendomi quando sarebbe arrivato il momento in cui avrei attraversato una strada e una macchina mi avrebbe presa sotto. Nel frattempo ero al telefono con mia madre e le dichiaravo solennemente  (naturalmente dopo aver fatto la piaga per almeno venti minuti sulle mie pessime condizioni di salute all'apparato lacrimale) che non avrei dato esami a settembre. Cosa che non solo si sarebbe rivelata impossibile da un punto di vista mentale, ma anche da un punto di vista pratico. Ovviamente la mia felicità di avere altre due settimane di scazzo deliberato prima dell'inizio dei corsi è stata abbattuta da due sorprendenti e disarmanti notizie: 1) la mia amica tutor Maria Letizia (che non è la tutor del CEPU, anche se forse ne avrei bisogno) mi ha annunciato che devo sbobinare due interviste entro metà di questa settimana, incombenza fastidiosa, nauseante e pressochè inutile, infatti la delega a me; il tutto perchè dobbiamo partecipare a un concorso sulla fotografia che scade a gennaio e "gennaio è dietro l'angolo", parole sue, quindi devo muovermi; 2) l'architetto per cui sottopagata lavoro mi ha chiamata per dirmi che ha del materiale su cui farmi lavorare, notizia ottima dal punto di vista finanziario (anche se paga un rosso e un nero, comunque paga), ma deleteria dal momento che giovedì inizia il Friuli Doc e quindi non so quanto potrò essere attiva, anche considerando che ultimamente non sono attiva nemmeno da sobria.

Da sottolineare, comunque, una notizia parecchio buona. La ginecologa si è dichiarata sconfitta e ha chiamato a casa dei miei per sapere dove straminchia fossi finita e, soprattutto, se ero ancora viva. Mia mamma ha risposto dicendo che ero in vacanza alle Hawaii e che avrei richiamato quando fossi tornata, anche perchè non avevo ancora fatto le analisi e quindi una visita sarebbe stata inutile e superflua. Maledetta lei e il suo forcipe (la ginecologa, non mia madre). Tanto più che pare che pure mamma si sia accorta della discreta incopetenza del soggetto, o quantomeno della sua spavalda spavalderia nel dichiarare che è la luminare europea del muscolo pelvico. Secondo la mia ginecologa, infatti, i problemi di ogni donna derivano dalla contrazione di quest'ultimo, un fenomeno che accade praticamente nel 75 percento delle donne e quindi, se fossi in lei, inizierei a considerare il mio concetto di "normalità della condizione del muscolo pelvico". Le ultime nuove riguardano infatti la presunta contrazione sia di mia sorella che di mia zia paterna (siamo state tutte date in pasto alla medesima dottoressa, da mia madre, l'unica della famiglia ad essere "rilassata"), che sono state quindi gentilmente invitate dalla dotta donna a sottoporsi a un ciclo di sedute psicologiche e di fisioterapia della patata.  Una cosa veramente piacevole, che credo possa piacere solo a Ivana, che quando ai tempi venne a conoscenza della cosa, esordì con un fine "almeno ti fanno godere gratis!". Grazie Ivana delle tue solite uscite piene di buon gusto (e non Buon Gusto l'alcool, magari).

Un ultimo paragrafo per concludere questo inutile quanto delirante post. La vita nel nuovo appartamento scorre ormai priva di scorie da due settimane. Considerando che Pierino si è visto in totale due giorni su quindici, possiamo dire che gli unici abitanti della fattoria siano per ora me medisima Fulvia, Simone e Moba. Nonostante questo abbiamo già raggiunto discreti livelli di fallimento, facendoci recapitare una lettera di lamentele dei vicini (che occupava tutto un A4, naturalmente è stata fieremente appiccicata al frigorifero), allagando le camere dove avevamo lasciato le finestre aperte il giorno della bufera, rompendo già discreti metri quadri di intonaco cercando di appicciarci dei chiodi, finendo discrete quantità di alcool in tempi piuttosto dignitosi, cadendo già due volte dalle scale (io) e lasciando che innumerevoli cavallette giganti si impossessassero di interi lotti di casa suscitando la mia disapprovazione e disgusto. Ciò che mi perplime maggiormente, comunque, è il fatto che in due settimane ancora nessuno si sia preso la briga di dare una pulita generale al tutto, che comunque sta mantenendo un discreto livello di igiene dal momento che abbiamo deciso che vige la regola "dove si sporca si pulisce tutto" (il che è reso possibile dal posizionamento di strategiche spugnette praticamente in ogni angolo della casa). In realtà aspettiamo la gente che ospiteremo per il FRiuli Doc, che si sdebiterà regalandoci una repulitio generale della casa intera. Grazie in anticipo.

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sabato, 10 maggio 2008

chi non ci prova con ivana...

Fulvia sta guardando il telegiornale mangiando la sua insalatina, di fianco a lei Ivana. La nana. Quella sottospecie di sottoprodotto culturale ed estetico che non mi ha neanche invitata fuori a cena quando ha finito gli esami. Ce l’avete presente no?
GIORNALISTA: “Ed ora passiamo al caso del famoso cardiochirurgo infantile Cipelo Ciapelo (non mi ricordo come si chiama)…”
IVANA: “Bah, io non ci credo niente a sta roba.” (che è lo stesso commento che ha fatto mia madre quando a pranzo hanno mandato lo stesso servizio. Momenti di preoccupazione per la salute mentale di mia madre, che stia diventando come Ivana? O peggio, che LO SIA GIA’? Naaaaaaaaaa…)
FULVIA: “Boh. Infondo non si può mai dire…se ha salvato tanti bambini e fatto tanta ricerca alla fine non è che non POSSA avere materiale pedopornografico sul telefono. O che non abbia cercato di fare soldi. Voglio dire, una persona non può essere tutta buona o tutta cattiva…prendi me. Sono una ragazza seria, corretta e del tutto eterosessuale ma ieri sera ho girato quattro limoni ad una mia amica davanti a circa cinque persone, di cui quattro maschi, mai visti. E non è che avessi tutta sta necessità di limonare o che. E con ciò? Non toglie che rimango una ragazza seria corretta e del tutto eterosessuale.” (naturalmente non le ho detto tutto questo, mi sono limitata al “Boh”)
IVANA: “No no…mi par la storia del mio ginecologo di Palemmo. Un luminare bravissimo super primario capo generale professore universitario (e chi più ne ha più ne metta) che è stato accusato di abusi su una paziente. Adesso fa il medico generico e dopo esercita anche il suo mestiere ma in sede privata e molto meno di prima. L’hanno rovinato.”
FULVIA: “Fico. Ma era vero?”
IVANA: “Ma no eh…io ci andavo da questo e ok, faceva la battutina, tipo ‘Eh, ma qua non si tromba? Dovete darvi da fare ragazze!’ e poi salutava tutte le pazienti con ‘Ciao amore come stai? Il mio tesoro!”. Bravissimo nel suo lavoro: a me ha curato il ciclo irregolare, la candida, la verruca (ma quante cazzo di malattie ha avuto?). Sai quante volte siamo rimasti da soli nel suo studio? Tantissime! (ce credo, avevi la collezione completa di malattie all’apparato genitale e ormai ti eri fatta l’abbonamento da lui) Eppure non ci ha mai, dico mai, provato. E ne avrebbe avuto mille occasioni.”
FULVIA: “…”
IVANA: “Eh! Minghia!”

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lunedì, 14 aprile 2008

Ha ragione la Santanchè!

Uscire con me da sempre ed indubbiamente grandi soddisfazioni, soprattutto perchè una serata fatta di cinema e pina colada (una sola!) può magicamente trasformarsi nello show comico della settimana (passata o a venire non c'è problema). ieri sera, prese dalla depressione post-elezioni, Fulvia e Jun hanno deciso di intraprendere la via del diverimento legale, concedendosi un George Clooney e una Renèe Zellwegger al Cinecity e un successivo cocktail al matilde (ore 00:35), dove non c'era nessuno a parte loro due e i camerieri (e tredici euro in più in cassa quando se ne sono andate, LADRI!). la serata era propizia alle confidenze, così le nostre due eroine si sono ritrovate a blaterare sempre delle solite cose almeno per mezzora chiuse nella punto nera di Jun, che essendo la maggiore apportatrice di confidenze e lamentele, è pure giusto che ci metta la location.
ore 02:15 arrivate ad alcuna conclusione a cui si era giunti già nove mesi fa, almeno da parte mia (ovvero: il fattone ha le sue priorità e Jun non può farci niente, sta a lei decidere se accettare di rimanere una priorità secondaria oabbandonare del tutto l'amo), Jun e Fulvia decidono di dirigersi a Lettolandia, per riflettere sui fatti delle reciproche vite. E invece no! il fato ha preparato per loro una sorpresa di quelle grandi davvero (e dire che sono già passate tre settimane da Pasqua!). davanti al portone del condominio di Fulvia, un'audi nera parcheggiata senza segni di vita è attorniata da un capanello di strane persone che si muovono come i Sims quando scoppia un incendio. Appena Jun si ferma una donna con il cappotto bianco e i capelli biondi si avvicina alla Punto con aria semidisperata.
FULVIA: "Tira tira giù il finestrino. Apri apri, hanno bisogno di aiuto!"
JUN: "ho capito ho capito"
DONNA BIONDA: "Scuzate, non è che avrezte gazolio perrr cazo?"
JUN: "eh, veramente no, ma che è successo?"
In quella dall'Audi esce il rumeno quello che sta al quinto piano e lavora al Contarena, insieme alla sorella (Andreea, quella strafiga da paura con i capelli biondi lunghi e vaporosi), con cui abita. Naturalmente dalla macchina esce pure la sorella, stratirata e con un'aria scocciata, la tipica aria: cazzo stanno facendo questi rincoglioniti, io mi sono messa figa e voglio andare a ballare.
RUMENO: "ehi, ma io ti conosco!" seguono grandi salutoni a Fulvia.
RUMENO: "allora signorina, le pare l'ora di tornare a casa?" rompicazzo.
Morale della favola: Fulvia e Jun caricano una tanica e il rumeno a bordo, per portarlo al primo distributore self service e fare rifornimento di gasolio perchè, come ci tiene a spiegare Luciano (il rumeno. che qualcuno dovrebbe spiegarmi come si fa un rumeno a chiamare Luciano), il ceco ("non ceco nel senso di ceco, guidava lui! della repubblica ceca, dico!) si era sbagliato e aveva messo benzina invece che gasolio nella macchina a gasolio. La macchina era andata a aventi per un po' e poi PUFF, si era fermata. STRANO, CAZZO!
ore 02:45 Tornati in condominio Jun sale nell'appartamento di Fulvia a farsi un Beilis e a guardare un due foto sul computer (che sono sempre quelle), oltre che a commentare come adesso si spiega il motivo per cui in Romania abbiano le macchine scatafasciate: se continuano a trattarle così! Naturalmente mezzora dopo i rumeni dell'Audi erano ancora lì. e soprattutto c'era ancora Andreea, poverina, ad aspettare con aria sempre più incazzata.

In certi momenti mi verrebbe voglia di dare ragione a Jun quando mi scrive:
ire 03:15 "Ha ragione la Santanchè: ROM FUORI!"

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venerdì, 11 aprile 2008

scrobbling

Anche se ieri sera  sapevo benissimo che appena sarei entrata in appartamento mi sarei ritrovata completamente al buio, non mi dispiaceva pensarlo. Non mi dispiaceva pensare che avrei accesso mille candele in salotto, sperando che la presa vicino al telefono fosse una di quelle indenni (già, perchè la luce è andata via, ma alcune prese vanno - miracolosamente, spettralmente e fortuitamente) e di poterla così usare per attaccarci il computer, completamente scarico. Non mi dispiaceva guardarmi camminare per i corridoi di quella che ormai è diventata "la casa della nonna", inseguita dalla mia ombra stampata sul muro dalla luce del candelabro. Come una rediviva Jane Eyre, o Elizabeth Bennet. Salendo in ascensore, caricata del mondo (borsa con cinque quaderni, borsa del computer con la carcasse del computer stesso dentro, tre libri arrivati freschi freschi da Bol giusto nel pomeriggio), i capelli raccolti di nuovo, per la prima volta quest'anno, pensando a quanto cazzo sono indietro all'università, alla nullafacenza, al modo più veloce per guadagnare soldi continuando a fare quello che mi riesce meglio (sparare stronzate e fare la consulente dello shopping) - ridevo. Ridevo e basta. Mi guardavo allo specchio e ridevo, in quel modo serio ed entusiasta che ha Catherine in Jules e Jim. Una volta in appartamento ho sbattuto contro i muri cinque volte prima di trovare le candele (il cellulare, morto anche lui, non poteva neanche farmi luce), bestemmiando mentalmente Dio e la Madonna e pure Tiziana (maledetta a lei con la presa che funziona vicino al suo comodino), perchè lo so che non si fa,  ma in certe situazioni il massimo che si può richiedere è che non si faccia  A VOCE ALTA. Dopodichè ho iniziato a girare tutte le spine per controllare quali funzionavano, mentre Tiziana parlava a voce inusitatamente alta al telefono, nel terrazzino della cucina, rendendomi involontariamente partecipe delle sue ultime vicendo ammmmorose con il ventunenne Paolo, anche detto da Ivana "il bimbo" (la Tiz ha ventisei anni) e da lei per nulla approvato. Se non fosse che per colpa di questo Paolo Tiziana adesso mi torna a casa il lunedì invece che il martedì, io la appoggerei in pieno. Ho chiamato Iris, io dislessica per il nervoso e per la contentezza. Contentezza di cosa? Di una giornata iniziata a mezzogiorno e mezza, una giornata in cui ho preso più pioggia di quanta non ne avessi presa durante tutto l'inverno, di una giornata passata a disegnare ferri in aula cad all'università, di una giornata che alla fine mi ha dato tre spritz, nessuna cena seria (come ormai è abitudine) e del fumo di quello buono, come non ne fumavo dai tempi belli sul davanzale del bagno della Domus. Alla fine di certe giornate, alle due di notte, circondata in sala da dieci lumini da cimitero, cercando di impaginare due tavole per oggi, consapevole che alla fine, oggi, avrei fatto solo una revisione (delle due che avrei dovuto fare), alla fine di certe giornate esegui un brain storming con te stessa, scrobblando tutte le ore da quando ti sei svegliata fino a quel momento e tra tutto ti rimane certamente IL momento per eccellenza, quello per cui quel giorno è stato degno di essere iniziato a finito. E il mio momento di ieri è stato un abbraccio di entusiasmo davanti alle porte chiuse di un ascensore.

Postato da LaFulvia alle 11:36
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sabato, 23 febbraio 2008

sul pianeta Parapalla

Fulvia, in pausa caffè dopo tre ore e mezza di restauro, mette su "Il flauto magico" di Mozart per rilassarsi un pochino. Aria della regina della notte. Oh, adoVo.
Ivana passa fuori dal salotto in mutande e reggiseno con una strana andatura protesa in avanti, si ferma, si gira, mi fa: "Cincillà cincillà! Oh, ma tu sei malata, ma malata malata eh. Vero Tiziana che non sta bene?"
Tiziana, che è da tre giorni che deambula per l'appartamento aspettando gli appuntamenti giornalieri di Fox e stupendosi per ogni cosa (ma perchè cazzo non se n'è andata a casa questo week end?), arriva svolazzando in soggiorno: "Ah eh ah ah, cos'è? cos'è?"
A volte mi sembra di essere di vivere sul pianeta Parapalla. O meglio, Parapalle.

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sabato, 22 dicembre 2007

l'amore ai tempi di Ivana

Ivana dice che a trent’anni non ci si può più innamorare. Che si è più razionali e che si guardano un sacco di cose che a vent’anni non passano in secondo piano, semplicemente non passano. Che una volta lei non si preoccupava della professione, del grado di cultura, del fatto che uno fosse incasinato o meno a livello familiare. Io aggiungo: che si drogasse, che fosse un mezzo alcolizzato, che avesse problemi a livello psichico. Che si vestisse male, che non avesse una lira e che venisse da una famiglia di delinquenti. Adesso invece lei guarda tutte queste cose e si preoccupa di presentare ai genitori nel suo paesello siciliano un finanziere che ha al massimo la terza media. L’anno scorso quando ha detto a sua madre che era uscita con un militare, quella si era messa a piangere. Quindi, come si fa ad innamorarsi.
Ivana: eh no, carina, l’amore a trent’anni non può più esistere. Io ne sono la prova vivente.
Considerato che più che “la prova vivente” lei mi sembra “la prova deambulante in pigiama”, perché vivere come vive lei non si può dire “vivere”, ma a parte questo.
Fulvia: e tutti i film romantici di Hollywood?
Ivana: sono film.
No, non ci credo. Okay, i film sono film, ma non può venirmi a dire che a trent’anni non ci si riesce più a innamorare. Tiziana le dà metà man forte, credo perché di fondo non se la sente di darle contro, o meglio, ha capito come è fatta e non le va di sforzarsi. Anche a ragione, peraltro.
Tiziana: beh anche io una volta ero meno razionale…però, Iv, che proprio non esista…
Ivana: credetemi, non ci si innamora più.
Io penso che continuerò a innamorarmi fino a quando non deciderò di suicidarmi. E poi cazzo di discorsi sono, se non si innamora è perché non trova qualcuno che le piace veramente. Anche se lei è piena di uomini, dato che è una donna “piacente” (Ivana: ah, Fulvì, io piaccio, ch’aggio a facce), il mio nano di corte con la verruca nelle mutande. Lei piace, ch’aggia fa’? Piace al capostazione di Casarsa, siciliano pure lui, che le porta i fichi d’india e le fa le dichiarazioni davanti ai binari. Piace all’odontotecnico trentanovenne separato di nome Gianni, con cui è uscita una volta e mai più. Piace al finanziere con la terza media che la porta a vedere tutti quei film di alto livello culturale che piacciono tanto a lei, Natale in crociera, Una moglie bellissima e consimili. Piace allo slovena ventisettenne appena laureato, di nome Primoje, che però è una palla assurda e quando viene qua in appartamento e gli si offre un tè vuole il MIO infuso ai frutti di bosco (ma vada a cagare). Piace ad Alberto di Torino, l’uomo potente di quarant’anni che vive tra Dubai, Londra e Los Angeles, gira con una moto come il Dottor House e incontra Ivana nelle suite dell’Astoria, dove però non scopano neanche a morire. Piace al suo compagno di corso di Campobasso che ha la morosa ma le fa continue proposte di matrimonio. Piaceva ad Alberto di Udine, l’uomo impegnato con una figlia a carico e che la ospitava a casa il venerdì notte (sant’uomo che mi liberava dal nano almeno una notte a settimana) e a cui Ivana si presentava con uno dei suoi supersexy completino di Yamamay (che è un palindromo) sotto il pigiama di flanella che non lavava da una settimana. Però lei non si è mai più innamorata da quando ha mollato Giuseppe, il suo ex con cui è stata per tre anni fino a quattro anni fa, che la tradiva da un tempo indeterminato con una certa Valentina (tradimento di cui le è venuta a conoscenza a causa della babbaggine del suddetto Giuseppe, che ha mandato a Ivana un messaggio per Valentina). Tutti uomini molto belli. Ma che non le fanno sangue.
Sinceramente mi pare un po’ difficile credere che Ivana abbia tutti questi spasimanti, ma non metto in dubbio la sua parola, almeno, non ad alta voce.
Fulvia: l’amore arriva all’improvviso, non puoi mica deciderlo prima.
Ivana: no no.
Mi sembra Jun quando diceva che non avrebbe mai potuto uscire con un fattone.
Fulvia: e ti innamorerai e starai male e vorrai solo lui, con tutti i suoi difetti e proprio per i suoi difetti e sarai così fissata con lui che non riuscirai a vederti insieme a nessun altro. A parte qualche figo che passa per strada e che ti faresti volentieri, ma quello è un altro discorso.
Ivana: come sei tenera…si vede che sei cccccciovane.

Postato da LaFulvia alle 20:01
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venerdì, 14 dicembre 2007

le perle di saggezza dell'appartamento 1

Ivana: cazzu è sto burdello in corridoio? (riferendosi alle scarpe mie e di tiziana fuori dalla porta della stanza)
Tiziana: eh, mica possiamo portare le scarpe dentro, no?
Ivana: eeeeeeeh, sarà meglio averle in corridoio che sembra tutto nu purcile sembra. Su su, dentro dentro, non voglio sto casinò.
Tiziana: ma scusa, metti che per strada pesto lo sputo di un nero turbercolotico, guarda che porto i germi i dentro camera. Guarda che mi attacco la tubercolosi sai. Guarda che non bisogna scherzare con la tubercolosi eh.
Fulvia: (mentre, dopo aver provato un nuovo trucco visto su Glamour, gira per casa, secondo le parole di Ivana, come una puttana che ha appena scopato, le è colato il trucco e le hanno pure tirato un pugno) un NERO TUBERCOLOTICO?
Tiziana: eh.
Ivana: guarda che sei xenoNOfoba sai?
Tiziana: non è vero, si tratta di igiene. (tiziana è quella che le fa schifo passare l’aspirapolvere perché dopo la polvere si solleva e non è igienico)
Ivana: uh, capisti te. Quando andavamo all’asilo io e i miei amichetti prendevamo le gomme schiacciate per terra e sotto i banchi e le rimasticavamo.
Tiziana e fulvia: MA CHE SCHIFO.
Ivana: beh, ma eravamo bambini. Le mettevamo in bocca e gnam gnam. Non erano male eh. E poi, mica ,m’è successo niente, sono ancora qui.
(Sì, ma COME SEI RIDOTTA?)
Fulvia: Pure io da piccola mi sono mangiata il CIF. Almeno era un disinfettante però.

Postato da LaFulvia alle 08:46
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Questo è il secondo blog di Fulvia Sperelli, che prima non si chiamava così, ma adesso sì, perchè vuole mantenere l'anonimato, ma non ce la farà per molto.
E anche se il titolo non viene fuori tranne che sulla barretta in alto, il titolo di questa pagina web è CECI N'EST PAS UN BLOG.
Have enjoy.

Questa è Fulvia

» mi piaci, ah ah
» una simil-vita
» Fulvia la solitaria senza brillante

Fulvia abita una società composta da

» rasputin
» la zecca
» le cose che mi hanno insegnato

Fulvia's love affairs

» quello che manca
» l'ammore questo folle sentimento
» cinica romantica
» la rabbia sobbalza

inutili oggetti del desiderio di Fulvia

» Accendini e braccialetti
» shopping e matrimoni

Fulvia in occasioni particolari

» il natale di fulvia
» la festa della donna

I vizi di Fulvia: l'alcool

» un'equazione sul negroni
» autolesionismo etilico

I vizi di Fulvia: le droghe

I vizi di Fulvia: il cibo

I vizi di Fulvia: il sesso

» io sono alle seychelles

I vizi di Fulvia: il lavoro

» mi licenzio dal bar
» obiettivo: fallire
» ghost writing

I vizi di Fulvia: il denaro

» come buttare via i soldi 1

Le mirabolanti avventure di Ivana la pechinese

» gli esami di ivana 1
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